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Luigi Sturzo-Mario Sturzo, Carteggio (1924-1940), a cura di Concetta Argiolas, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2006, pp. 267

in nn. 2-3/2006

Da anni oramai l’Istituto Luigi Sturzo è impegnato nella valorizzazione delle opere del suo fondatore e l'importanza dell'Opera Omnia, di cui l'autore stesso stabilì il piano generale, è motivata dalla consapevolezza che l'intensa esperienza politica ed organizzativa del prelato di Caltagirone non può essere ricostruita se non attraverso l’analisi dei suoi scritti.
Non va dimenticato, infatti, che Luigi Sturzo fu un uomo di grande cultura, in primis politico e sociologo, ma anche letterato, caratterizzato da una grande lungimiranza e da una spiccata sensibilità verso i problemi economici, giuridici ed amministrativi.

Pertanto, se da un lato ciascuno scritto consente la conoscenza del pensiero di Sturzo sui singoli problemi, dall'altro questi scritti, uniti e coordinati insieme nel piano generale dell'Opera Omnia, consentono di cogliere in modo organico il filo conduttore che ha ispirato tutto il suo pensiero e che trova la sua sintesi nella visione morale e cristiana della vita.
            L’ultimo volume dell’Opera Omnia pubblicato, relativo al carteggio tra i fratelli Luigi e Mario Sturzo, raccoglie le 402 lettere recentemente ritrovate nell’Archivio di Luigi Sturzo (394 di Mario e otto minute di Luigi), che vanno ad aggiungersi alle 2100 già pubblicate dal prof. Gabriele De Rosa nel 1985 in 4 volumi editi dalle Edizioni di Storia e Letteratura.
            Grazie ad un complesso ed analitico lavoro di riordinamento ed inventariazione della parte del fondo personale di Luigi Sturzo relativa agli anni dell’esilio, sono state rinvenute delle lettere di Mario (prevalentemente cartoline postali) che fanno riferimento agli anni che il fondatore del Partito popolare italiano passò prima a Londra e poi negli Stati Unti d’America. Vale la pena sottolineare che il loro ‘tardivo’ ritrovamento si giustifica, come spesso accade in un archivio non ancora dotato degli idonei strumenti di consultazione, con il fatto che esse, al momento della loro pubblicazione, non erano state ancora sottoposte ad un lavoro di ricognizione ed ordinamento.
Le lettere raccolte in questa appendice sono tutte di Mario Sturzo, fatta eccezione di 8 minute di Luigi, tra cui 4 inedite trovate presso l’Archivio Centrale dello Stato.
            Come prontamente segnalato nell’introduzione da Concetta Argiolas, responsabile dell’Archivio storico dell’Istituto Luigi Sturzo e curatrice del volume, questi scritti, dal punto di vista contenutistico, non aggiungono nuovi elementi agli aspetti già evidenziati e trattati da Gabriele De Rosa nella sua esauriente introduzione.  Il loro merito principale è da ricercarsi, piuttosto, nell’apporto che offrono agli studiosi nel disperdere i dubbi che il loro mancato ritrovamento, a suo tempo, aveva generato. Il valore di queste lettere consiste, dunque, nel fatto che esse vanno a colmare quelle lacune temporali che, fino al momento del loro ritrovamento, non potevano essere giustificate se non appellandosi all’ipotesi della censura operata durante il Fascismo o, nel peggiore dei casi, da una possibile ipotesi di dispersione.
            La lettura di queste lettere non è sempre risulta fluida ed agevole, dal momento che la loro comprensione non può prescindere dagli indispensabili riferimenti alle lettere già pubblicate con le quali sono strettamente collegate ed intersecate. Tuttavia, non si può non confermare la ricchezza di queste missive; sebbene si tratti quasi esclusivamente di lettere scritte da Mario, è evidente lo scambio di idee tra i due fratelli, come incessante è il loro scrivere su argomenti filosofici, storici e in alcuni casi anche letterari. Al di là dei contenuti esclusivamente culturali, ci troviamo di fronte ad un carteggio molto ‘intimistico’, tra due anime che nel loro dialogo fraterno hanno riversato affetti, ansie e riflessioni sulla loro condizione umana, offrendo in questo modo una grande quantità di spunti sulla loro sfera personale legati agli strati più profondi della loro personalità.
 
Pamela Maurizi

Fondazione Ansaldo