|
Tama Kiyohara. Dipinti e documenti
![]() La fruizione del nostro patrimonio culturale nasce a partire dalle piccole iniziative che ognuno di noi, operatori del settore, nel nostro piccolo riesce a fare. Ma è proprio da queste piccole iniziative che possono nascere momenti di vera scoperta o ri-scoperta del nostro stupendo e affascinante patrimonio, vere perle della nostra Italia. E’ ciò che è accaduto tra la Soprintendenza archivistica per la Sicilia e l’Istituto statale d’arte di Palermo “Vincenzo Ragusa, Tama Kiyohara”. L’incontro e la conoscenza tra le due istituzioni cittadine sono frutto di uno dei tanti progetti ministeriali che hanno come fine precipuo quello, appunto, del rilancio dell’offerta culturale.
Nel 2009 la Soprintendenza archivistica ha intrapreso il censimento dell’archivio scolastico dell’Istituto d’Arte; il censimento, era finalizzato all’acquisizione dei dati sulla tipologia della documentazione archivistica conservata nell’archivio scolastico ed all’inserimento degli stessi ai fini d’implementare ed arricchire quelli già presenti nel vasto patrimonio culturale globalizzato ed informatizzato qual è quello contenuto nel Sistema Informatizzato Unificato delle Soprintendenze Archivistiche meglio identificato con l’acronimo di SIUSA, la cui evoluzione (insieme al SIAS) sarà il SAN (Sistema Archivistico Nazionale ).
Il censimento non è stato, comunque, fine a sé stesso; esso, infatti, ha permesso alla Soprintendenza archivistica di esplorare il variegato e ricco patrimonio culturale di cui l’Istituto d’arte è detentore: un museo di ceramiche artistiche provenienti dalla Sicilia ma anche da varie parti d’Italia, arredi sacri, un bellissimo e pregevole arazzo, fotografie di fine ottocento e gli acquarelli della moglie del fondatore della scuola Vincenzo Ragusa, giunta in Sicilia dopo un lungo viaggio proveniente dal paese del Sol Levante, Tama Kiyohara.
La storia dell’Istituto è il pregevole frutto soprattutto del lavoro, della dedizione ma direi anche della tenacia senza fine dei suoi due cofondatori. Sì perché per quanto estranea alla cultura e alle tradizioni occidentali Tama seppe essere per Vincenzo Ragusa musa ispiratrice, presenza discreta ma concreta.
Di siffatta concretezza, frutto tangibile sono gli acquarelli che Tama ha dipinto prendendo a modello la splendida raccolta di oggetti che il marito aveva durante la sua vita collezionato e che a causa di tristi vicende professionali ed economiche successivamente dovette vendere, anche nel tentativo disperato di salvare il suo amato Istituto.
E’ dunque dalla fascinosa vita di Vincenzo Ragusa e della moglie Tama Kiyohara, dalla splendida raccolta di acquarelli conservata presso l’Istituto e dalla collezione di oggetti di Vincenzo Ragusa, oggi patrimonio del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” (fu lo stesso Pigorini all’epoca ad acquistare la pregiata raccolta intuendone tutto il valore artistico, storico e culturale della stessa), dalle tracce di memoria storica conservata tra le carte dell’archivio storico scolastico dell’Istituto palermitano, dell’ Archivio Centrale dello Stato, dell’archivio della Soprintendenza del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” che ha preso corpo la manifestazione che ha avuto luogo a Palermo nella Chiesa dei SS. Elena e Costantino, sede dell’archivio storico dell’Assemblea Regionale Siciliana, il 28 maggio u.s.
La manifestazione si è svolta in due momenti successivi: una tavola rotonda cui ha fatto seguito l’inaugurazione della mostra di acquarelli di Tama Kiyohara rimasta aperta al pubblico sino al 10 giugno.
La conferenza è stata preceduta dal saluto di benvenuto del dr. Caponnetti, responsabile dell’Archivio Storico dell’Assemblea Regionale Siciliana, a nome del Presidente dell’ARS, on. Francesco Cascio, e del Segretario Generale, dr. Tomasello, assenti per impegni istituzionali. Nel discorso di benvenuto il dr. Caponnetti ha voluto mettere in risalto come la presenza di culture eterogenee e la posizione al centro del Mediterraneo hanno reso la nostra splendida Isola la culla dell’accoglienza e dell’integrazione per eccellenza.
La conferenza ha visto alternarsi i seguenti relatori: il Dirigente scolastico, arch. prof. Carlo Monastra, la Soprintendente archivistica per la Sicilia, ad-interim, Maria Luisa Storchi, l’antropologa della Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma, Loretta Paderni, la dr.ssa Elena Montagno , della Soprintendenza Archivistica per la Sicilia di Palermo, il giornalista Aurelio Pes, l’arch. Vincenzo Crisafulli, già docente dell’Istituto statale d’arte di Palermo.
Infine, gli intervenuti e il pubblico presente si sono spostati al piano superiore dell’ex-Chiesa nella splendida cornice dell’Oratorio. Qui, tra volte affrescate e pavimentazione maiolicata, sono stati per la prima volta presentati ad un pubblico selezionato di intenditori, gli acquarelli della pittrice nippo-palermitana, splendidi e ancor più pregevoli se visti seguendo, così come del resto il percorso espositivo ideato e realizzato dall’arch. Crisafulli ci ha invitati a fare, la maturazione artistica di Tama che per tradizione culturale non conosceva affatto l’uso delle tecniche prospettiche, ma che nel corso degli anni aveva talmente affinato da rendere i suoi acquarelli quasi dei veri capolavori d’arte incisoria tanta la dovizia dei particolari in essi raffigurati.
A conclusione di questo breve resoconto vorrei ricordare, così come è emerso durante quasi tutti gli interventi, forse a farne un unico trait-d’union o di fil rouge narrativo-espositivo , la necessaria attenzione che andrebbe posta sempre di più verso il nostro patrimonio archivistico qualunque esso sia, da quello di un archivio scolastico a quello parlamentare, da quello di un grande artista o letterato a quello di un cittadino comune, in quanto gli archivi sono in sé, così come ha ricordato la dr.ssa Storchi nel suo intervento rievocando il grande archivista napoletano Riccardo Filangieri, espressione oltre che del singolo, dell’individuo in quanto tale , sono anche espressione di una collettività che in quell’epoca ha vissuto e per tanto nessun archivio può dirsi meno importante di un altro o più o meno valido di un altro. Così, come scriveva in una sua relazione conservata agli atti della Soprintendenza archivistica per la Sicilia, il grande archivista, prof. Carmelo Trasselli: “Un archivio è un giacimento di pepite d’oro o di diamanti, inutile finché rimane chiuso, tesoro inestimabile quando viene aperto allo studio. Negli studi storici moderni non vi è differenza di “grado di importanza” tra un registro relativo ai popolamenti di un comune di montagna e un diploma imperiale o una bolla papale, tra un documento cartaceo ed uno in pergamena, tra un registro di conti di una mezzadria e il contratto con un grande pittore fiammingo. Il grado di importanza risulterà, semmai, dal giudizio soggettivo degli studiosi e ciascuno di questi lo emetterà basandosi sulla propria preparazione tecnico-scientifica, sull’indole dei propri studi, sull’indirizzo delle proprie ricerche”. Chi opera all’interno del mondo degli archivi auspica continuamente che le sparse pepite di carta possano trovare sempre nel tempo amorevoli studiosi che le sappiano trasformare in tesori inestimabili. La valorizzazione e la fruizione del nostro patrimonio archivistico del resto passa anche da qui. |
|||