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L’archivio storico della Società degli alpinisti tridentini (SAT)

Claudio Ambrosi*

in n. 1/2007
L’archivio storico della SAT rappresenta uno dei pochi nuclei documentari organici di una associazione alpinistica. Non è qui necessario spiegare l’importanza di tali fondi per lo studio della storia sociale dell’alpinismo, ma anche per lo studio della storia sociale del territorio su cui l’associazione si è trovata ad agire.

In Trentino, in particolar modo, questo rapporto diventa evidente poiché la SAT ha svolto un ruolo di primaria importanza per la sua iniziale ispirazione irredentista ma anche in virtù della sua presenza capillare sul territorio con un numero di iscritti che la rende, ancor oggi, l’associazione con il maggior numero di aderenti in provincia di Trento.

L’archivio non riflette quindi solo la storia del sodalizio ma una parte consistente della storia del Trentino stesso.
I primi soci della Società degli alpinisti tridentini, fondata a Madonna di Campiglio il 2 settembre 1872 con il nome di Società alpina del Trentino, si davano “per iscopo”, secondo l’art. 2 dello statuto, “la visita, lo studio e la illustrazione delle Alpi Tridentine”; in particolare, come era indicato nell’art. 12: “La Società si prefigge di raggiungere il suo scopo mediante ricerche scientifiche sulle montagne, e descrizioni delle medesime, desunte da tutti i diversi punti di vista, sotto i quali si presentano. Appartengono alla sua sfera d’attività, la Flora, la Fauna, la Mineralogia, la Geologia, le osservazioni meteorologiche, fisco-chimiche, gli studi sugl’imboscamenti e sulle caccie, le collezioni d’insetti, erbe, minerali, fossili, il lato artistico e pittoresco delle montagne. La Società provvederà alla pubblicazione di carte topografiche, di cenni itinerari sulle strade, sugli Alberghi di montagna, sui punti di vista più belli procurandone la riproduzione in Album pittoreschi; sulle usanze dei luoghi, e su tutto ciò, che può interessare all’Alpinista”.
In maniera più specifica i mezzi per perseguire tali scopi erano, oltre alle ascensioni: la costruzione di rifugi, la realizzazione di sentieri, l’erogazione di finanziamenti per gli albergatori, l’organizzazione di un efficiente gruppo di guide alpine, la pubblicazione nell’«Annuario» di scritti geografici e di alpinismo, tutto ciò che permetteva una “presa di possesso” delle montagne trentine.
La componente irredentista all’interno del sodalizio era predominante: nel 1876 l’I.R. Tribunale di Trento sciolse la società, che aveva manifestato esplicitamente le sue tendenze irredentiste in uno scritto pubblicato sul terzo numero dell’«Annuario». Quest’ultimo venne ripubblicato a Milano e l’anno successivo la società venne ricostituita con l’attuale nome.
Nel 1881, su progetto di Annibale Apollonio, venne costruito il rifugio alpino Tosa, nel settore centrale delle Dolomiti di Brenta. Si trattava del primo rifugio costruito dalla SAT. La costruzione dei rifugi rappresentava una precisa volontà di perseguire gli scopi statutari ma anche di marcare nettamente il territorio montano in contrapposizione ai rifugi del Deutsche und Österreichischer Alpenverein. La costruzione dei rifugi e l’intitolazione delle cime furono territorio d’aspro scontro tra italiani e austro-tedeschi.
I primi soci della SAT appartengono alla media ed alta borghesia che si riconosceva nel movimento liberale e che trova nell’associazione il terreno adatto non solo per le proprie rivendicazioni di carattere politico e culturale ma anche la spinta necessaria per promuovere nuove attività imprenditoriali collegate in varia misura con l’ampliarsi del fenomeno turistico che supera il ristretto ambito dei centri di cura termali per estendersi su una fetta di territorio più ampia favorendo investimenti in zone depresse e fino a quel momento basate su una agricoltura di sostentamento.
Con l’approssimarsi della Grande Guerra il carattere irredentista dell’associazione divenne sempre più dichiarato, fino all’arruolamento nell’esercito italiano di molti soci tra i quali Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Guido Larcher, Tullio Marchetti ecc.
All’indomani del conflitto, precisamente nel 1920, la SAT decise di aderire Club Alpino Italiano divenendone una sezione. Va sottolineato che l’ingresso della associazione trentina nel CAI avviene non senza attriti: la SAT esigeva il mantenimento di una propria autonomia amministrativa che non solo venne confermata ma si mantiene ancora oggi
Gli anni che portano al secondo conflitto mondiale sono caratterizzati soprattutto dal ripristino dei rifugi e delle opere danneggiate dalla Grande Guerra e dall’apertura dell’alpinismo, e conseguentemente dell’associazione, a tutti gli strati sociali: ha inizio l’epoca del cosiddetto alpinismo di massa, significativamente rappresentato dalla nascita della SOSAT (Sezione operaia della SAT).
In quegli anni, 1926, il coro della SOSAT tiene il suo primo concerto e nel 1928, riprendendo un’idea di Cesare Battisti e Giovanni Battista Trener - fondatore del Museo tridentino di scienze naturali -, nasce il Comitato scientifico della SAT suddiviso nelle sezioni: glaciologica, limnologica e speleologica. Nel 1929 il CAI viene inquadrato nel CONI, perdendo così il carattere di libera associazione, anche la SAT deve piegarsi ai dettami del regime e la SOSAT nel 1931 si scioglie (si ricostituirà nel 1945). Nel 1943 diversi soci entrano a far parte della Resistenza (Gianantonio Manci, Gigino Battisti ecc.).
Nel secondo dopoguerra prendono avvio il piano regolatore dei sentieri e segnavia, la ristrutturazione dei rifugi danneggiati dalla guerra e riprendono le pubblicazioni (nel 1954 ritorna il «Bollettino» che era nato nel 1904). In questo periodo risulta fondamentale l’opera di Giovanni Strobele, uno dei più preziosi collaboratori dell’associazione. La SAT riprende il suo impegno nel sociale: aiuti ai danneggiati da catastrofi naturali, il Natale alpino nelle zone disagiate, corsi, gite e incontri culturali.
Con il secondo dopoguerra avviene uno dei maggiori cambiamenti nell’associazione, iniziano infatti a costituirsi le Sezioni (alcune erano operanti già all’inizio del secolo). La SAT raggiunge così gran parte dei paesi del Trentino favorendo la rinascita delle vallate; prima dell’istituzione delle Sezioni erano i delegati a rappresentare i gruppi di soci residenti nelle varie località Il decentramento amministrativo, dovuto in primo luogo alla forte autonomia di cui le sezioni sono dotate, determina la tenuta di un archivio presso ogni sede. e inizia un’opera di decentramento e valorizzazione delle vallate..
Nel 1952, per iniziativa di Scipio Stenico, Mario Smadelli e Carlo Colò, prende corpo – per la prim in volta in Italia - il Soccorso alpino. Nello stesso anno la SAT contribuisce alla nascita del Festival internazionale del Film di montagna.

L’archivio

L’archivio storico della SAT è depositato presso la Biblioteca della Montagna sita al secondo piano della Casa della SAT in via Manci, 57 a Trento. In esso è raccolta tutta la documentazione prodotta dal sodalizio nei suoi 135 anni di vita.
L’associazione acquistò una sede definitiva all’inizio degli anni Cinquanta mettendo fine al peregrinare dell’archivio nelle varie sedi provvisorie. Nel corso degli anni Ottanta i lavori di ristrutturazione della casa sociale hanno determinato la perdita di una parte della documentazione.
L’archivio ha subito molteplici rimaneggiamenti che hanno comportato, in parte, la frammentazione delle serie. Il recupero e la riunificazione di tutte le carte componenti l’attuale archivio venne eseguito da Anna Stenico (1915 – 2005) figura leggendaria dell’alpinismo trentino. Il suo lavoro ha permesso di conservare la carte evitando che nei lavori alla casa sociale andasse irrimediabilmente disperso tutto l’archivio.
La consistenza di massima dell’archivio è la seguente: - Corrispondenza ed atti: 1872 – 1960, bb. 68;- Copialettere, 1906 – 1998, voll. 192; Fondi privati, 1920 – 1990, bb. 70; Libretti di vetta, 1895 – 1993, voll. 426; Libri firme rifugi, 1938 – 1997, voll.160; Disegni e progetti, 1881 – 1980, bb. 40; Fotografie (stampe, lastre, negativi)  fine sec. XIX - anni ’80 sec. XX, pz. 25.000 ca.
Nonostante la dispersione di parte delle carte e i riordinamenti arbitrari che si sono susseguiti nel tempo l’archivio si presenta in ottime condizioni. A partire dal 2007 sarà possibile finalmente avviare un progetto che vede l’archivio oggetto di un lavoro di riordinamento da tempo atteso con il supporto scientifico della Soprintendenza archivistica per il Trentino Alto Adige. Contestualmente si provvederà all’acquisizione digitale di tutto il materiale sia documentario che fotografico che verrà poi integrato con la riproduzione o trascrizione delle carte appartenute all’Associazione ed ora in deposito presso altri enti. Scopo ultimo, oltre alla possibilità di rendere facilmente accessibile l’intera documentazione ai soci ed agli studiosi, è anche quello di creare una ricostruzione virtuale dell’archivio che tenga conto della documentazione fisicamente non più posseduta.
 
* Archivista e bibliotecario SAT

Fondazione Ansaldo