Web Agency

Stefano Roncoroni, La storia di Roma città aperta, Bologna, Le Mani-Cineteca di Bologna, 2006, pp. 480

in nn. 2-3/2006

Questo libro è la storia di un film eccezionale e, al tempo stesso, di una lunga ricerca, che per trent'anni ha condotto Stefano Roncoroni, appassionato rosselliniano, sulle tracce della sceneggiatura del film Roma città aperta. L’autore non vuole togliere nulla al senso ed al valore del film, ma semplicemente mettere a confronto la sceneggiatura ‘originale’, fino ad oggi inedita, con la sceneggiatura desunta dal film realizzato.

Il capolavoro di Roberto Rossellini resta, senza alcuna ombra di dubbio, l’opera cinematografica che rappresenta al meglio la nascita dell’Italia  repubblicana e democratica; tuttavia, lo sfondo storico, il clima politico ed il confronto tra le diverse ideologie che si sono celate dietro le quinte hanno spinto il ricercatore a mettere in discussione la presunta linearità della concezione del film, che non fu quella dei fatti tramandata dalla storia critica, bensì il risultato di un processo di mediazione e di un’attenta calibratura. Ma in base a cosa Roncoroni ha articolato la teoria dell’esistenza di una sceneggiatura?
            Torniamo indietro nel tempo, in particolare a quel lasso che va dalla seconda metà del 1944 all’autunno del 1945, periodo in cui Rossellini fu impegnato nelle riprese del film.
            Sul set troviamo impegnati, da una parte, lo sceneggiatore Sergio Amidei, interessato a dare atto ai comunisti della loro partecipazione alla Resistenza ed a caratterizzare il risultato in senso antifascista; dall’altra, invece, il regista, con la sua visione apartitica, conciliatrice e pacificatrice.  L’ipotesi di Roncoroni si fonda sulla ricostruzione del processo ideativo di alcune scene del film; in particolare nella sceneggiatura originale non abbiamo testimonianza della volontà di Amidei di attribuire alla Pai, la Polizia dell’Africa Italiana, la fucilazione di don Pietro, ma Roncoroni ha trovato tra le carte conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato la ‘denuncia’ di quella volontà.
            Inizia così la ricerca del testo, di cui Rossellini negava l’esistenza, perché sosteneva di aver girato il suo film sulla base di appunti fuggevoli e di improvvisazioni, mentre Amidei diceva d'aver scritto scrupolosamente una sceneggiatura, di cui però, subito dopo le riprese, s'era smarrita ogni traccia. Oltre vent'anni dopo, la sceneggiatura misteriosamente ricompare, per poi scomparire nuovamente. Tra un mistero e l'altro Roncoroni riesce ad avere tra le mani quel copione, lo legge, e registra la propria lettura. Alle sceneggiature annotate, commentate e accompagnate dai fotogrammi del film, si aggiunge una serie di documenti storico-critici e una cronologia che ripercorre, giorno er giorno, gli eventi che interessarono la vita della ‘città aperta’ e la lavorazione del film. Quello che l’autore presenta in questo volume, accanto al racconto dell'avventurosa ricerca, è la trascrizione puntuale di quell'antica lettura.
 
Pamela Maurizi

Fondazione Ansaldo