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La digitalizzazione dei giacimenti documentali di architettura (Archiexpò, 12-15 dicembre 2006)
![]() Lo studio e la documentazione dell’opera di Andrea Palladio, del contesto in cui operava e del suo influsso – non solo nel Veneto ed in Italia, ma anche in Europa e nell’America del Nord - costituisce per il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza un preciso impegno statutario perseguito sin dalla fondazione nel 1958 attraverso una articolata attività scientifica, didattica espositiva e di ricerca. In oltre quarant’anni di attività il Centro ha avuto modo di raccogliere una fototeca specializzata sui temi palladiani di circa 18.000 fotografie, una raccolta di rilievi di fabbriche palladiane (oltre 1200 fogli per 54 edifici rilevati negli anni Settanta in scala 1:50, in costante incremento con più aggiornate tecniche Scientifiche della fotogrammetria e del rilievo archeologico), e una biblioteca specializzata che conserva innumerevoli copie dei trattati dello stesso architetto vicentino e dei suoi epigoni. Inoltre possiede una esaustiva schedatura di tutti i disegni di Palladio sparsi in vari archivi in differenti parti del globo. La documentazione raccolta e il lavoro di schedatura effettuato costituiscono un patrimonio straordinariamente ricco ed esaustivo. Tra il 2001 e il 2003 il Dipartimento di industrial design, delle arti, della comunicazione e della moda (INDACO) del Politecnico di Milano ha collaborato con il Centro internazionale di studi di architettura (CISA) Andrea Palladio al progetto Palladio Digitale. Obiettivo del progetto, finanziato integralmente dal Ministero per i beni e le attività culturali con la legge n. 513 del 1999 “Interventi straordinari nel settore dei beni e le attività culturali”, è stata la raccolta, valorizzazione e fruibilità dell’insieme delle fonti visive che documentano l’attività di Andrea Palladio (fotografie, disegni, incisioni, rilievi, mappe, carte d’archivio), attraverso metodologie e strumenti informatizzati. Il progetto nasce sin dall’origine con il coinvolgimento diretto non solo del Centro, ma di tutte le Istituzioni culturali vicentine deputate alla conservazione di materiali palladiani: Archivio di Stato, Biblioteca Bertoliana, Museo civico. Si tratta di un necessario impegno corale, in quanto lo studio dell’opera di Andrea Palladio non è analizzabile se non nel contesto dalla storia urbana di Vicenza, che – caso eccezionale nella storia del costruito – l’architetto ha sostanzialmente plasmato con i propri progetti e attraverso la forza delle propria eredità artistica. In questa logica l’acquisizione e strutturazione della documentazione grafica degli Estimi della città di Vicenza (integrata alla documentazione testuale ad essi collegata, che ne rende possibile la lettura) appare particolarmente importante.
E’ stato costituito un comitato scientifico composto dai più importanti esponenti di discipline storiche e tecnologiche che hanno definito le linee guida del lavoro, quali: Paola Barocchi, direttrice del C.R.I.Be.Cu., Scuola normale superiore di Pisa; Guido Beltramini, direttore del CISA A. Palladio di Vicenza; Howard Burns, presidente del Consiglio scientifico del CISA A. Palladio di Vicenza; Marco Gaiani, Dipartimento INDACO Industrial Design, Arts & Comunication del Politecnico di Milano; Charles Hind, Assistant Director and Curator of Drawings RIBA Library, Drawings Collection; Giorgio Lotto, direttore della Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza; Giovanni Marcadella, direttore dell’Archivio di Stato di Vicenza; William J. Mitchell, Preside della School of Architecture and Planning, Massachussets Institute of Technology.
I curatori del progetto, che si è sviluppato e concluso in tre anni, sono stati Guido Beltramini e Marco Gaiani che hanno diretto un nutrito gruppo di lavoro composto da: Elisabetta Michelato, Simone Baldissini, Valeria Cafà, Corrado Maria Crisciani, Perla Innocenti, Francesca Latrofa, Daniele Leccese, Corrado Loschi, Massimo Masetti, Remo Peronato, Margherita Romano, Vincenzo Sipala, Michele Zannoni.
Da un punto di vista operativo, il tema chiave del progetto Palladio Digitale era quello – ormai pressante – della formazione di un archivio digitale di immagini speculare alla documentazione esistente e la cui trasposizione potesse essere realizzata a bassi costi e non da operatori informatici, ma da storici dell’architettura, archivisti, ecc., a fronte di tecnologie ormai in equilibrio maturo saturo capaci di restituire ogni documento 2D reale con tutte le sue proprietà originali. Un tema, questo, le cui declinazioni e problematiche costituiscono il vero fondamento che deve guidare la ricerca e la trasposizione dall’analogico al digitale e che quindi richiede un po’ di spazio per essere messo a fuoco.
Ciò che contraddistingue gli archivi di architettura, da un punto di vista della trasmissione del documento ai fini del suo riutilizzo, è la condizione di semi-impossibilità di copia identica dell’oggetto finale realizzato e la replica su basi discrete che necessita/permette una (re)interpretazione. Si tratta quindi di sistemi documentali dalla base filologica estremamente fragile, di cui è però necessario sia fissare la dimensione interpretativa, in quanto nuova testimonianza originale sul sistema documentale stesso, che mantenere le frequenti relazioni con altre forme documentali complementari.
Dal punto di vista tipologico, si può affermare che un archivio d’architettura sia nient’altro che un insieme di materiali testuali e grafici (geometricamente e informaticamente parlando), mono e bidimensionali, quasi mai tridimensionali, essendo il modello diventato strumento di progetto reale solo in tempi recenti.
Dal punto di vista del fruitore, poi, ciò che contraddistingue la ricerca archivista sono una possibilità di accesso alle fonti estremamente ridotto e parziale (se non altro per la trasportabilità limitata e la difficoltà di maneggiamento), una sostanziale frammentazione ubicativa (se non addirittura sovente lo smembramento e la perdita), l’impossibilità di ricerca statistica e quantitativa, la difficoltà di analisi comparativa.
Dal punto di vista dell’archivista, i problemi principali nella costruzione di un archivio, oltre alla già citata collocazione fisica, sono una classificazione del materiale che ne permette il ritrovamento e la fruizione e una modalità di conservazione che si proponga di limitare nel tempo il degrado.
Infine la possibilità di riproduzione è rimasta più teorica che pratica, sia per la difficoltà della sua realizzazione sia per gli alti costi necessari in termini economici e di dispendio di tempo, sia per la parzialità di restituzione dell’originale delle forme di riproduzione analogiche.
La formazione di un archivio digitale d’architettura, oggi, è dunque un tema che richiede innanzitutto la necessità di fornire una soluzione ai tipici problemi che l’archiviazione fisica, per limiti intrinseci, non è riuscita a risolvere.
Rispetto a questo contesto alcuni trend tecnologici consentono di concepire uno scenario completamente nuovo, capace di dischiudere all’archiviazione e all’information retrieval delle informazioni dimensioni prima sconosciute. Di essi aspetti cruciali sono: la sostituzione del desktop fisico con un desktop digitale unificante e integrato capace di metodi più potenti e di accesso più immediato e a basso costo anche dagli esperti della singola disciplina; formati digitali sempre più standardizzati; documenti eterogenei e ipermediali semplicemente visualizzabili con un Web browser; possibilità di parallelizzazione dei processi con modalità multitask e multiuser; costo delle memorie di massa sempre più ridotto, tali da rendere accessibili a basso costo operazioni ad alto dispendio di memoria per l’archiviazione e la manipolazione; prestazioni di network e laptop portatili in grado di sostituire in tutto i PC da tavolo rendendo possibile la collaborazione anytime everywhere con l’intera comunità scientifica.
Incrociando questo scenario che definisce tematiche e condizioni dell’operare digitale, col problema archivistico dei giacimenti documentali di architettura, le cinque questioni chiave che permettono di trasferire informazioni analogiche in un sistema digitale e poi archiviarle, strutturarle e renderle accessibili in rete, sono sostanzialmente:
Il lavoro da noi eseguito si è proposto lo scopo di operare entro questo quadro, per cercare di definire una metodologia di base relativa al primo dei cinque punti fissati, ovvero al supporto della digitalizzazione di una serie di elementi che rappresentano la parte più cospicua del corpus dei materiali che compongono il sistema documentale di base sulle opere di Andrea Palladio. Il lavoro riguarda quindi solo la prima delle problematiche, inquadrata tuttavia nella prospettiva progettuale unificante del necessario soddisfacimento delle successive quattro.
L’ipotesi di lavoro formulata, forse l’unica possibile per questa tipologia di archivi, è stata quella della ricomposizione in forma digitale in quanto trascrizione, calco, copia fedele, piuttosto che interpretazione o simbolizzazione: approccio che offre la possibilità di fruizione del documento digitale con tutti i suoi attributi cromatici, grafici, dimensionali.
Osservata come problematica a sé, quella della digitalizzazione è una tematica ormai sostanzialmente priva di implicazioni tecnologiche rilevanti: infatti esistono soluzioni hardware e software in grado di replicare le caratteristiche formali e di risoluzione di ogni documenti con differenze rispetto al reale non solo impercettibili, ma valutabili nell’ordine appartenente a quello della micromateria. Ad esempio, al SIGGRAPH 2003 è stata presentata una tecnica chiamata Linear Light Source Reflectometry, che permette di stimare, anziché semplicemente una mappa RGB di colore come per gli scanner piani tradizionali, proprietà di riflettanza variabili spazialmente di una superficie basandosi sul suo aspetto durante un singolo passaggio di una sorgente luminosa lineare, e, con lo stesso passaggio, la tecnica consente anche di acquisire dati formali (Debevec et al., 2003). Il metodo permette di osservare e stimare le componenti di diffusione e speculare del colore e la granulosità speculare di ogni punto della superficie; infine, esso consente di definire una mappa di altezze per pixel e la loro traslucenza (la cui definizione è fondamentale nel caso di disegni su carta da lucido).
Tuttavia questo metodo, se rapportato esemplificativamente al caso palladiano, presenta costi di acquisizione eccessivamente elevati (a 500 euro al pezzo, tutta la raccolta costerebbe oltre 15 milioni di Euro) e tempi di acquisizione troppo lunghi (oltre 10 anni per l’intera acquisizione). Si tratta del retroscena comune a quasi tutte queste metodologie (e più in generale una tipica problematica del cosiddetto high-tech odierno praticamente in tutti i campi), e della spiegazione del perché in pratica in Italia si avviano con difficoltà progetti di digitalizzazione accurata su vasta scala. Mediamente questi sistemi costano, infatti, troppo, con il risultato che quando - raramente - sono avviate iniziative di questo tipo, di solito non presentano alcun progetto-programma a-priori. Sebbene si osservi il corretto punto di partenza di seguire uno standard di acquisizione, esso viene tuttavia adottato come soluzione pre-confezionata, dimenticando come gli standard di acquisizione siano estremamente labili: basti pensare che per lo stesso tipo di documento sono stati codificati da differenti organismi e istituzioni almeno 50 standard differenti di acquisizione.
Con riferimento allo specifico corpus dei materiali che costituiscono la base per lo studio delle opere di Andrea Palladio, l’acquisizione digitale costituisce un problema estremamente complesso anche per la varietà dimensionale, formale, e di qualità grafica dei documenti da riprodurre: dalla Mappa Napoleonica della città di Vicenza del 1816 ai disegni autografi di Palladio, dai rilievi moderni del Teatro Olimpico di Vicenza alle fotografie di Villa Thiene eseguite negli ultimi quarant’anni, dai catasti alle edizioni a stampa del XVIII secolo.
Background
La creazione di un sistema informativo digitale sull’opera di Andrea Palladio è un’operazione che non nasce isolata nel contesto del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio: già dall’inizio degli anni ‘90 il Centro si era impegnato nella ricerca di forme digitali alternative a quelle cartacee per la restituzione dell’opera dell’architetto vicentino a fronte della precedente iniziativa degli anni Sessanta in cui aveva profuso le proprie energie nella realizzazione del Corpus Palladianum, una serie di monografie dedicate agli edifici di Palladio (la Rotonda nel 1963, la Basilica nel 1965, la Chiesa del Redentore nel 1967, la Villa Emo a Fanzolo nel 1971, ecc.). Negli anni Novanta sono partite infatti una serie d’iniziative, in collaborazione con varie istituzioni tra cui la Harvard University, il Massachussets Institute of Technology e l’Università degli studi di Ferrara, per avviare la formazione di database in grado di facilitare le ricerche attraverso numerosi e differenti tipologie di materiali catalogati (mappe, disegni, manoscritti, libri a stampa e fotografie), volte a costituire una sorta di Digital Corpus Palladianum che doveva avere le seguenti caratteristiche (come le espose l’allora comitato scientifico del progetto):
In particolare nel campo dell’editoria digitale sono stati realizzati una serie di CD-Rom che rispecchiano le linee guida del Centro: Andrea Palladio. Le ville (1998), Andrea Palladio e il Veneto (2000), Palladio e Vicenza (2002), curati da chi scrive e Howard Burns. Lo scopo fondamentale dei CD-Rom era dimostrare i progressi nel progetto e sviluppare strumenti e metodologie da integrare progressivamente nel progetto della banca dati palladiana. Si tratta, infatti, per Andrea Palladio. Le ville di una banca dati completa, sistematica e interrogabile sulla documentazione grafica e testuale relativa alle ville palladiane; per Andrea Palladio e il Veneto di un itinerario storico-turistico che tocca tutti gli edifici di Palladio tuttora esistenti nel Veneto; per Palladio e Vicenza infine del tentativo di mettere in rapporto l’opera di Palladio con la forma fisica della città. Obiettivi comuni all’intera serie sono stati la qualità delle riproduzioni dei documenti (e in ciò sono stati un bagaglio di esperienza inesauribile per il futuro progetto di digitalizzazione complessiva), l’organizzazione sistematica dei dati entro un database interattivo, la possibilità di stampare con qualità tipografica i materiali contenuti.
Il progetto
Come già indicato, gli obiettivi del progetto Palladio Digitale sono la raccolta, valorizzazione e fruibilità pubblica dell’insieme delle fonti visive che documentano l’attività di Andrea Palladio, attraverso metodologie e strumenti informatizzati. Tali fonti sono state digitalizzate, organizzate e rese consultabili sotto forma di un database integrato di dati e immagini disponibile presso il Centro. La maggior parte di questi materiali sono posseduti dal Centro in forma cartacea: la loro digitalizzazione e archiviazione costituirà la base per futuri progetti editoriali, formativi, espositivi e di ricerca, così come la loro futura presenza in rete potrà favorire lo sviluppo di attività finanziariamente produttive. Il lavoro, in sostanza, ha permesso la costituzione di una Fototeca Virtuale Palladiana, che ricompone in una base dati unitaria i materiali fondamentali per lo studio e la valorizzazione dell’opera palladiana, attualmente dispersi in più sedi: basti pensare agli oltre 500 disegni che compongono il corpus grafico di Palladio - attualmente distribuiti in 11 musei di 5 paesi diversi - oppure alle carte d’archivio conservate in vari istituti.
Il progetto ha portato alla digitalizzazione di 32.685 immagini di diverse tipologie di materiali:
Quasi il 50% delle scansioni è costituito dalle stampe fotografiche dell’intera Fototeca storica del C.I.S.A. Andrea Palladio istituita nel 1958 e da allora continuamente ampliata. Le foto conservatevi testimoniano in maniera approfondita lo stato di conservazione, a metà secolo scorso, delle costruzioni dell’architetto vicentino e documenta le fabbriche del palladianesimo esistenti nel mondo. Una sezione importante è dedicata agli edifici civili e religiosi di diversi autori e di tutti i periodi storici localizzati nel Veneto.
Le stampe hanno formato massimo A4 (di solito cm. 15x24), incollate su cartoncino cm. 33x22,7, b/n e a colori, hanno qualità generalmente media, realizzate con tecniche che tendono a virare i grigi su toni di colore e che quindi richiedono una certa attenzione in fase di acquisizione, anche se lo stato di conservazione sovente risente del tempo trascorso e dell'utilizzo prolungato, tendendo ad abbassare lo standard qualitativo.
Un’altra tipologia di materiali acquisiti sono le fonti d’archivio conservate presso l’Archivio di Stato di Vicenza per un totale di 9.551 documenti relativi agli interventi urbani e territoriali di Andrea Palladio in ambito vicentino.
E’ stato preso in esame il fondo Estimo, importante per documentare non solo le opere palladiane, ma anche l’evoluzione del contesto urbano vicentino in cui tali opere sono inserite e successivamente sviluppate. Sono stati acquisiti gli estimi della città di Vicenza per un totale di 7760 carte datate dall’inizio della dominazione veneziana nel 1427 fino al 1640.
I documenti consistono essenzialmente di due tipologie: fogli sciolti con dimensioni massime non superiore all'A3 in generale buono stato di conservazione, talvolta danneggiati da un inchiostro troppo acido; fogli rilegati in volumi con dimensioni prossime all'A4, con eccezioni fino a cm. 70x50, che presentano il problema di non poter essere planarizzati a causa della rilegatura.
Dal Catasto sono state acquisite le carte inerenti la storia cronologica della città dal decreto del 4 febbraio 1808, data che attesta la formazione di una Commissione istituita nel dipartimento del Bacchiglione per la regolazione ed il riparto delle imposte prediali. Tale commissione diede le proprie istruzioni per la formazione delle mappe d’avviso e dei sommarioni il 9 giugno 1808; le operazioni si svolsero nei tre anni seguenti e costituirono la base per l’estimo del 1812 e per il riparto conseguente dell’imposta fino al 1849. Da questo fondo sono state acquisite le mappe della città di Vicenza e dei comuni limitrofi con i relativi sommarioni e rubriche per un totale di 1726 documenti e 454 mappe comprensive di quelle più antiche riferite alle principali ville palladiane.
Circa 430 delle mappe acquisite hanno dimensioni di cm 50x70, circa 40 misurano cm 70x100, mentre alcune eccedono ulteriormente questo formato.
Dalla collezione di testi antichi della Biblioteca del Centro Studi Andrea Palladio sono stati selezionati 14 libri, per un totale di 4.748 pagine, tra le principali opere scritte o illustrate da Palladio o che successivamente ne documentarono l’opera, e precisamente: Andrea Palladio, L'antichità di Roma di m. Andrea Palladio, Venezia, Matteo Pagan, 1554; I dieci libri dell'architettura di m. Vitruvio tradotti e commentati da Monsignor Barbaro, Venezia, Marcolini, 1556; I dieci libri dell'architettura di m. Vitruvio tradotti e commentati da Mons. Daniel Barbaro, Venezia, de' Franceschi, 1567; Andrea Palladio, I quattro libri dell'architettura di Andrea Palladio, Venezia, De Franceschi, 1570; Andrea Palladio, I commentari di C. Giulio Cesare, Venezia, de' Franceschi, 1574; Les quatre livres de l'architecture d'Andre' Palladio, Parigi, d'Edme Martin, 1650; Fabbriche antiche disegnate da Andrea Palladio vicentino e date in luce da Riccardo conte di Burlington, Londra, 1730; Isaac Ware, The four books of Andrea Palladio's, Londra, Published by Isaac Ware, 1735-1738; Francesco Muttoni, Architettura di Andrea Palladio vicentino arricchita di tavole, Venezia, Angiolo Pasinelli, 1740-1748, voll. 9.; Francesco Muttoni, Architettura di Andrea Palladio vicentino arricchita di tavole, Venezia, Angiolo Pasinelli, 1741; Ottavio Bertotti Scamozzi, Il forestiere istruito delle cose più rare di architettura..., Vicenza, Vendramini Mosca, 1761; Tommaso Temanza, Vita di Andrea Palladio vicentino..., Venezia, Pasquali, 1762; Ottavio Bertotti Scamozzi, Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio raccolti e illustrati da Ottavio Bertotti Scamozzi, Vicenza, Francesco Modena,1776-1782, voll. 4.; Le terme dei romani disegnate da Andrea Palladio e ripubblicate con la giunta di alcune osservazioni da Ottavio Bertotti Scamozzi giusta l'esemplare del Lord Burlington, Vicenza, de' Franceschi, 1785.
L’intera raccolta dei rilievi moderni delle architetture di Andrea Palladio – realizzati dal C.I.S.A. Andrea Palladio con un’azione quasi trentennale – che consistono in disegni metrici a lapis o a china, formato massimo A0, sono stati interamente digitalizzati per un totale di 1.231 tavole.
Dopo una sistematica ricerca presso i più importanti istituti e musei di conservazione nazionali ed internazionali, siamo stati in grado di ottenere la riproduzione di 464 disegni autografi e attribuiti ad Andrea Palladio.
Le dimensioni, tendenzialmente omogenee, sono di mm. 500x350 circa, con eccezioni significative che giungono sino a mm. 276x2020, conservati in massima parte presso il Royal Institute of British Architects (RIBA) di Londra e, in minore quantità, nel Museo Civico di Vicenza, Archivio di Stato di Venezia, Museo Correr a Venezia, Museo dell'Opera di S.Petronio a Bologna, Pinacoteca Tosio-Martinengo a Brescia, Westminster Abbey Library a Londra, Nationalmuseum Södra Blasieholmshamnen a Stoccolma, Szépmüvészeti Múzeum a Budapest, Cornell University Library a Ithaca (NY).
Il progetto di digitalizzazione
Punto di partenza del progetto di digitalizzazione è stata la definizione dei fondamentali passaggi del processo e delle modalità di infrastrutturazione per ogni tipologia documentale, riassumibili in (Kenney et al., 2000):
In questa direzione l’analisi assai accurata di sedici esperienze progettuali analoghe ha permesso di fissare le principali condizioni progettuali:
Il primo passo del progetto di digitalizzazione è stato dunque la determinazione dei requisiti di qualità basati sugli attributi dei documenti (digital benchmarking). Il modo operativo tipico del digital benchmarking prevede quattro passaggi:
I fattori che concorrono a formare i contenuti informativi includono principalmente:
L’applicazione del digital benchmarking al nostro progetto, ha portato a definire e attuare i seguenti passaggi specifici:
Questo framework è stato applicato globalmente all’intero sistema di documenti da acquisire e ad ogni singolo sub-sistema, per il quale in particolare la misurazione è avvenuta attraverso l’identificazione di una serie di parametri:
e la proceduralizzazione di operazioni chiave:
test e calibrazione del sistema di acquisizione digitale per determinare le sue prestazioni e la sua capacità di creare immagini digitali che approssimino i documenti originali.
verifica visiva delle immagini digitali rispetto agli originali, compresi i test target, e/o analizzati con software. La qualità d’ispezione deve essere replicabile e verificabile.
Problemi-chiave
I problemi chiave incontrati nel corso della definizione delle specifiche e delle modalità operative e poi nel corso dell’acquisizione sono stati certamente:
- il mantenimento della consistenza del colore lungo tutto il processo;
- la conservazione del dettaglio più fine;
- la selezione del numero di livelli di grigio o di colore;
- la definizione della qualità dell’immagine digitale in funzione della sua finalità d’uso;
- la definizione di workflow e gestione delle caratteristiche dell’immagine;
- il controllo di qualità.
Nello specifico, la conservazione del dettaglio più fine è stata realizzata attraverso un esame visivo di campioni rappresentativi. Per disegni, incisioni, mappe l’indagine è consistita nella misura dell’ampiezza delle linee più fini; per stampe fotografiche o negativi l’indagine si è rivolta alla misura della grana del film. Quindi la frequenza di campionamento spaziale è stata selezionata per preservare adeguatamente tutti i dettagli rilevanti nelle immagini destinate alla qualità più elevata; seguendo di base la regola che vuole che sia normalmente almeno il doppio dell’inverso dell’ampiezza del dettaglio più fine. Tuttavia, per motivi di spazio d’archiviazione e di tempi di acquisizione (proporzionali al quadrato della frequenza spaziale), spesso si è dovuto trovare un compromesso tra conservazione del livello di dettaglio e costi di archiviazione, trasmissione e acquisizione.
Per quanto riguarda la selezione del numero di livelli di grigio o colore, una conversione di precisione richiede che lo scanner o macchina fotografica presentino un range dinamico e una gamma di colori in grado di preservare l’intero intervallo della densità degli oggetti e dei colori. Il range dinamico di uno scanner o di una macchina fotografica non è limitato solo dal numero di livelli di quantizzazione, ma anche dal rumore elettronico interno, dalle ombre e, per tempi di esposizione bassi, dalle fluttuazioni statistiche nel collezionamento. Per esempio, 8 bit per pixel sembrano determinare un range dinamico di 256:1. In realtà il range dinamico è sostanzialmente inferiore poiché i livelli vicini al puro nero (a 0) e al puro bianco (a 255) non sono disponibili. Ombre e rumore impediscono che ogni livello inferiore a 5 sia significativo. La saturazione al livello di 255 fa sì che il bianco puro sia selezionato più basso (ad esempio circa 250). Così, il range dinamico, in questo caso, sarà di circa 50:1 (Hunt, 1991). Per ogni tipologia di documento sono stati determinati numero livelli di colore e range dinamico con riferimento allo spazio colore dell’oggetto e non dello strumento.
È ormai generalizzata la suddivisione delle immagini digitali secondo tre famiglie principali, soluzione che si adatta perfettamente anche al progetto Palladio Digitale, e che è stata quindi adottata:
a. immagine digitale utilizzata soltanto come riferimento visivo nel database elettronico. La qualità dell’immagine digitale richiesta è limitata sia in dimensioni che in risoluzione luminosa. La visualizzazione è di solito per uno schermo o ad una stampante a bassa risoluzione e la riproduzione esatta del colore non è fondamentale. Le immagini sono compresse per risparmiare spazio di archiviazione e tempo di visualizzazione;
b. immagine digitale utilizzata per la riproduzione e la visualizzazione. I requisiti di qualità e le tonalità di riproduzione dipendono dalla definizione della riproduzione desiderata, nel nostro caso la visualizzazione a monitor. Poiché a monitor è possibile soltanto un output di colore a 8 bit per colore primario e la gamma dei colori visualizzabili sul Web è ancora più ridotta, se l’output non è mappato correttamente esso non consente una precisa riproduzione tonale e cromatica dell’originale. Per minimizzare il problema si è deciso di avere un output nello spazio RGB sviluppato da Microsoft e HP e descritto dalle norme IEC 61966-2-1 come uno spazio colore di default per applicazioni multimediali;
c. immagine digitale ‘sostitutiva’ dell’originale, sia in termini spaziali che di contenuti di informazioni tonali. Questo obiettivo è il più impegnativo da raggiungere, poiché il contenuto di informazioni in termini di equivalenza di pixel varia da originale a originale. Per i materiali del progetto Palladio Digitale essendo stato deciso che l’acquisizione fosse guidata non prioritariamente dall’output, come per la stampa o il Web, ma dalla capacità di restituzione e lettura a monitor e/o stampa di tutte le caratteristiche dell’input, questi risultano essere i parametri primari atti a condizionare l’acquisizione.
Passando alla produzione di un’immagine fedele all’originale, essa richiede una gestione del colore end-to-end i cui passi fondamentali realizzati sono riassumibili in:
- acquisizione dell’immagine: definizione delle caratteristiche fondamentali dello strumento di acquisizione, condizioni di illuminazione, parametri di acquisizione (risoluzione, profondità di colore, parametri di camera, ecc.);
- definizione del formato digitale e compressione dell’immagine: valutazione di definizione dei formati grafici e eventuali compressione tale da consentire la conservazione senza perdita di informazioni;
- visualizzazione dell’immagine: la visualizzazione accurata di un’immagine sullo schermo di un computer richiede l’applicazione di procedure di calibrazione e profilatura per correggere le caratteristiche di dimensione, colore e luminosità dello specifico monitor, servendosi di vari parametri sul dispositivo;
- stampa dell’immagine: come è necessario conoscere le caratteristiche del monitor per la visualizzazione di un’immagine, così la sua stampa fedele richiede la conoscenza delle caratteristiche della stampante e della sua calibrazione. Uno dei passaggi chiave è certamente quello di definire se l’operazione di digitalizzazione può avvenire direttamente oppure occorra procedere tramite supporti intermediari. Le due pipeline di lavoro sono, infatti, abbastanza diverse e richiedono la definizione di parametri qualitativi, modalità attuative e tecniche di controllo di qualità diversi. Per questo, nel caso delle mappe in cui l’acquisizione è basata su due pipeline differenti, è stata posta grande attenzione al raffronto tra le due procedure e relativi risultati.
Infine, il controllo di qualità sull’intero sistema di acquisizione che è stato realizzato tramite due momenti distinti:
1. valutazione delle prestazioni dei sistemi utilizzati: il riferimento normativo utilizzato è quello della ANSI/AIMM MS44-1988 (R1993). Recommended practice for Quality Control of Image Scanners, le cui principali indicazioni sono: controllare la risoluzione misurando risoluzione in input e in output (due scanner piani o due macchine fotografiche digitali con identica risoluzione ottica possono mostrare differente potere di risoluzione e dettaglio e riproduzione dei contorni); valutare la linearità per controllare che l’intervallo dinamico del documento originale sia acquisito senza distorsione dei valori tonali; controllare l’abbagliamento dovuto alle luci; controllare il rumore dello scanner o del CCD della macchina fotografica digitale; controllare gli artefatti come effetti Moirè, anelli di Newton o bande a differente luminosità; valutare la riproduzione del colore controllando il perfetto allineamento dei canali di colore. Il test di registrazione del colore indica l’allineamento necessario ad un CCD per produrre chiare separazioni tra i colori;
2. verifica della rispondenza delle acquisizioni ai parametri di acquisizione di progetto: questa operazione consiste nella realizzazione di un insieme di procedure per verificare il risultato dell’acquisizione. Per far sì che queste procedure costituiscano un vero e proprio controllo di qualità, sono stati identificati e chiaramente riportati in una scheda al termine del controllo: tempi, passaggi e durata dell’ispezione; strumenti hardware e software necessari all’ispezione e le unità di misura; valori per cui un prodotto risulta inaccettabile.
Conclusioni
Infine qualche considerazione sui costi del progetto e sulla sua disseminazione.
I costi (riportati nelle tabelle e arrotondati al migliaio) hanno riguardato quattro tipologie di voci di spesa: a. attrezzature: b. risorse umane; c. acquisizione d’immagini con metodologie tradizionali e diritti d’acquisizione per i materiali da digitalizzare; d. spese di gestione.
Riepilogo dei costi sostenuti:
Costo unitario a immagine
Nonostante la natura sperimentale del progetto Palladio Digitale (finora raramente si è verificata l’acquisizione di una così vasta ed articolata mole di documenti applicando gli standard e le procedure illustrate in questo testo) e la conseguente necessità di un’attenta fase iniziale di ricerca e verifica sul campo delle soluzioni tecniche che meglio garantiscono la qualità del prodotto finale, si è potuto portare a termine l’opera con una ridotta spesa, specie tenendo conto degli oneri sostenuti per reperire i materiali tra i vari enti che li custodivano e del fatto che le attrezzature sono rimaste per proseguire il progetto in perfetto stato di efficienza e limitatissima obsolescenza tecnologica (di fatto inesistente per la tipologia di documenti per le quali sono state previste).
Infine, per far conoscere il progetto Palladio Digitale il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio ha raccontato questa esperienza nella pubblicazione Una metodologia per l’acquisizione e la restituzione dei giacimenti documentali dell’architettura, i materiali per lo studio di Andrea Palladi, curata da Guido Beltramini e Marco Gaiani nel 2003. Il volume presenta la metodologia alla base dell'esperienza di digitalizzazione di oltre trentamila oggetti (disegni, opere a stampa, documenti d'archivio, mappe, fotografie e rilievi contemporanei) che consentono lo studio delle opere di Andrea Palladio. Il testo è strutturato in forma di manuale, con l'intento di renderlo utilizzabile anche per altre esperienze di digitalizzazione dei giacimenti documentali dell'architettura antica o contemporanea.
Bibliografia
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M. Gaiani - G. Beltramini - H. Burns, Andrea Palladio - Il Veneto, CD-Rom Win-Mac, Padova. Marsilio, 2000
M. Gaiani - G. Beltramini - H. Burns, (), Andrea Palladio - Vicenza, CD-Rom Win-Mac, Vicenza. CISA, 2002
R.W.G Hunt., Measuring Colour, Chichester, Ellis Horwood, 1991.
A.R.,Kenney - O Rieger,. (), Moving theory into practice: digital imaging for libraries and archives, Mountain View (VA), Research Libraries Group (RLG), 2000
P.E Debevec.- A. Gardner - C. Tchou- T..Hawkins, Linear light source reflectometry, in “ACM Transaction on Graphics”, 22(2003),3, pp. 749-758 .
Una metodologia per l’acquisizione e la restituzione dei giacimenti documentali dell’architettura. I materiali per lo studio di Andrea Palladio, a cura di G. Beltramini.- M. Gaiani. Milano, Edizioni POLI.design,. 2003.
* Dipartimento INDACO Politecnico di Milano
** Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio di Vicenza |
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