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I documenti audiovisivi nel museo: l'esperienza del Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci" (Archiexpò, 12-15 dicembre 2006)
![]() Da qualche tempo il Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano ha iniziato a svolgere attività nel campo della ricerca, della produzione e dell'esposizione di documenti audiovisivi, anche grazie alla disponibilità di tecnologie digitali. In virtù della natura sperimentale di questo lavoro, non possiamo ancora offrire conclusioni o soluzioni pratiche che siano d’esempio. Possiamo riferire alcuni degli interrogativi che dobbiamo fronteggiare, offrire uno sguardo diverso sul tema e mostrare l'utilità del lavoro degli archivi audiovisivi per un museo. Tra i compiti primari di un museo c'è la conservazione ed esposizione di testimonianze materiali di una cultura: cimeli, oggetti.
Come un documento audiovisivo può andare incontro a questa esigenza?
Qual è il suo destino in un museo?
Un filmato o un documento sonoro può svolgere alcune funzioni (spesso contemporaneamente):
- raccontare un aspetto non evidente di un oggetto esposto
- essere esso stesso oggetto da esporre.
Nel momento in cui un audiovisivo viene esposto al pubblico in un museo che si occupa della dimensione storico-sociale delle collezioni e che ha una forte missione educativa, la sua natura documentaria diventa prepotente, si impone su tutte le altre valenze.
Qualsiasi sia stata la sua origine e destinazione, esso diventa immediatamente una testimonianza di qualcosa di immateriale ma reale che, lì e in quel momento, non sarebbe conoscibile in altri modi.
Possiamo pensare a un documento audiovisivo nel museo come a uno strumento.
Un audiovisivo può rendere “animato” un oggetto statico e illustrare il suo funzionamento. Può richiamare il suo contesto storico e sociale, raccontare una vicenda che lo riguarda, evocare un’atmosfera e incuriosire.
Un audiovisivo può essere equivalente a un pannello didascalico, o a un diorama.
Può essere realizzato ad hoc, secondo canoni specifici, o essere una sorta di "objet trouvé" all'inverso, come ad esempio una scena di un film celebre che viene considerata per il suo valore documentario, anziché artistico.
Possiamo pensare a un documento audiovisivo nel museo anche come a un oggetto.
Una testimonianza orale, un filmato amatoriale realizzato da uno scienziato per documentare i propri esperimenti. La registrazione filmata del gesto perduto di un mestiere, una trasmissione radiofonica da ascoltare in cuffia accanto all'imponente stazione che l'ha diffusa nell'etere.
Il medium audiovisivo diventa una sorta di “teca”, in cui una testimonianza immateriale di una cultura può essere sia conservata che esposta.
Ovviamente entrambe queste funzioni sono indipendenti da una tecnologia analogica o digitale.
Nascono con il cinema. Gli spettatori dei primi film dei Lumière ammirano la tecnologia meravigliosa con cui porzioni della realtà vengono registrate e portate nella loro città vive e palpitanti, seppure in origine distanti nello spazio e, inevitabilmente, nel tempo.
La sensazione della conservazione di una "realtà virtuale" è antecedente all'era digitale:.per metterli in pratica sono validi sistemi diversi, anche obsoleti (a maggior ragione obsoleti in alcuni casi, dato che ci troviamo in un museo di tecnologia).
L'avvento di tecnologie digitali, tuttavia, muta alcuni importanti fattori e non ci lascia indifferenti.
In primo luogo rende più economica la possibilità di sfruttare il mezzo audiovisivo, permette al museo di diventare un produttore a tutti gli effetti e di iniziare una riflessione organica sulle modalità di fruizione peculiari dell'audiovisivo nelle proprie sale.
Avanzo un'ipotesi: l'"esposizione" di un documento audiovisivo in un museo tecnico-scientifico va, forse, considerata come un genere specifico, distinto rispetto all’utilizzazione di altri mezzi come la televisione o il cinema e regolato da norme compositive ed espressive peculiari, dettate dalle condizioni e dal contesto. La sua fruizione è infatti integrata nella trattazione museologica di un dato tema.
Esiste poi un'altra implicazione della diffusione delle tecnologie digitali che può interessare un museo: l'opportunità di fissare la memoria è sempre più diffusa nella vita quotidiana delle persone.
Un esempio: l’anno scorso, mentre trasportavamo per la città di Milano il sottomarino Enrico Toti, migliaia di telefonini ne hanno catturato l’immagine in movimento.
In teoria, per noi, ciascuna di queste "digitalizzazioni" della realtà è potenzialmente interessante.
Come faremo a fronteggiare questa mole di oggetti audiovisivi digitali che si stanno diffondendo in ogni ambito? Quanti e quali verranno davvero conservati e in che modo?
La nostra attività in questo campo è troppo recente per avere risposte certe.
Sappiamo solo che dovremo considerare che un museo, con la diffusione delle tecnologie digitali, amplia di molto la possibilità di selezionare "blocchi discreti di realtà" (così la museologa Susan Pearce descrive il compito del museo nei confronti degli oggetti) per conservarli ed esporli: sia perché può produrre, cioè digitalizzare la realtà con criteri specifici; sia perché può raccogliere ed esporre ciò che altri hanno conservato o prodotto.
È sempre più facile e frequente, infatti, avere a disposizione intere collezioni di "oggetti audiovisivi" che conservino testimonianza di un patrimonio di cultura immateriale che può essere affiancato al patrimonio di oggetti materiali.
Se i musei vogliono farsene carico, una soluzione potrebbe essere costruirsi una competenza audiovisiva specifica, prima museologica e poi tecnica, che sia funzionale a formulare criteri efficaci di ricerca e selezione.
Per un museo è dunque la conservazione di contenuti e di memorie ad assumere un ruolo vitale.
È questo aspetto che, dal nostro punto di vista, traina la necessità della conservazione dei supporti e dell'uso di nuove tecnologie. In questa ottica è indispensabile la collaborazione con istituti specializzati che hanno maturato ampie riflessioni sul tema.
Un museo è un luogo dove è possibile attuare una forte valorizzazione dell'opera degli archivisti audiovisivi, ai quali possono giungere stimoli e suggestioni a partire dalle esigenze di un museo. Infatti,
Il nostro auspicio è quindi che le tecnologie digitali, oltre a creare nuove sfide, facilitino la creazione di una strada per una cooperazione efficace e sinergica tra musei e archivi audiovisivi.
Riferimenti bibliografici e sitografici
G. L. Bravo, R. Tucci, I beni culturali demoetnoantrolopologici, Roma, Carocci, 2006.
L. Cortini, Il dibattito archivistico sulle fonti audiovisive: il contributo delle metodologie archivistiche al loro trattamento negli archivi delle immagini in movimento, in "Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti bibliotecari", XVI (2002), pp. 253-258; anche in http://www.multimediarchitecture.it/.
G. Fossati, Dai grani ai pixel: il digitale in cineteca, in Restauro, conservazione e distruzione dei film, a cura di L. Comencini - M. Pavesi Milano, Il castoro, 2001.
S. M. Pearce (ed.), Interpreting Object and Collections, London, Routledge, 1994
R. Ridi, Il mondo come volontà e documentazione, in E-LIS, 2003, http://eprints.rclis.org,
G. Rondolino, Storia del Cinema, Torino, Utet, 1988 |
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