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L’attività di formazione in ambito archivistico della Provincia Autonoma di Trento

Maurizio Gentilini

in nn. 2-3/2006

La Provincia Autonoma di Trento, in virtù delle competenza primaria in materia di tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare conferitegli dallo Statuto speciale di autonomia del 1972 e in base ad alcune disposizioni legislative in materia[1], nel corso degli ultimi due decenni ha organizzato una serie di iniziative di formazione nell’ambito dell’ordinamento degli archivi storici[2]. In particolare con la legge provinciale n. 11/1992, che ha regolato le funzioni della Provincia circa la vigilanza sugli archivi pubblici e privati dichiarati di notevole interesse storico, e con la recente legge n. 1/2003, che ha istituito la Soprintendenza provinciale per i Beni librari e archivistici, sono state previste iniziative di “aggiornamento del personale addetto agli archivi e degli operatori archivistici” (art. 32) e l’organizzazione di “corsi di archivistica, paleografia e diplomatica, secondo criteri e modalità definiti in apposito regolamento” (art. 33). A coloro che hanno frequentato con profitto detti corsi è rilasciato un attestato che costituisce titolo per la tenuta di archivi rientranti nell'ambito delle competenze provinciali e per lo svolgimento di lavori di ordinamento e inventariazione.

 

 

Già alla fine degli anni ’70, nel quadro dei provvedimenti per l’occupazione giovanile previsti dalla Legge 285/1977 vennero organizzati i primi corsi in materie archivistiche, i cui frequentanti (14) si organizzarono in cooperativa e iniziarono il programma di riordino e inventariazione degli archivi dei comuni trentini, a tutt’oggi in corso. Negli anni successivi furono organizzati dal Servizio Beni librari e archivistici della Provincia cicli di lezioni rivolti all’aggiornamento dei dipendenti comunali addetti agli archivi.
Analogo corso, svoltosi nel 1986, ha formato il gruppo di archivisti che, riunitosi anch’esso in cooperativa, è stato impiegato nell’intenso programma di intervento sugli archivi ecclesiastici organizzato d’intesa con l’Arcidiocesi di Trento e che ha finora consentito il riordino di 98 archivi parrocchiali e di numerosi fondi prodotti da enti diocesani.
La legge 11/1992, con l’esplicito riferimento alla possibilità di organizzare corsi specifici, ha consentito di attuare programmi di formazione archivistica di maggior portata.
E’ del 1995 il primo “Corso di formazione per ordinatori di archivi nell’ambito della provincia di Trento”, organizzato allo scopo di formare personale specializzato nell’ordinamento e inventariazione, sia da destinare ai programmi di intervento sui fondi comunali e parrocchiali, sia da impiegare in censimenti e riordini di archivi privati, di enti e strutture pubbliche, di istituzioni scolastiche e sanitarie.
Lo stesso schema di corso fu riproposto nel 1996, nel 1998 e nel 2002, riservando una quota dei posti alla partecipazione di personale già impegnato presso gli archivi del territorio provinciale, con funzione di aggiornamento professionale.
L’accesso ai corsi è sempre stato regolato da selezione, secondo lo schema previsto dai concorsi pubblici, e affidato al giudizio di un’apposita commissione di esperti composta da funzionari della Soprintendenza e docenti universitari. Le prove d’esame vertono in particolare sulla conoscenza della storia istituzionale locale, della lingua latina e della lingua tedesca. I posti disponibili sono stati in media 12.
I requisiti d’accesso sono stati tarati in base alle tipologie di archivio sulle quali si prevedeva di impiegare i partecipanti ai corsi: nelle edizioni 1996 e 1998 veniva richiesto il diploma di scuola media superiore; i corsi svoltisi nel 1995, 2001 e 2002 erano aperti a laureati o laureandi a cui mancassero non più di 2 esami.
I programmi prevedevano lezioni di archivistica generale, paleografia latina e diplomatica, legislazione archivistica, tecnologia archivistica, storia del Trentino, ordinamento della pubblica amministrazione, diritto medievale, informatica per gli archivi, cenni sulle varie tipologie di archivi (comunali, ecclesiastici, di persone e famiglie), per una durata media di 300 ore, parte delle quali dedicate ad esercitazioni pratiche. La frequenza è obbligatoria per almeno 4/5 del monte ore ed è previsto un esame finale con rilascio di un diploma di frequenza e profitto.
Nel 1996 si è sperimentata un’articolazione in 2 indirizzi – moderno e antico - togliendo al primo la paleografia latina e aggiungendo al secondo un approfondimento sulle problematiche degli archivi contemporanei (in particolare sanitari e d’impresa). Le competenze e l’attività della Provincia Autonoma di Trento in materia di formazione in ambito archivistico, suggeriscono alcune considerazioni, alcune di segno decisamente positivo, altre di carattere più problematico.
- I corsi in questione posso validamente integrare alcuni limiti presenti nei piani di studio delle Scuole di archivistica istituite presso gli Archivi di Stato (organizzate secondo un regolamento del 1911), soprattutto grazie alla possibilità di inserire nuove materie, oggi sempre più necessarie per adeguare i curricula di riordinatori di archivi storici alle esigenze del mercato, quali diritto, elementi di informatica, storia delle istituzioni, nonché per la possibilità di svolgere esercitazioni pratiche e periodi di tirocinio presso le strutture archivistiche provinciali.
- Tra i limiti intrinseci a tali programmi di formazione non si può non rilevare la valenza del titolo rilasciato, limitato al territorio e alla competenza della Provincia Autonoma di Trento, e la difficoltà di integrazione dei programmi e dei titoli con le scuole di archivistica, paleografia e diplomatica presso gli archivi di Stato (la più vicina risulta essere quella di Bolzano) e con i corsi universitari. Non si prevede di pervenire a una qualche forma di equipollenza con il diploma rilasciato dalle scuole degli archivi di Stato, che rimane dunque insostituibile per l’accesso ai concorsi e ad alcuni posti nelle pubbliche amministrazioni centrali e locali.
- La Provincia Autonoma di Trento rappresenta il principale committente in materia di riordinamento di archivi sul territorio di propria competenza. Questo fattore ha consentito di tarare l’offerta formativa e la frequenza dei corsi in base alle esigenze “di mercato” ed al reale bisogno di operatori del settore, assicurando di fatto uno sbocco lavorativo ai partecipanti ai corsi. Parte hanno operato attraverso l’affidamento diretto di incarichi di censimento o di riordino e inventariazione di archivi di enti soppressi o di privati gestiti direttamente dal Servizio Beni librari e archivistici (ora Soprintendenza), parte hanno trovato impiego presso le cooperative impegnate nei programmi di riordino e inventariazione degli archivi comunali e parrocchiali della provincia. La forma contrattuale finora adottata per gli incaricati è solitamente quella della collaborazione coordinata e continuativa.

 
[1]    Si ricordano in particolare la legge provinciale 27 dicembre 1975, n. 55 “Disposizioni in materia di tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare”; la legge provinciale 26 agosto 1977, n. 17 “Norme ed interventi per lo sviluppo delle biblioteche e dei musei, aventi carattere provinciale”; la legge provinciale 14 febbraio 1980, n. 2 “Nuove disposizioni in materia di catalogazione del patrimonio storico, artistico e popolare del Trentino e del relativo inventario”; la legge provinciale 14 febbraio 1992, n. 11 “Disposizioni in materia di archivi e istituzione dell’archivio provinciale”; la legge provinciale 17 febbraio 2003, n. 1 “Nuove disposizioni in materia di beni culturali”.
 
[2] I dati riportati nel presente scritto sono stati tratti dal testo dell’intervento tenuto al "Forum sulla formazione archivistica" (Venezia, Fondazione Querini Stampalia, il 19-20 novembre 2001) dalla dottoressa Stefania Franzoi.    

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