Web Agency

"Censura teatrale e fascismo (1931-1944). La storia, l’archivio, l’inventario", a cura di Patrizia Ferrara

Pamela Maurizi

in n. 1/2006
Quest’opera di Patrizia Ferrara, articolata in due volumi, rappresenta un prezioso strumento di studio e di ricerca su uno degli aspetti più interessanti della storia della politica culturale italiana. Come opportunamente segnalato dalla curatrice nell’introduzione, l’intento di questo lavoro non è stato soltanto di elaborare e fornire un'inventario  quale ausilio alle ricerche degli studiosi, dei ricercatori o semplicemente degli appassionati di storia del teatro e dello spettacolo, ma anche quello di fare chiarezza, sotto il profilo storico-istituzionale, sulla pratica della censura teatrale sotto il regime e sul ruolo del censore nella  politica propagandistica e culturale del fascismo. I due volumi raccolgono i copioni delle opere degli autori di teatro, italiano e straniero, del Novecento, tra cui personaggi quali Fellini, Antonioni e De Sica, che dopo il fascismo abbandonarono il teatro per dedicarsi al cinema.
E’ presente inoltre un’abbondante documentazione sulla produzione teatrale radiofonica di quel periodo, composta prevalentemente da radiodrammi, interviste e commedie radiofoniche.
 I copioni, quasi sempre nella versione dattiloscritta, anche se non mancano esempi a stampa e manoscritti, sono stati riordinati per autore e sono accompagnati dalle indicazioni di richiesta del nulla-osta, dal genere di appartenenza, dall’indicazione dell’eventuale autorizzazione negata, ed altro ancora.
Patrizia Ferrara, esaminando ben 13.000 fascicoli del Minculpop, Servizio censura teatrale conservati presso l’Archivio centrale dello Stato, ha prodotto un inventario di pregio, arricchito dagli indispensabili indici dei nomi (con una minuziosa analisi degli pseudonimi), dei titoli delle opere e delle compagnie teatrali.
Quest’opera risulta molto interessante perché documenta il lavoro dell’Ufficio censura, guidato da Leopoldo Zurlo, che lesse e valutò i testi teatrali di quel periodo (circa 18.000 copioni) unendo le capacità professionali a quelle umane e culturali, che gli permisero di assolvere il proprio compito con estrema abilità, fedele al motto che bisognava lasciare all’autore l’impressione della libertà, lasciandogli dire quanto «non guasta o non peggiora l’animo degli spettatori».
Pregio artistico, decenza e morale erano i criteri adottati nella valutazione dei copioni, anche se non mancano i casi di testi censurati perché ‘irrispettosi’ delle regole grammaticali e della poetica.
Viene delineata così un’Italia ‘pudica’, rispettosa del fascismo e ligia alla morale cattolica, tanto da non ammettere parodie del Duce, battute, scurrilità e tutti quei termini che lo stesso Zurlo definiva ‘volgari’ (il verbo fregarsene veniva regolarmente sostituito con impiparsene).
Tuttavia, rispetto al teatro, un metro di giudizio molto più severo veniva adottato in ambito radiofonico, dal momento che la Radio abbracciava un pubblico molto più vasto ed eterogeneo, e non sempre gli ascoltatori «possono interpretare a dovere ciò che odono»; avrebbero potuto, infatti, a detta del censore, abbandonarsi alla fantasia, e fantasticare su una scena d’amore poteva diventare molto più peccaminoso che vederla direttamente in teatro.
Ma ciò che più colpisce di Zurlo è sicuramente l’aspetto pedagogico - come sottolinea la curatrice - che lo impegnò in una vera e propria riforma dell’idea del fare teatro, che doveva impregnarsi di quei valori capaci di elevare l’animo degli spettatori, comunicando messaggi educativi e confortanti.
Queste affinità tra Zurlo - di formazione politica e culturale liberale - e le linee programmatiche della politica culturale fascista portarono mutamenti nell’Ufficio censura, dal momento che molti autori iniziarono a rivolgersi al censore alla ricerca di quei suggerimenti che evitassero la revisione del loro lavoro e, al riguardo, sicuramente una delle innovazioni più importanti fu l’autorizzazione a fronte di una riscrittura del copione, totale o parziale, secondo le istruzioni fornite dal censore-pedagogo.
L’attività censoria di Zurlo terminò il 31 dicembre 1943, con il rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò; si concluse allora un servizio incentrato sul rinnovamento della produzione teatrale, di cui oggi, grazie al contributo della Ferrara, è possibile ricostruire l’evoluzione, dal momento che la curatrice, oltre alle opere dei grandi del teatro, ha rivolto un’attenzione particolare anche ai numerosi copioni scritti da tanti ‘dilettanti allo sbaraglio’, fornendo, a chi volesse, un input per una nuova ricerca sul costume e sulla società italiana sotto il fascismo.
 
Censura teatrale e fascismo (1931-1944). La storia, l’archivio, l’inventario, a cura di Patrizia Ferrara
Roma 2004, voll. 2 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti CLX)

Fondazione Ansaldo