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Supporti di conservazione ottici e magnetici per i documenti digitali

Maria Emanuela Marinelli

in n. 1/2006

Nei giorni dal 21 al 23 novembre 2005 l’Istituto di ricerca per il teatro musicale (I.R.TE.M.), http://www.irtem.it/ ha organizzato in collaborazione con il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro, http://www.cflr.beniculturali.it/, un Seminario ed un Convegno internazionale su “Gli attuali supporti di conservazione ottici e magnetici per i documenti digitali”, al quale hanno partecipato i maggiori esperti del settore italiani e stranieri.

Fin dal 1984, quando fu fondato da Paola Bernardi, Egisto Macchi, Carlo Marinelli ed Ennio Morricone, l’I.R.TE.M. ha sempre posto particolare attenzione allo studio ed all’analisi delle innovazioni tecnologiche in rapporto alla musica, dedicando a questo argomento una serie di convegni e seminari che hanno permesso uno scambio di esperienze e di informazioni  a livello internazionale, facendo dell’Istituto un punto di riferimento all’avanguardia nel settore.

Il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli Archivi di Stato, oltre ad essere l’istituto preposto agli studi sul restauro e la conservazione dei documenti, è il referente italiano per il Progetto TAPE, promosso dalla Comunità europea per la conservazione dell’audiovisivo, nel cui ambito il Centro ha organizzato, nel febbraio 2005, uno specifico Seminario dal titolo “Conservare e tutelare gli audiovisivi”.
Il Convegno è stato preceduto da un Seminario/Laboratorio, che si è svolto nella giornata di lunedì 21 novembre, con lo scopo di presentare a chi più direttamente si occupa di archivistica e di conservazione del patrimonio cartaceo ed audiovisivo una panoramica sulle questioni inerenti il deterioramento del supporto digitale e l’obsolescenza dei macchinari e dei programmi software. Il Seminario è stato tenuto da George Brock-Nannestad della Patent Tactics della Danimarca, uno dei maggiori esperti nel mondo di conservazione degli archivi sonori, Francesco La Camera, docente al Laboratorio LAM GAM dell’Università “La Sapienza” di Roma, Franco Liberati, del Dipartimento di informatica dell’Università “La Sapienza” e collaboratore del CFLR, e Maria Teresa Tanasi, responsabile del Servizio di riproduzione digitale del CFLR e docente presso la stessa Università. Brock-Nannestad ha incentrato la sua lezione, intitolata Fedeltà e fiducia – l’originale verso formati digitali, sui problemi della fedeltà e dell’autenticità dei documenti testuali, sonori e visivi. Si è soffermato sulla distinzione tra riproduzione analogica e riproduzione digitale ai fini della qualità del suono e della possibilità di conservazione a lungo termine. Ha inoltre parlato del concetto di autenticità dell’originale e delle copie, per quei casi di documenti prodotti in serie in ambiente digitale da una matrice unica, quali i CD. Francesco La Camera è intervenuto su I supporti magnetici per la conservazione dei documenti digitali: caratteristiche e principi di funzionamento. Dopo aver fatto una cronologia dell’apparizione e dell’utilizzo delle principali tipologie di nastri magnetici e di supporti ottici per la registrazione dei dati e delle loro caratteristiche strutturali, ha illustrato i problemi di deterioramento delle loro diverse componenti fisiche e chimiche, che spesso non sono ben conosciute, in quanto le ditte produttrici non le hanno mai rivelate. Questo comporta gravi conseguenze per gli interventi di conservazione ed eventuale restauro. Ha poi presentato una tabella indicante le differenze, a livelli di costi e benefici, delle possibili strategie di back-up dei dati, ed un test per determinare il livello di durata di un supporto misurando la persistenza del contenuto (coerenza dei dati), della struttura logica (coerenza dei dati e possibilità di lettura), della struttura fisica (coerenza dei dati, possibilità di lettura, integrità del supporto materiale). Maria Teresa Tanasi, parlando su I supporti ottici e magnetici per i documenti digitali: problemi di conservazione, ha approfondito l’argomento relativo alla composizione dei materiali costituenti i supporti, ribadendo che spesso non sono sufficientemente conosciuti. Ha illustrato come, e quali, diversi fattori ambientali influenzino la conservazione, indicando come, per assicurare una miglior e più lunga durata, sia necessario evitare le variazioni di temperatura, mantenere basse la temperatura e l’umidità relativa, controllare la qualità dell’aria. Infatti lo strato del supporto su cui si trovano i dati, in alluminio, è uno dei più delicati in quanto soggetto a facile ossidazione. Ha poi fatto una panoramica delle norme ISO più significative sull’argomento.
I supporti ottici e magnetici per la conservazione dei documenti digitali: problemi legati alla struttura logica il titolo della lezione di Franco Liberati, che, dopo aver ricordato alcune nozioni basilari riguardanti la rappresentazione dell’informazione, ha mostrato gli opportuni metodi per il rilevamento e la correzione degli errori digitali. Ha poi approfondito i metodi utilizzati per garantire la correttezza dei dati nelle memorie di massa (nastri magnetici, dischi magnetici e dischi ottici) e ha dato una panoramica di strategie per garantire l’autenticità e l’identificazione di provenienza di un documento digitale (watermarking). Ha poi brevemente affrontato le tematiche riguardanti la digital preservation (monitoraggio e back-up) e l’obsolescenza tecnico-informatica, parlando di emulazione, migrazione, incapsulamento.
Il Convegno internazionale si è aperto martedì 22 novembre con i saluti delle autorità. Gigliola Fioravanti, che ha presieduto la sessione della mattina,  ha illustrato l’attività del Centro di fotoriproduzione, che, tra l’altro, è impegnato nello studio delle tecniche per la conservazione della documentazione fotografica presente negli archivi e nelle biblioteche, ed è ampiamente coinvolto nella realizzazione del progetto europeo TAPE per la formazione di specialisti per la conservazione del patrimonio audiovisivo. Carlo Marinelli, presidente dell’I.R.TE.M., ha descritto brevemente le numerose attività dell’Istituto, che si dedica, tra l’altro, alla ricerca sulla conservazione del patrimonio musicale del XX secolo e del documento sonoro ed audiovisivo, ed allo studio sulla diffusione dell’opera lirica al di fuori dei teatri.
Jacqueline Von Arb, vice presidente della IASA e membro del Norwegian Institute of Recorded Sound, Stavanger, ha illustrato le “Linee guida per la produzione e la preservazione degli oggetti audiovisivi” pubblicate dalla IASA nell’agosto 2004 e certificate dall’UNESCO come “best practice” per la conservazione della memoria audiovisiva. Queste linee guida forniscono le modalità per il corretto trasferimento dei dati dal sistema analogico a quello digitale, illustrando le opportune soluzioni tecniche. Una delle raccomandazioni è quella di creare una copia digitale di sicurezza del documento sonoro prodotto analogicamente, per conservarla a lungo termine. Da questa possono essere tratte copie successive ad alto livello di qualità per la ricerca e a livelli minori per la diffusione. Xavier Sené, della Bibliothèque Nationale de France di Parigi, ha portato un Contributo allo studio dell’invecchiamento dei CD audio. Nonostante si ritenga che i supporti digitali abbiano una durata maggiore dei nastri magnetici, vi sono alcuni CD e DVD audio e video che, per difetti di fabbricazione, dopo poco tempo presentano gravi processi di deterioramento che ne pregiudicano l’utilizzo. E’ quindi necessario provvedere al più presto alla loro individuazione ed al recupero dei dati con il trasferimento su altro supporto. La Biblioteca Nazionale di Francia, che possiede un patrimonio di circa 200.000 CD e 10.000 DVD, ha intrapreso nel 2002 un piano di controllo attraverso la campionatura del materiale. Sono stati illustrate le problematiche tecniche e statistiche di tale progetto. Albrecht Haefner, della Suedwestrundfunk di Baden-Baden, nel suo intervento Ten years of training for audiovisual archivists: a critical review, ha compiuto un bilancio di dieci anni di attività per la formazione di archivisti audiovisivi in più di venti Paesi nel mondo, mettendone in rilievo i punti di debolezza ed evidenziandone la lontananza dagli standard ideali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.  Anche a causa dell’impatto delle nuove tecnologie, appaiono evidenti gravi carenze che rendono necessari rapidi interventi di aggiornamento formativo per gli archivisti audiovisivi, che devono essere maggiormente addestrati all’uso della tecnologia digitale. Fortunatamente il CCAAA (Coordinating Council of Audiovisual Archives Association), di cui sono membri le più importanti associazioni del settore (AMIA, FIAF, FIAT, IASA, IFLA, CIA e SEAPAVA), ha riconosciuto la necessità di un’azione concertata, e ha posto tale questione come prioritaria. L’intervento si è concluso con una serie di suggerimenti e proposte su come organizzare in futuro tale aggiornamento formativo. Giovanni Iacovitti (Laboratorio INFOCOM, Università “La Sapienza”) nel suo intervento La qualità nella registrazione digitale dei segnali audio e video, ha parlato dei problemi della compressione dei segnali. Attraverso l’applicazione di appositi algoritmi, i segnali audio e video vengono analizzati, sintetizzati e trasformati. La compressione si ha quando la sequenza di  numeri viene tradotta in numeri inferiori. Ciò comporta in generale una perdita di qualità, che viene accettata a priori, in quanto bilanciata da altri vantaggi, quali l’invarianza nel tempo, e la garanzia di un certo livello costante di qualità, anche se non la massima. Esiste la possibilità di compressione del segnale senza perdita di qualità, che viene utilizzata in campo medico, e per la creazione di copie di sicurezza o di master originali.
Nella sessione pomeridiana, presieduta da George Brock-Nannestad, Pekka Gronow, (Yleisradio), parlando su How to preserve a hundred years of Finish sounds, ha illustrato il patrimonio sonoro dell’Ente radiofonico finlandese, che comprende 300.000 incisioni e registrazioni commerciali prodotte dal 1901 fino ad oggi, fra cui dischi in gomma lacca e vinile, cassette e CD. Per quanto riguarda i programmi radiofonici, l’archivio della Yleisradio conserva dal 1935 le registrazioni di circa 400.000 programmi su vari supporti (dischi in gomma lacca, nastri analogici, DAT, CDR, files sonori) e dispone degli standard professionali necessari alla loro digitalizzazione. Infine, un terzo settore dell’archivio comprende 100.000 ore di registrazioni sonore per la ricerca su testimonianze linguistiche, musicali e di storia orale; le prime di esse erano su cilindri di cera, ma gran parte della collezione consiste oggi in nastri analogici. Il relatore ha poi esaminato i problemi legati alla conservazione di questo patrimonio, sia in relazione all’invecchiamento dei supporti e degli strumenti di ascolto, sia in relazione alla necessità di rendere disponibile il materiale agli studiosi senza compromettere l’integrità dei supporti originali. Naturalmente cilindri, dischi di gomma lacca e nastri sono da tempo in fase di deterioramento. I nastri magnetici di qualità professionale risalenti al periodo 1970-80 dureranno probabilmente per altri decenni ancora, ma si pone il problema della manutenzione dei magnetofoni necessari all’ascolto. I nastri DAT, pur recenti, hanno invece rivelato particolari problemi di conservazione, mentre si ritiene che il vinile possa conservarsi stabile per molti anni ancora. In ogni caso la digitalizzazione è la procedura standard per preservare le registrazioni analogiche. Le registrazioni vengono così trasformate in files su hard disc o tape robot, e protette con le normali misure di sicurezza riservate ai dati digitali. La digitalizzazione dei dati, che non riguarda la produzione più recente già in origine digitale, segue consolidate procedure standard.  Un cenno particolare è stato dedicato al progetto di digitalizzazione di tutti i dischi finlandesi a 78 giri, progetto a cui la Yleisradio si dedica in collaborazione con la Biblioteca Nazionale finlandese e all’Istituto finlandese per il suono registrato. La necessità di una digitalizzazione completa del patrimonio a 78 giri deriva non tanto dall’urgenza di preservare gli originali, la cui durata nel tempo non dà particolare preoccupazione, quanto dalla volontà di inventariare le registrazioni storiche e di renderle per quanto più possibile disponibili ad alcuni settori di utenza (in breve tempo ai giornalisti e ai ricercatori; in un secondo momento il largo pubblico, anche mediante internet, una volta superati alcuni problemi di copyright) e agli istituti finlandesi, nessuno dei quali dispone attualmente di una collezione completa dei dischi a 78 giri di origine nazionale. Il lavoro è in corso dal 1980; originariamente era stata impiegata la tecnologia DAT, ma successivamente le copie sono state direttamente salvate su hard disk. Il progetto giungerà a termine entro il 2010. Si prevede in futuro una riconversione del materiale storico su supporto ottico, che non sostituirà ma si affiancherà al lavoro presente. La digitalizzazione consente sia una produzione in larga scala impiegabile a fini commerciali, sia una maggiore sicurezza nella conservazione. In una prospettiva di lungo termine, si potrebbe considerare anche la possibilità di una cooperazione su scala europea, dato che nessun archivio o stazione radio europea dispone oggi di una collezione completa di registrazioni sonore.
Luciana Duranti, responsabile del Progetto InterPARES presso la British University of British Columbia, Vancouver, ha fornito una breve presentazione di quel settore del progetto relativo alla musica. La stessa musica per sempre: è possibile? o desiderabile? ha illustrato i risultati ottenuti nella ricerca condotta sulla conservazione a lungo termine della musica nata in forma digitale: sono stati presi in esame i comportamenti dei compositori di musica digitale, ed è stato presentato lo studio su un caso di musica interattiva. E’ stata inoltre illustrata la ricerca, svolta in collaborazione con le francesi INA e IRCAM, sulla conservazione di composizioni elettroacustiche. Tra i problemi segnalati dalla relatrice vi è la necessità di salvaguardare l’accuratezza e l’autenticità, e la conservazione di componenti digitali estremamente diverse ottenute con strumenti per lo più unici. E’ seguita la relazione di Robert Burnett, dell’Università di Karlstad, che ha parlato su Digital archives: from internet to IPOD. Guido Marinelli, responsabile del Laboratorio Nestor presso l’Università di Roma Tor Vergata, nel suo contributo Conservazione ed uso dei documenti digitali – sicurezza e privacy: quali correlazioni?, ha messo in evidenza alcuni problemi connessi alla conservazione permanente dei documenti digitali, rimarcando come rispetto a questioni complesse come la trattazione di tali documenti sia più che mai necessaria la compartecipazione di più punti di vista nella comprensione e nella soluzione dei problemi. I documenti digitali, in quanto opere d’autore (dai testi alla musica e all’opera visiva) devono essere adeguatamente controllati e protetti da falsificazioni e usi impropri e non autorizzati. Deve essere definito chi e con quale tecnologia possa copiare un “documento originale” e che valore abbia una copia così eseguita: si tratta di un nuovo originale o di una mera copia? Deve essere garantita nel tempo la permanenza degli originali digitali sia dal punto di vista della persistenza del supporto di memorizzazione che delle tecnologie per la lettura dell’originale stesso. Deve essere garantita adeguata sicurezza non solo per la conservazione degli originali, ma anche per le fasi d’uso dei documenti digitali, a tutela sia di chi li ha prodotti che di chi li utilizza, anche come elementi per la produzione di nuovi documenti. Devono infine essere valutati gli aspetti di sicurezza relativi ad un eventuale uso a pagamento dei documenti originali.
La giornata di mercoledì 23 novembre è stata dedicata alla tavola rotonda Conservazione ed utenza: gli archivi al servizio del pubblico di oggi e di domani, presieduta da Massimo Gentili Tedeschi, presidente della IALM, International Association of Music Libraries, Milano.  Alla tavola rotonda hanno partecipato Vincenzo Bartiromo (Media Matters Italy, Roma), Paolo Buonora (Archivio di Stato, Roma) Elettra Cappadozzi (Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, CNIPA, Roma), Gianni Celata (Distretto dell’audiovisivo e dell’ICT, Roma), Nicola Cona (RAI-Trade, Roma), Gigliola Fioravanti (Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro, Roma), Maurizio Lunghi (Fondazione “Rinascimento digitale”, Firenze), Maria Emanuela Marinelli (Soprintendenza archivistica per il Lazio, Roma), Luigi Oggianu ( Archivio storico Istituto Luce, Roma) e Massimo Pistacchi (Discoteca di Stato, Roma).
L’ampio e vivace dibattito si è incentrato sui temi relativi alla fruizione dei beni audiovisivi, per i quali l’aspetto commerciale non è da sottovalutare, per un pubblico il più vasto possibile. La conservazione a lungo termine deve essere garantita per consegnare agli utenti futuri questi beni, ma nel frattempo non bisogna dimenticare l’importanza della diffusione della loro conoscenza nella società. Infatti, solo ciò che viene conosciuto ed apprezzato potrà più facilmente essere conservato. In questa ottica è stata sottolineata l’importanza della cooperazione tra chi detiene i contenuti culturali e scientifici (archivi, biblioteche, istituti culturali) e chi  ha come proprio compito quello della diffusione, attraverso i più moderni canali. E’ stato anche sottolineata la necessità di creare momenti di incontro e di coordinamento per affrontare i problemi comuni. La produzione di documenti dei diversi generi, scritti, sonori, audiovisivi, fino a poco tempo fa si differenziava notevolmente per la tipologia del supporto. Attualmente invece si va verso una sempre più marcata uniformità dei supporti e delle tecnologie per la produzione dei documenti, rendendo trasversali i problemi e le soluzioni per la loro conservazione. 
 

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