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Abruzzo: le vie dell'eccellenza. Artigiani e aziende abruzzesi nella storia della moda italiana
![]() Il Progetto “Archivi della Moda del ‘900”, attraverso il lavoro di ricerca e di censimento delle fonti presenti negli archivi di moda, sta portando alla luce mille e mille storie d’eccellenza, nate e sviluppate in ogni regione italiana, che sostanziano e vivificano quel patrimonio inestimabile e corale chiamato “Made in Italy”. La memoria dei saperi artigianali e creativi, delle tradizioni manifatturiere e dei processi di produzioni aziendali, è depositata e conservata negli archivi degli artigiani, delle aziende, delle case di moda che dal Dopoguerra sono state volano per la ripresa dell’economia e dello sviluppo socio-culturale del nostro Belpaese. E’ una memoria viva e pulsante che custodisce una vitalità tutta da scoprire: a contatto con la contemporaneità, come per combustione, ha il potere di rilasciare un’energia capace di incoraggiare la creatività e l’innovazione. Diventa quindi necessario scoprire, far emergere, valorizzare e, a tempo debito, rendere fruibile tali giacimenti, in un primo momento per innescare il processo di conoscenza e di promozione di saperi e di culture (organizzative, scientifiche, economiche-gestionali), poi per trasmettere le arti di bottega e creare atelier dove “inventare il futuro”. E’ la sfida fondante del Progetto “Archivi della Moda del ‘900”, nelle sue linee progettuali e attuative.
Dopo l’inaugurazione del Progetto, avvenuta a Firenze il 12 gennaio del 2009 nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, è proseguita sia l’opera di censimento sia l’attività di ideazione ed organizzazione di giornate di studio, frutto di una continua e rigorosa tessitura di relazioni per la costruzione di una rete di Istituzioni pubbliche e private.
Attraversando la Toscana e la Sicilia e poi facendo tappa a Bologna e a Roma, il Progetto è approdato a buon diritto in Abruzzo, precisamente a Penne, antica Città d’Arte in provincia di Pescara, che ha accolto, il 18 marzo 2010, i lavori del III° Seminario di Studi, alla scoperta delle vie dell'eccellenza scolpite nel tempo da artigiani e aziende abruzzesi. L’Abruzzo vanta difatti una tradizione sartoriale ben radicata e fiorente: Domenico Caraceni, Ciro Giuliano, Nazareno Fonticoli sono le punte di diamante della sartoria abruzzese che, nel mondo della moda maschile, è riuscita a mettere in discussione il primato del modello sartoriale inglese[1] e a conquistare uomini del jet set internazionale, indirizzandoli verso l’Italian style. Fulcro e radice di questa grande tradizione è la città di Penne che, come ha ricordato Lucio Marcotullio, Presidente delle Fondazioni ForModa e Nazareno Fonticoli, “apparteneva a quell’area di alta sartorialità, dal chietino al teramano, che D’Annunzio ammirava per i grandi maestri come Domenico Caraceni[2], che aveva creato negli anni ‘20 un’azienda con centinaia di sarti e sedi a Roma, a Milano e a Parigi”. Una vera e propria sartorial valley, in cui si è sviluppato nel tempo il più fecondo “genoma sartoriale”, come ha sottolineato il prof. Massimo Sargiacomo, che ha fortemente connotato la storia e lo sviluppo di questo territorio.
In questo territorio, nel 1959, nasce la Brioni Roman Style SpA. I padri fondatori della Brioni[3] furono Nazareno Fonticoli, nativo di Penne, e Gaetano Savini che nel 1945, insieme a una decina di valenti sarti, aprirono a Roma in Via Barberini una sartoria per uomo chiamata “Brioni”, dal nome delle isole istriane Brioni, meta in quegli anni del jet set internazionale. Il successo fu immediato e dilagante ma i due pionieri vollero andare oltre e puntare al “su misura” della tradizione sartoriale in una dimensione industriale: costruirono una fabbrica fuori dalle mura storiche di Penne. Dallo studio dei documenti ritrovati nell’archivio Brioni (sito a Penne e a Roma) e nell’archivio di Stato di Roma, e dall’analisi delle fonti orali, il prof. Massimo Sargiacomo ha delineato le relazioni tra contabilità e sartoria nella produzione Brioni dal 1945 al 1979, intrecciando i cambiamenti dei processi di lavorazione sartoriale, le trasformazioni socio-culturali e i sistemi di amministrazione. Dietro i dati numerici, rappresentazioni di cicli lavorativi e di andamenti economici, si individuano la grande osmosi intessuta con il territorio, in cui la tradizione sartoriale si stava dissipando, e la centralità delle persone che, lavorando, hanno costruito un presente e un futuro personale e collettivo. Oggi il “Made in Brioni” è curato da 400 Maestri Sarti e da un totale di circa 1.750 dipendenti; si registrano 220 passaggi di lavorazione e dalle 18 alle 22 ore per realizzare un abito, apponendo mediamente 6.000 punti per una giacca. Un marchio che vanta oggi 65 negozi in tutto il mondo, raggiungendo 200 milioni di fatturato all’anno.
“Penne e la Brioni – ha dichiarato il Presidente del Consiglio Regionale Nazario Pagano - sono un po’ come Maranello e la Ferrari: un esempio di grande intelligenza imprenditoriale legato allo sviluppo economico del territorio”. Il marchio Brioni diventa oggi uno strumento formidabile di marketing del territorio, coinvolto a gran titolo nella nascita del Polo dell’Alta Moda dell’Area Vestina, patto tra aziende, istituzioni (Regione Abruzzo, Provincia di Pescara, Confindustria), sindacati e Fondazioni per lo sviluppo e il rilancio dell’Alta Moda, costruendo una filiera di Piccole Medie Imprese nel settore del tessile abbigliamento. Il Polo – spiega il prof. Luigi Di Giosaffatte – si prefigge una caratterizzazione strategica del territorio, frenando il rischio in atto della perdita di alcuni mestieri e dello smantellamento dei più importanti asset della struttura economica e culturale del territorio abruzzese e del Paese, promuovendo nel settore un’attività di benchmarking.
La presenza nel territorio di una azienda come la Brioni, conosciuta in tutto il mondo, non può che essere un motivo di vanto e quindi “a questa realtà di eccellenza devono corrispondere servizi infrastrutturali di pari livello”, ha dichiarato Guerino Testa, Presidente della Provincia di Pescara, impegnandosi per la realizzazione degli stessi. Il Sindaco di Penne, Ezio Di Marcoberardino, nel ricordare la figura di Nazareno Fonticoli, fondatore della Brioni, ha inoltre riproposto l’importanza del nascente Museo della Moda maschile nella cittadina pennese. Progetti concreti per preservare e rilanciare il patrimonio e la cultura del “saper fare”. La formazione ha senza dubbio una funzione fondante in questo “programma di sviluppo”. Notevole è lo sforzo della Fondazione ForModa[4], incardinata nella Fondazione “Nazareno Fonticoli”[5] che, grazie alla Brioni e ad una rete di istituzioni, organizza e gestisce il Master di I livello in Economia e Gestione delle Imprese della Moda e la Scuola Sartoriale, rivolta a giovani di età inferiore ai 18 anni. Nazareno Fonticoli aveva imparato il mestiere di sarto andando a bottega dall’età di sei anni e – come ci ha raccontato la nipote, Antonella De Simone – “per ogni pantalone che creava, il papà regalava al sarto un pollo”; la Brioni dal 1985 forma i giovani nella scuola di sartoria interna alla Fondazione e dal 2007 prepara all’arte sartoriale anche i ragazzi del Royal College of Art di Londra[6]. Grazie ad un accordo che prevede la sponsorizzazione per tre anni del corso annuale Master of Arts in Fashion e Design per l’abbigliamento maschile, mette a disposizione i docenti della scuola sartoriale Fonticoli e offre agli studenti l’opportunità di incontrare personalmente i Maestri Sarti Brioni. Non è più quindi una questione di “polli”!
Nella ricostruzione della memoria della tradizione sartoriale, le testimonianze dei sarti acquistano un “notevole valore documentario”, andando a colmare le lacunosità della documentazione cartacea e polimaterica. Hanno narrato storie legate al loro mestiere di sartori Cesare Liberati di Ortona, Domenico Facciolini di Teramo e Pio Marinucci di Chieti, confermando che “la vera fonte dei sarti italiani è sicuramente l’Abruzzo”[7]. In ogni famiglia del centro storico dei numerosi paesini abruzzesi c’era un sarto che provvedeva al sostentamento della famiglia, viaggiando per il contado e andando a cercare i suoi clienti per realizzare gli abiti in cambio di generi alimentari; generalmente i maestri sarti erano molto gelosi dei loro segreti e l’apprendistato poteva durare 10-15 anni. Con la nascita della Brioni Roma Style e la conseguente richiesta di manodopera – racconta Angelo Petrucci, maestro sarto Brioni - tanti sarti abruzzesi emigrati in altri paesi tornano nella loro terra.
L’effervescenza dell’attività Brioni, che dura da più di un quinquennio, è certamente rintracciabile nell’archivio, composto dalla documentazione che va dal 1945 ai giorni nostri, conservata a Roma, in Via Barberini, e dell’archivio dell’azienda Brioni Roman Style, ubicato a Penne, che conserva documentazione cartacea e manufatti dal 1960 al 2008. Disegni, bozzetti, immagini fotografiche, dossier e diari di viaggio, riviste, Men’s Fashion Register, vero strumento di comunicazione d’impresa a partire dal 1959: questo e tanto altro è conservato nell’archivio di Via Barberini, che da settembre 2009 è “un archivio certificato” dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio, grazie alla notifica della “dichiarazione di interesse storico particolarmente importante[8]”. Nell’archivio aziendale sito a Penne – ci ha raccontato l’archivista Norma D’Ercole – sono annoverabili, come testimonianze di un processo organizzativo complesso, tipologie documentali che hanno valenza economica e sociale: libri del collegio sindacale, registri delle esportazioni, registri giornale, registri contabilità, libri paga. Sulla scia dell’archivio Brioni, la Soprintendente Archivistica per l’Abruzzo, dottoressa Maria Teresa Spinozzi, seguendo le linee d’intervento del Progetto Nazionale – presentate dalla dottoressa Isabella Orefice (Presidente ANAI) - ha lanciato il piano di ricerca delle fonti documentali sulla moda esplosa nel territorio abruzzese, confidando nella collaborazione di imprenditori e artigiani, associazioni di categoria, enti camerali, unione industriali, organismi economici. Ha inoltre posto l’accento nell’approccio con archivi privati (tali sono gli archivi d’impresa e della moda) sulle azioni della Soprintendenza condotte con cautela e discrezione, rilevando, ove sono presenti gli elementi, la validità culturale di un archivio, sempre nel rispetto “del delicato equilibrio tra le esigenze pubbliche di ricerca storica e quelle private della tutela della proprietà e della privacy”.
L’eccellenza della tradizione sartoriale, sistematizzata e capitalizzata dalla Brioni, intreccia altre tradizioni artigianali della terra d’Abruzzo. Capisaldi sono l’artigianato tessile che, tra l’800 e il ‘900, perde la sua caratteristica familiare per acquisire un carattere organizzato sul territorio e la realizzazione dell’abito tradizionale, forte simbolo di appartenenza geografica. Analizzando le relazioni che intercorrono tra il costume, l’ambiente e i suoi elementi - clima, altitudine, orografia, idrografia e vegetazione - il contesto economico e la cultura, Valentina Ferrari ha messo in luce i processi di lavorazione e i cambiamenti di fogge del costume tradizionale abruzzese che, inserito nel più ampio contesto mediterraneo (in particolare all’altra sponda dell’Adriatico), enfatizza alcune tipicità prettamente abruzzesi. Riscoprire e recuperare le antiche tecniche di lavorazione dell’artigianato tessile, potrebbe costituire un valore aggiunto alla produzione locale e alimentare un turismo consapevole, utilizzando procedure eco-sostenibili a basso impatto ambientale.
Vero esempio di conservazione del manufatto artigianale pienamente integrato nell’ambiente artistico contemporaneo, è inoltre l’arte della tessitura che si è sviluppata dal 1965 nel laboratorio artigianale dell’Arazzeria Pennese. Fondato da Fernando Di Nicola e Nicola Tonelli, docenti del locale Istituto d'arte "Mario dé Fiori" di Penne, il laboratorio collaborò - come ha illustrato Annalisa Massimi - con i maggiori artisti del XX secolo del calibro di Afro, Accatino, Avenati, Brindisi, Capogrossi, Conti. L’artista forniva il bozzetto che veniva ingrandito e realizzato in cartone secondo le dimensione dell’arazzo; dal cartone si ricavava il disegno tecnico-esecutivo che veniva realizzato alla lettera dalle tessitrici. Fondamentale era la scelta delle mazzette di lana sottilissima e di sfumature diverse, che spettava all’artista. Le opere creare dall’Arazzeria Pennese, che, a differenza di altre arazzerie che operano in Italia e in Europa, come quelle francesi o portoghesi, utilizzava la tecnica a basso liccio[9], hanno partecipato nel corso degli anni a convegni e mostre di livello nazionale e internazionale, meritandosi onorificenze e premi.
Altra tradizione di grande prestigio è la manifattura orafa[10]. Adriana Gandolfi, ricercatrice etnografica e studiosa di oreficeria tradizionale, ha tracciato con rigore e passione le linee direttrici dello sviluppo dell’arte orafa abruzzese, soffermandosi sulla necessità del recupero e della trasmissione dei saperi tradizionali, per combattere la forza del tempo che tende a erodere tutte le cose. La riscoperta della tradizione poi non corrisponde mai ad una riproduzione pura e semplice: è una re-invenzione dei repertori stilistici, di codici artistici che dai tessuti passano all’oreficeria, manufatto più duraturo nel tempo. I maestri orafi abruzzesi durante il ‘900 hanno trasformato, in un momento di depauperamento stilistico, l’accessorio del costume antico in modulo decorativo per riproporre un prodotto di qualità, dal forte carattere identitario, in continuo divenire nel tempo. Come è accaduto per la Brioni, il lavoro nelle botteghe degli orafi scannesi ha, ad esempio, prodotto un vero restyling e rivitalizzazione della presentosa[11], gioiello nuziale che con il tempo si arricchisce di contenuti simbolici e valenze apotropaiche. La ricerca nel campo dell’oreficeria e del costume tradizionale condotta dalla Gandolfi, continua quindi ad essere per i maestri orafi un grande stimolo per la creazione e l’innovazione, assimilando codici simbolici che parlano di un’identità culturale appartenente non solo alla terra d’Abruzzo, ma a tutto il Mediterraneo.
L’Abruzzo, territorio di periferia e crocevia di scambi, conferma quindi la possibilità – ha concluso Gianfranco Miscia (Presidente ANAI Abruzzo) - che un’operazione di “qualità”, fatta di eccellenze di artigiani e aziende, possa essere messa in campo e diventare così un modello di sviluppo per l’intero Paese.
Nata dalla cooperazione tra l’ANAI, la Soprintendenza Archivistica per l’Abruzzo, la Fondazione Nazareno Fonticoli, la Fondazione ForModa e la Brioni Roman Style S.p.A., la giornata di studi è stata una grande opportunità tanto per gli archivisti abruzzesi, quanto per l’intero territorio, coinvolgendo istituzioni locali, imprenditori e operatori del settore in un progetto culturale di grande prospettiva: conoscere e valorizzare la memoria della moda, del costume e dell’artigianato abruzzese attraverso la conoscenza e il recupero degli archivi storici della moda.
[L'articolo sarà pubblicato nel n. 6/2010 della rivista «I BENI CULTURALI - Tutela, valorizzazione, attività culturali, architettura contemporanea e bioarchitettura»,
[1] C. Giorgetti, E. Colarullo, La moda maschile dal 1600 al 1990, Firenze, Octavo, 1994, pp. 46-47
[2] G. Vergani, Sarti d'Abruzzo. Le botteghe di ieri e oggi protagoniste del vestire maschile, Milano, Skira 2004, pp. 13-28
[3] C. Giorgetti (a cura di), BRIONI. Cinquant’anni di stile nel mondo, Firenze, Octavo, 1996
[4] La Fondazione ForModa, fondata a Penne nel 2002 da partners pubblici e privati, è “un ente morale che ha lo scopo di promuovere e diffondere in Italia e all'estero la cultura ed il management delle imprese operanti nell'ambito della moda”. Presidente è il Cavaliere del lavoro Prof. Lucio Marcotullio Presidente è il Cavaliere del lavoro Prof. Lucio Marcotullio.
[5] La Fondazione “Nazareno Fonticoli”, nata a Penne 1998, è “fondata allo scopo di diffondere, con iniziative sociali e culturali, la formazione dei giovani per aiutarli ad inserirsi nel mondo del lavoro”.
[6] Il Royal College of Art di Londra è stato fondato nel 1837 come Government School of Design; soltanto nel 1896 si apre al mondo dell’arte e diventa Royal College of Art.
[7] P. Colombo, A. Cavalli, G. Lanotte (a cura di), Mestieri d'arte e made in Italy. Giacimenti culturali da riscoprire- Giacimenti culturali da riscoprire, Milano, Marsilio Editori, 2009
[8] Vedi “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”, Dlg. 42/2004; "Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione ai beni culturali", Dlg. 156/2006; “Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione ai beni culturali”, Dlg. 62/2008.
[10] A. Gandolfi, E. Mattiocco, Ori e Argenti d’Abruzzo dal Medioevo al XX secolo, Pescara, Carsa Edizioni, 1996
[11] A. Gandolfi, La presentosa. Un gioiello abruzzese fra tradizione e innovazione, Sambuceto (CH) Edizioni Poligrafica Mancini, 2007
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