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Il tirocinio formativo in Archivio: l’esperienza del Corso di Laurea in Beni Culturali dell’Università degli Studi di Cagliari
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1. Premessa: Il Corso di Laurea in Beni Culturali della Facoltà di Lettere di Cagliari
Il Corso di Studi (CdS) triennale in Beni Culturali dell’Università di Cagliari nasce nell’a.a. 2002-2003 da iniziative didattiche preesistenti: il CdS in Beni Archeologici e il CdS in Beni Storico Artistici, entrambi di durata triennale, attivati nella Facoltà di Lettere nell’a.a. 2000-2001 all’interno della Classe delle Lauree in Scienze dei Beni Culturali (XIII), con l’avvio della riforma sull’autonomia didattica degli Atenei. Nel 2002, i due anni di sperimentazione del nuovo modulo triennale avevano portato alla luce, in entrambi i Corsi, alcuni limiti formativi e didattici dovuti all’incertezza delle procedure da adottare, e quindi a suo tempo adottate, a motivo della ristrettezza dei tempi di preparazione dovuta alla necessità e alla volontà, manifestate da più parti, di far partire i nuovi corsi di laurea con un anno di anticipo rispetto agli altri CdS triennali, attivati nella Facoltà solamente nel successivo a.a. 2001-2002.
Queste motivazioni di base, unite all’oramai improcrastinabile esigenza di revisione di tutti i CdS della Facoltà di Lettere e Filosofia in termini di uniformità di procedure e di ampliamento degli obiettivi formativi, portavano nei mesi successivi alla costituzione, all’interno della Classe XIII, di tre Commissioni che, sulla base del DM 4 agosto 2000, procedevano ad una revisione globale dei preesistenti CdS in Beni Archeologici e Beni Storico Artistici e che, nel rispetto delle posizioni assunte in proposito dalla Facoltà, individuavano un’unica laurea triennale in Beni Culturali (con tre indirizzi: archeologico, storico-artistico, archivistico-bilioteconomico) e tre lauree specialistiche a continuazione dei tre indirizzi (Archeologia, Storia dell’Arte, Archivistica e Biblioteconomia).
Va posto in evidenza che il nuovo CdS in Beni Culturali veniva arricchito dell’ambito Archivistico-Biblioteconomico, presente per la prima volta nell’offerta formativa della Facoltà di Lettere e Filosofia.
Approvati dal CdF in data 12 febbraio 2003, il nuovo CdS di I livello in Beni Culturali (Classe XIII) e i tre CdS di II livello in Archeologia, Storia dell’Arte, Archivistica e Biblioteconomia, ottenevano il parere favorevole da parte del CUN, e la successiva approvazione per l’attivazione a partire dall’a.a. 2003-2004.
Il CdS triennale in Beni Culturali si inserisce entro la Classe XIII delle Lauree in Beni Culturali ed è direttamente collegato al corso biennale in Archeologia, istituito entro la Classe delle lauree specialistiche 2/S; al corso biennale in Storia dell’Arte, istituito entro la Classe delle lauree specialistiche 95/S; e al corso biennale in Archivistica e Biblioteconomia, istituito entro la Classe delle lauree specialistiche 5/S.
2. Gli Obiettivi formativi
Dai contatti con le parti interessate è emersa l’esigenza di individuare un obiettivo formativo comune per tutti i laureati in Beni Culturali, consistente nell’acquisizione di una solida preparazione culturale necessaria sia per un immediato ingresso nel mondo del lavoro, sia per la prosecuzione nel biennio che, per ciascuno dei tre percorsi, dovrà fornire competenze teoriche e applicate delle tematiche della gestione, della conservazione e del restauro del patrimonio storico-archeologico, artistico e archivistico-bibliografico, competenze indispensabili per chi dovrà operare nel mondo dei Beni Culturali, massimamente nell’ambito di Centri d’Arte e Monumentali, Musei, Archivi e Biblioteche.
3. Profili professionali
Il profilo professionale che nasce dall’impostazione curricolare basata su questi obiettivi corrisponde ad una figura che possegga una buona preparazione di base, adeguate conoscenze linguistiche e un’ampia gamma di competenze umanistiche e scientifiche nel settore dei Beni Culturali, con particolare riguardo al patrimonio archeologico, storico-artistico, archivistico-bibliografico, e con il supporto dei principali strumenti informatici.
Una figura, infine, che possa svolgere funzioni professionali di medio livello presso Istituzioni ed Enti pubblici e privati, quali le Sovrintendenze, i Musei, le Biblioteche, gli Archivi, le Cineteche, le Società e le organizzazioni del lavoro che richiedano simili competenze.
4. Attività formative
Nei tre anni di Corso, l’attività formativa organizzata dall’Università si articola in lezioni frontali e altre attività didattiche. L’impegno dello studente nel quadro delle attività organizzate dal Corso, consiste nella frequenza delle lezioni frontali relative agli insegnamenti, nella preparazione delle prove d’esame, nella frequenza dei laboratori, degli scavi, delle escursioni, dei viaggi di studio e delle altre attività didattiche integrative, nello svolgimento di un tirocinio, nella preparazione della prova finale e in altre attività liberamente scelte.
5. I crediti formativi
Dopo aver acquisito almeno 140 crediti (5 per ogni esame e 3 per ciascuno dei laboratori di lingue e di informatica), lo studente deve impegnarsi per almeno 225 ore (pari a 9 crediti) in attività di tirocinio formativo presso una struttura (Ente pubblico o Privato), con la quale l’Università di Cagliari ha stipulato o stipula apposita convenzione.
6. Il regolamento crediti
Il tirocinio, che nasce con la finalità di avvicinare i giovani al mondo del lavoro, deve essere svolto presso Enti esterni all'Università. Possono essere esonerati dallo svolgimento del tirocinio, dietro apposita e motivata richiesta, gli studenti che già svolgono un'attività lavorativa stabile. Essi devono, comunque, maturare i 9cfu in altre attività formative organizzate dal Corso.
L'attivazione di un tirocinio prevede la stipula di una convenzione tra il responsabile dell'Ente ospitante e l'Università (nella persona del presidente del Corso di Laurea, delegato a tal fine dal Rettore). Al tirocinante viene assegnato un compito da svolgere, per il quale è seguito da due tutori: uno designato dall'Ente, uno dall'Università (di regola un docente del Corso).
Prima di iniziare l'attività, il tirocinante deve far registrare il proprio nome nell'ufficio di Presidenza della Facoltà di Lettere e Filosofia, dove gli viene consegnata la documentazione utile per lo svolgimento del tirocinio, incluso il registro delle firme di presenza. Tale documentazione, debitamente compilata, sarà presentata alla Segreteria della Presidenza della Facoltà alla fine del tirocinio, per il riconoscimento dei crediti da parte del Consiglio di Classe.
7. Il tirocinio formativo in Archivio
Fatte queste opportune premesse, tese essenzialmente ad illustrare le motivazioni, le finalità e l’organizzazione di base del Corso di Laurea in Beni Culturali dell’Ateneo cagliaritano, ricordiamo che, nell’ambito delle convenzioni attivate con gli Enti pubblici per i tirocinanti dell’indirizzo Archivistico-Biblioteconomico, rientra, già a partire dall’a.a. 2004-2005, la realizzazione di un progetto teso al coinvolgimento diretto degli studenti nelle fasi di riordino e inventariazione di Serie archivistiche e/o di piccoli Fondi della Sezione Antica dell’Archivio Storico del Comune di Cagliari. Il progetto prevede, inoltre, che i risultati del lavoro svolto da ciascun tirocinante, opportunamente sintetizzati e, in taluni casi, approfonditi, venga poi utilizzato per la prova finale, ovvero per la realizzazione della tesi di Laurea di primo livello prevista alla conclusione del triennio.
8. Unità archivistiche individuate per la realizzazione del progetto:
All’interno della SEZIONE ANTICA dell’Archivio sono state individuate alcune serie di volumi, frutto soprattutto dell’attività della Consiglieria cittadina nel corso dei secoli XVI-XIX, così descritte nell’inventario ottocentesco del Lippi:
- nn. 39-52 anni 1578-1848 Deliberazioni del Consiglio Generale
- nn. 53-79 anni 1561-1848 Deliberazioni del Consiglio Particolare
Un tipo di documentazione, quindi, certamente adatta per caratteristiche formali, per tipologia e per contenuti, ad un approccio da parte di studenti di primo livello, ai quali, comunque, viene preventivamente fornita una bibliografia di base sul soggetto produttore (per la cui complessa evoluzione si rimanda alla sintesi riportata paragrafo 11), una scheda normalizzata per la registrazione (manuale e/o informatizzata) delle informazioni ed il costante supporto da parte dei due tutor assegnati.
9. Primi risultati
A due anni dall’attivazione dell’esperimento, possiamo affermare di aver ottenuto dei risultati certamente lusinghieri: attraverso10 tirocini (per un totale di 2.225 ore), sono stati schedati 15 volumi, per un totale di circa 4.000 deliberazioni degli anni 1618-1848.
Consiglio Generale 1618-1631, vol. 39*
Consiglio Generale 1632-1635, vol. 40*
Consiglio Generale 1632-1635, vol. 41
Consiglio Generale 1632-1635, vol. 42
Consiglio Generale 1632-1635, vol. 43
Consiglio Particolare, 1839, vol. 74/I
Consiglio Particolare, 1839 , vol. 74/II
Consiglio Particolare, 1840, vol. 75
Consiglio Particolare, 1841, vol. 76/I
Consiglio Particolare, 1841 , vol. 76/II
Consiglio Particolare, 1842, vol. 77/I
Consiglio Particolare, 1844, vol. 77/II
Consiglio Particolare, 1845, vol. 78/I
Consiglio Particolare, 1846 , vol. 78/II
Consiglio Particolare 1847-1848, vol. 79/1 (145 deliberazioni sino alla c. 36)
Le schede di ciascun volume, sulle quali ogni tirocinante predispone, poi, la propria tesi di Laurea di primo livello, alla fine del tirocinio vengono depositate presso l’istituto conservatore per una prima consultazione manuale. L’aggiornamento del data base consentirà, alla fine della schedatura di ogni serie, la predisposizione di un agile e completo strumento di corredo su supporto informatico che verrà depositato in Archivio per le esigenze dell’utenza.
10. Un esempio
Durante il lavoro di schedatura condotto sui volumi nn. 39 e 40 delle deliberazioni dei Consiglieri della città di Cagliari si è avuto modo di approfondire e studiare le tematiche relative alle competenze del Consiglio Generale inerenti, in particolare: la raccolta del grano, l’ospedale di S.Antonio, le fonti pubbliche, il rendimento della pesca, l’assistenza ai poveri e le elezioni della Quinzena, argomento, quest’ultimo, di grande interesse e del tutto sprovvisto di bibliografia di supporto, le cui uniche notizie sono state rilevate proprio dalla lettura delle deliberazioni. Ancora di un certo interesse e, per certi versi, più singolari le deliberazioni relative all’istituzione dell’Università di Cagliari, frutto di un lungo procedimento avviato nel 1542 in seno al Parlamento e concluso nel 1626 con l’effettivo inizio dei corsi accademici, grazie proprio al contributo del Consiglio civico che, ripetutamente, sollecitò il sovrano all’approvazione del progetto e, cosa ben più importante anche per quell’epoca, all’assunzione delle spese di funzionamento. Il Consiglio Generale di Cagliari continuò ad occuparsi degli atti riguardanti l’Ateneo anche dopo la sua nascita: rientrò infatti fra le sue competenze la concessione, il 5 dicembre 1633, di una borsa di studio richiesta da uno studente irlandese, Joan Chican Teobaldo trasferitosi a Cagliari per migliorare la propria preparazione nelle discipline dell’arte e della filosofia. La richiesta era motivata dallo stato di studente fuori sede (quasi una sorta di Erasmus), dalle scarse disponibilità finanziarie dovute ad una aggressione subita al suo arrivo in città (con conseguenti gravi ferite al viso) e, soprattutto dall’utilità dei suoi studi ai fini dell’evangelizzazione del territorio irlandese, fatto, questo, immensamente gradito al re di Spagna protettore della fede cattolica.
L’analisi e lo studio della documentazione ha poi portato ad alcune considerazioni sia di tipo archivistico che storico: nel volume n. 39, contenente gli atti del Consiglio generale degli anni 1628-1631, si riscontra una minore chiarezza nell’esposizione dei singoli assunti, determinata da una maggiore ampiezza degli atti dovuta alla trascrizione delle valutazioni di tutti i consiglieri presenti al momento della deliberazione. La scrittura è generalmente molto minuziosa, vengono annotate le sentenze più efficaci che saranno oggetto di valutazione da parte dei singoli consiglieri; nella parte finale degli atti sono, inoltre, registrati sia i nomi dei votanti, con la relativa analisi sul tema in questione, che degli astenuti. Il volume n. 40, relativo agli anni 1632-1635, ha, invece, una struttura molto differente: gli atti hanno una estensione minore, la loro strascrizione è meno precisa e puntuale. In genere sono presenti le considerazioni del Consigliere in capo e, talvolta, del Consigliere in seconda, e solamente le firme degli altri rappresentanti del Consiglio. Una diversità che non è casuale, ma è il riflesso della minore autonomia del Consiglio, condizionato nelle sue decisioni dall’autorità regia. I consiglieri evitano perciò di esporsi per non avere problemi col viceré, delegando il potere decisionale al solo Consigliere in capo. Si tratta solo di un esempio, cetamente uno spunto per un più competente studio di tipo documentale. Così come uno spunto può essere, ma stavolta per una più approfondita ricerca storica, il contenuto delle deliberazioni del volume 78, in particolare di quelle relative al passaggio al nuovo sistema metrico, o meglio “di pesi e misure” che, nell’autunno del 1845, costituì un problema costante per la necessità di ripetute rettifiche delle vecchie tariffe, per le continue richieste di chiarimenti, ma anche degli strumenti adeguati per il Nuovo ufficio di Pesatore e Misuratore da stabilirsi in Cagliari. |
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