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VERBALE - Assemblea Nazionale Associazione Nazionale Archivistica Italiana
Marco Carassi, direttore dell’archivio di Stato, dopo aver dato il benvenuto a tutti i partecipanti, sottolinea che l’assemblea è una importante occasione di democrazia.
Isabella Orefice, presidente uscente, rinnova il benvenuto e si dichiara molto lieta di ritrovarsi a Torino a 4 anni dal 36° Congresso Nazionale e dal Convegno internazionale sulla Memoria del cinema, svoltosi nel 2003, che, per la prima volta in Italia, ha affrontato le tematiche inerenti alla memoria e agli archivi del cinema, che costituiscono per gli archivisti un mondo tanto difficile da affrontare, quanto entusiasmante. Dal Gruppo di Lavoro sugli archivi cinematografici è emerso il problema degli standard e della necessità di organizzare seminari professionali per formare gli archivisti degli audiovisivi, a cui occorrerà ancora lavorare. Altra sfida è stata far fronte agli archivi degli sport della montagna, tema dell’attuale convegno, che vede il coinvolgimento di molte istituzioni a livello internazionale e nazionale che si occupano di conservazione di queste fonti. Organizzare l’iniziativa quest’anno sulla Memoria degli archivi degli sport della montana infatti non è stato facile. Lo stesso CONI non ha dato piena disponibilità al riordino dei propri archivi. La Sezione ICA/SPA ha realizzato un programma complesso di iniziative dedicate a questo tema, rispondendo all’interesse e alle tante richieste sulla salvaguardia e il recupero degli archivi sportivi. In effetti tali archivi sono realmente a rischio, dal momento che tanta documentazione è già stata perduta. Si registrano alcuni progetti di diversi istituti dell’amministrazione archivistica (Piemonte, Milano, Roma).
Isabella Orefice tratteggia quindi una breve sintesi sulle iniziative intraprese dal Direttivo ANAI in questi tre anni, settore per settore. L’ANAI è stata infatti riorganizzata completamente a cominciare dalla sua segreteria (con il risultato di incrementare le iniziative ed avere risposte sempre più esaurienti alle richieste dei soci). Orefice fa i ringraziamenti alle collaboratrici della segreteria e i partecipanti all’assemblea suggellano con applausi.
La presidente sottolinea quindi che sul tema della professionalità degli archivisti nei diversi settori e sulle possibilità dell’ANAI di offrire un valido sostegno in tal senso, si soffermerà Ferruccio Ferruzzi; mentre sul problema della certificazione professionale, Concetta Damiani.
Isabella Orefice passa ad illustrare il lavoro del progetto internazionale INTERPARES 3, che in questo periodo vede incontri nazionali in varie regioni. Sottolinea quindi come siano state realizzate linee guida da parte di istituzioni non grandi, che lavorano col digitale. Oltre ad INTERPARES, Orefice illustra il progetto TAPE, nell’ambito del quale l’ANAI partecipa con l’AAMOD, in qualità di collaboratori del CFLR, partner italiano dell’iniziativa.
Isabella Orefice sottolinea come dai risultati dei questionari raccolti durante i seminari di formazione ANAI emergano significative indicazioni sulle esigenze dei soci e degli iscritti: c’è un bisogno costante di aggiornamento sugli archivi correnti o di deposito, sugli archivi d’impresa, sugli archivi cinematografici e fotografici. I seminari non possono sostituire la formazione universitaria o quella delle Scuole degli Archivi di Stato, ma intendono integrarla come aggiornamento specifico.
La presidente si sofferma sull’ultimo seminario ANAI, un corso base per riordinatori di archivi, che è stato organizzato in collaborazione con la società di Torino ACTA Progetti, ed ha avuto molto successo, e sottolinea quindi la possibilità di organizzare eventi di questo tipo, grazie al supporto di soggetti/soci.
In merito all’attività editoriale, Isabella Orefice dà risalto alla passione e al tempo che richiede un tale lavoro. Segnala il passaggio di denominazione della rivista “Archivi per la storia”, diventata “Archivi”, diretta da Giorgetta Bonfiglio Dosio, che perseguendo nuovi obiettivi nutre l’ambizione di essere lanciata a livello internazionale. Accanto alla rivista cartacea, Orefice presenta il notiziario quadrimestrale elettronico “Il Mondo degli Archivi on line” realizzato con la collaborazione della DGA, prospettando un miglioramento del servizio, in termini di un aggiornamento, almeno per alcune iniziative, più rapido (e non solo quadrimestrale).
Riguardo alla prima edizione di Archiexpo’, Isabella Orefice sottolinea l’importanza che ha avuto il convegno internazionale dedicato ai risultati di Interpares2 ed inoltre il successo dei Dibattiti di Archiexpo’ e dei vari workshops organizzati da soggetti diversi. Annuncia inoltre la II edizione della manifestazione, che dovrebbe realizzarsi a novembre 2007, sempre a Milano, e che probabilmente sarà aperta ad altri settori, cercando di entrare in contatto con altre professionalità al fine di unire le forze sui vari progetti.
Isabella Orefice passa alla discussione sul referendum di modifica dello Statuto, che non è risultato valido in quanto non è stato raggiunto il quorum necessario. Registra comunque che la maggior parte delle schede pervenute riportava la volontà di modificare lo statuto come proposto , in special modo in merito all’apertura a soggetti diversi e ai giovani.
Ferruccio Ferruzzi, vicepresidente uscente, passa a tracciare una panorama delle politiche riguardanti la professione. Sottolinea come il clima politico avverso (tagli alla spesa pubblica, ecc.) condizioni negativamente anche la politica del pubblico impiego. Ricorda che un primo successo in questo senso è stata la legge 229 del 23 luglio 2003, che riconosce in modo esplicito una specifica disciplina per le figure professionali dei beni culturali, in cui si legge per la prima volta in una legge dello Stato la parola “archivista”, superando così la più generica dicitura “professionalità tecnico/scientifiche” della legge "Bassanini" (n. 59 del 1997). Ferruccio Ferruzzi rimarca come questa legge dovrebbe portare finalmente anche per gli archivisti ad una effettiva attuazione della predetta disciplina, da introdursi nel contratto 2006-09 di prossima stipulazione, il primo dall’entrata in vigore della legge 229 del 2003.
Ferruzzi passa al tema del riconoscimento delle professionalità nel settore privato e annuncia che nella discussione del disegno di legge di riforma dell’ordinamento delle professioni, che riconosce le associazioni delle professioni non regolamentate, l’ANAI intende riproporre, insieme con le altre associazioni dei professionisti operanti nei beni culturali, l’inserimento di specifiche norme che prevedano requisiti particolari e maggiori garanzie per queste professioni.
Riguardo alle riforme del Ministero per i beni culturali, Ferruzzi registra come ogni anno si assista a una nuova riforma: Urbani nel 2003-4 aveva tentato di unificare gli archivi e le biblioteche nel dipartimento delle arti (beni culturali e paesaggistici) e si è dovuta fare una battaglia con cui si è ottenuto almeno un dipartimento separato per archivi e biblioteche.
Ferruzzi si sofferma sul clima politico del nuovo governo che, dagli impegni elettorali, prometteva un netto cambiamento di rotta, mentre invece il nuovo governo, finora, sembra non mostrare sensibilità né per l’organizzazione dei beni culturali in generale, né per gli archivi, certamente non migliore del precedente. Il Ministro Rutelli rifiuta ogni dialogo e procede autoritativamente senza ascoltare né organi consultivi, né associazioni: dopo averne ridotto il numero dei membri dei comitati di settore a solo 4, dimezzato la componente tecnica elettiva e averli commissariati dai membri nominati dal ministro, ha elaborato una bozza assai preoccupante di regolamento di organizzazione del ministero, che torna allo schema ministeriale per direzioni generali e segretariato generale. Già ci si è battuti per evitare che venissero fusi in un’unica direzione generale archivi e biblioteche, come era ventilato a un certo momento dell’elaborazione della bozza. Occorrerà ancora battersi per evitare quanto possibile la completa sottoposizione gerarchico-burocratica, ancora previste dalla bozza, degli archivi e sovrintendenze alle direzioni generali regionali, strutture accentratrici di ogni funzione di direzione e perfino di gestione di tutti gli istituti presenti in regione, che verrebbero a perdere del tutto ogni autonomia. Verrebbe di fatto frammentata e smantellata l’organizzazione nazionale archivistica dello Stato, che ha costituito punto di riferimento e strumento di comunicazione e unitarietà per tutta la collettività archivistica italiana.
Anche il Codice dei Beni Culturali del 2004 presenta alcuni punti relativi agli archivi da correggere, a partire dalla loro stessa riduttiva definizione, e Ferruzzi dichiara che l’ANAI ha preparato un documento con una serie di modifiche e integrazioni che presnterà a breve alla Commissione Settis, che sta provvedendo ad apportare le modifiche al Codice.
Ferruzzi infine annuncia che è intenzione dell’ANAI collaborare nei prossimi tempi a delineare una “Legge quadro” generale per gli archivi, che contenga norme in principio sull’organizzazione e tenuta degli archivi nel nostro Paese, con maggiori garanzie concrete sulla raccolta e conservazione della documentazione sui temi dell’accessibilità e della consultabilità degli archivi e della professionalità richiesta agli addetti. A tal fine si proporrà che vengano destinate apposite risorse finanziarie (per es. quota dell’ imposta sul bollo).
Isabella Orefice chiede se ci sono domande e dà inizio al dibattito.
Maria Rosaria De Divitiis illustra il lavoro del suo staff, che ha stilato un documento presentato in sede regionale e che ha registrato l’attenzione della Regione verso il settore degli archivi.
Maria Luisa Passeri sottolinea ciò che di interessante avviene nel campo del volontariato e fa presente, per esempio, l’interesse di Lega Ambiente (anche per gli archivi), come ad esempio accade nelle Marche e in Umbria.
Maria Rosaria De Divitiis conferma l’impegno di Lega Ambente nel settore, per esempio durante il periodo dell’alluvione.
Barbara Bertini riferisce che giorni fa, durante l’inaugurazione di Palazzo Litta a Milano, sono state esternate al Ministro Rutelli le preoccupazioni degli operatori nel campo degli archivi. Il Ministro, che aveva chiesto l’incontro, ha promesso che entro giugno/luglio saranno messe a punto nuove regole (il regolamento del Ministero). A questo fine aveva prima nominato capo di gabinetto il prefetto Improta e aveva invitato a inviargli richieste e proposte (per Bestini l’ANAI dovrebbe in particolare fare qualcosa ad esempio per i nuovi bandi di concorso). Bertini riferisce come fatto preoccupante che al Ministero, per ovviare al problema delle sedi dirigenziali vacanti e dei numerosi interim dei dirigenti titolari di altre sedi, stanno pensando di dare incarichi dirigenziali ai professori associati delle varie università.
L’assemblea esprime il suo dissenso.
Bertini riprende affermando che l’ANAI deve intervenire e battersi per evitare la scomparsa degli Archivi di Stato, che sembrano non avere futuro. Bertini propone di organizzare delle manifestazioni in merito.
Isabella Orefice prende la parola ed è d’accordo con la proposta della Bertini di organizzare una manifestazione che coinvolga tutti gli archivi.
Ferruccio Ferruzzi vede come una possibile occasione la battaglia per modificare il Regolamento del ministero che prevede le Direzioni Generali Regionali come strutture accentratrici. Ferruzzi inoltre illustra come si dovrà anche fare in una fase successiva un’altra battaglia contro alcune ventilate ipotesi di riforma nel senso dello smantellamento della rete degli istituti archvistici (unificazioni, soppressioni di sedi, affidamento a terzi, ecc). Si può per es. pensare che tanti comuni potrebbero prendere in gestione gli archivi dello Stato presenti e da versare sul loro territorio, ma mette in guardia sul fatto che qualunque riorganizzazione presuppone anche la messa in campo di adeguate risorse, senza le quali sarebbe un ‘bluff’ che si risolverebbe in uno smantellamento senza alternative effettive.
Maria Emanuela Marinelli mette in guardia sulla “pericolosità” del volontariato precario negli archivi che può diminuire il ruolo e la qualificazione del lavoro degli archivisti. Marinelli insiste sul riconoscimento sociale ed economico del lavoro degli archivisti.
Marco Carassi è d’accordo con Marinelli , riguardo al volontariato, e distingue tra attività ordinaria e valorizzazione, che non si possono sovrapporre nelle attività archivistiche.
Lucia Passeri propone un progetto organizzativo da realizzare insieme, archivi di Stato e Soprintendenze, con personale qualificato e disponibile per far capire l’importanza degli archivi, che hanno molti progetti, ma poche risorse, ….
Cinzia Cardinali sottolinea le difficoltà degli operatori professionisti, e non solo di quelli di ruolo. Invita l’ANAI a tutelare comunque la professionalità archivistica e si esprime a favore per la partecipazione a iniziative comuni. Riguardo al volontariato, si dichiara in linea con Carassi e sottolinea l’importanza della formazione per la professione degli archivisti.
Viviana Rocco rimarca come non debba essere l’archivio a cercare volontari e sottolinea l’importanza della formazione e della preparazione degli archivisti.
… Corteggiani sottolinea l’importanza assunta in Italia dall’outsourcing in campo archivistico e invita l’ANAI a tutelare anche queste realtà. Per quanto riguarda il volontariato dichiara che può essere accettato solo in cambio di formazione.
Santina Sambito riprende la questione della chiamata da parte del Ministero di docenti universitari alla direzione degli istituti archivistici e chiede informazioni a Giorgetta Bonfiglio, in quanto docente universitaria di archivistica.
Giorgetta Bonfiglio spiega come in Italia, tra i docenti universitari, gli associati siano pochi, pertanto non sembra proprio una soluzione fattibile. Oltretutto illustra un fenomeno che si sta diffondendo negli atenei, quello dell’accorpamento di docenti in macroaree, e quello della sempre maggiore diminuzione di potere e di espressione per i settori più piccoli e specializzati, come l’archivistica. Spiega come i docenti di questa materia già debbano lottare per non venir accorpati con archeologi e storici.
Carlo Vivoli riprende il discorso sul volontariato, che in altri settori dei beni culturali è abbastanza diffuso, come nel settore dell’archeologia. La tendenza è sempre più diffusa anche negli archivi, e questo è grave. Invita a considerare l’opportunità della formazione e promozione sociale e professionale del volontariato, ovvero di aprirlo al lavoro più regolare.
Marco Carassi sottolinea come in ogni caso un servizio di volontariato aumenti il prestigio sociale di chi lo svolge.
Fiorenza Gemini si sofferma sull’incontro di fine gennaio tenutosi ad Ancona sul SIAS a cui avevano partecipato Paola Carucci, Mariella Guercio, Linda Giuva, da cui è emerso un documento con una proposta da parte loro sulla riorganizzazione degli archivi, forse discutibile, ma comunque un tentativo, una base su cui gli archivisti potevano discutere. Ma Giuva afferma che questo documento non ha avuto seguito. Gemini propone una Giornata sulla riorganizzazione degli archivi, che parta dall’esame di questo documento.
Maria Emanuela Marinelli ribadisce come nel mondo dell’outsourcing girino parecchi soldi e come capiti spesso che vengano affidati alle società di outsourcing lavori senza che le soprintendenze ne siano a conoscenza. L’archivista viene richiesto dalle imprese solo nel momento della definizione bando di gara, poi viene mandato a casa. E’ quindi scandaloso – sostiene Marinelli – che gli archivi siano “lavorati” a cottimo e pertanto sottolinea la necessità di dettare delle norme in questo settore, un codice da rispettare, come l’obbligo per gli outsourcers di reclutare nei loro staff archivisti di professione e di comunicare i vari progetti alle rispettive soprintendenze. Il Ministero non ha risorse, ma solo grossi progetti sono finanziati. Se non si hanno risorse per far lavorare gli archivisti libero professionisti, non ha senso far laureare tanti archivisti senza prospettive di lavoro per il futuro. L’outsourcing come fenomeno diffuso va accettato, ma il settore va regolamentato in modo serio e trasparente. Noi funzionari ci dobbiamo comunque far conoscere di più come esperti: dobbiamo essere chiamati maggiormente a insegnare per esempio nelle università o nelle scuole degli archivi di stato.
L’Assemblea applaude
Giorgetta Bonfiglio sottolinea l’importanza di dare visibilità pubblica alla figura dell’archivista. Si chiede e chiede cosa sia la figura professionale dell’archivista oggi. Necessita una promozione civile della figura dell’archivista. In tal senso e a tale scopo quale è la posizione dell’ANAI? Quali sono gli impegni dei soci? Si possono usare i mezzi telematici per avviare una discussione su tale questione, a partire dal documento di Guercio e Giuva, e quindi su una riforma degli archivi.
Ferruccio Ferruzzi spiega che il documento in questione è stato visto. Emergeva da esso la proposta di fondere le funzioni di tutela e conservazione , controllo e vigilanza a livello periferico in un unico organismo. Ma sono funzioni tecnicamente e professionalmente diverse, e la posizione prevalente dell’ANAI in precedenti dibattiti sullo stesso tema è stata quella di mantenerle distinte in distinti istituti rispettivamente specializziati, come è sempre stato, salvo naturalmente trovare nuove forme di coordinamento e organizzazione di queste funzioni (sempre previo reperimento di risorse, pena la vanità di ogni proposta). In ogni caso l’argomento è stato preso in considerazione dall’ANAI e si aprirà un dibattito.
Fiorenza Gemini è d’accordo sull’apertura di un dibattito. Rimarca il fatto che la convergenza delle funzioni di tutela e conservazione , ormai, sia una realtà.
Antonietta Folchi è d’accordo con le osservazioni di Ferruzzi sulle difficoltà di ascolto da parte del Governo. Ma questo non si può più tollerare. Bisogna creare un movimento. Sembra che ci sia più solidarietà da parte degli utenti! Bisogna far parlare degli archivisti e questi debbono esprimere a più alta voce le loro ragioni. Le borse, per esempio, non sono più bandite. Il volontariato va bene per la terza età, ma va dato spazio ai giovani nei ruoli! Suggerisce una mobilitazione comune tra archivisti, utenti e storici.
Francesca Klein chiede chiarimenti sui rapporti con le altre professioni dei beni culturali. E’ d’accordo sull’apertura di un dibattito e sottolinea come ci siano già gruppi di contatto su tali temi. Chiede se l’ANAI pensa di svolgere il dibattito autonomamente o se pensa di allargare le riflessioni a un gruppo più ampio.
Diana Toccafondi è d’accordo sul coinvolgimento su tali problematiche anche di altre professioni che sono comunque in gioco. Fa notare come ci sia stato tutto un movimento che ha portato alla stesura di una carta comune per la salvaguardia del patrimonio culturale. E’ emerso come i Musei siano i capofila e come le Regioni abbiano un grande interesse. Le diverse professioni condividono l’interesse per l’utilizzo del servizio civile e sono d’accordo a svolgere un ruolo di supporto interdisciplinare, oltre che nello sviluppo della comunicazione. Si tratta di un rapporto trasversale. Per esempio per quanto riguarda la comunicazione e la valorizzazione, il contatto con l’esperienza dei Musei è fondamentale e vincente. La situazione non deve essere vista secondo un’ottica esclusivamente statalista (si tratta di professioni con natura giuridica molto diversa). I Musei per esempio vengono da un riconoscimento della propria professione precocissima, in termini anche di qualità di istituti culturali ben radicati sul territorio.
Sottolinea la necessità di esperire nuovi percorsi di comunicazione e valorizzazione per la nostra professione, avvalendosi delle esperienze di collaborazione con altri settori. I contatti sono già attivati a tal fine dall’ANAI per sua opera.
Concetta Damiani ripercorre le tappe del discorso sulla Certificazione, iniziato da anni ormai, in ANAI. Ringrazia Lucia Nardi e Gilberto Zacché per l’impostazione iniziale di tale lavoro. I documenti tecnici sulla certificazione sono ormai pronti da mesi e visibili sul “Mondo degli Archivi” on line. Si tratta quindi di un tema ampiamente seguito e conosciuto in tutte le sezioni. E’ stato preso in considerazione tutto, nelle tabelle che sono state elaborate, le attività, le posizioni e i curricoli più vari: diplomi, lauree, master, scuole di specializzazione, dottorati, ricerche, percorsi scientifici, titoli rilasciati dalle scuole degli archivi di Stato. Si è voluto sottolineare l’importanza della formazione continua nella valutazione, per premiare soprattutto, al di là dei titoli, i lavori svolti e realizzati. E’ stato redatto un mansionario molto analitico e per aree. Ad ogni attività sono stati assegnati punteggi minimi e massimi. Ma chi certifica? Un Ente nazionale? Sarebbero troppo alti i costi. Una Commissione parallela all’ANAI, prevista in alcuni disegni di legge sulle professioni? L’ANAI stessa? Ci si avvia verso la scelta di un registro associativo in cui essere iscritti come professionisti certificati. Ciò avrebbe un forte ruolo sociale. In questo contesto, come prevede il disegno di legge governativo, le Associazioni possono rilasciare un certificato di competenza. Si tratta di un documento sempre in aggiornamento e in fase di ampliamento. La certificazione dovrà inoltre essere effettuata solo su base volontaria (una sorta di bollino blu) ? Si profila il rischio di un mercato, di una giungla in questo settore.
Bisogna cercare di sensibilizzare sulla certificazione, coinvolgendo le soprintendenza archivistiche e l’amministrazione archivistica. Sulla certificazione vanno sensibilizzati anche i Comuni e gli enti territoriali. E’ necessario rendere operativa l’attività di certificazione ANAI dal prossimo autunno/inverno.
Applausi dell’assemblea
Isabella Orefice fa notare che in questo contesto l’ANAI dovrebbe trovarsi nella necessità di essere certificata per prima. Chi certifica i certificatori?
Dibattito
Luigi Contegiacomo ringrazia Damiani per il lavoro splendido svolto. Fa notare però il rischio che la certificazione, che riguarda molte attività professionali che possono essere svolte anche da figure organizzative affini, possa essere equiparata al titolo più ristretto ed esclusivo di “archivista”. Gli “archivisti” puri in tal senso però non sono molto richiesti.
Isabella Orefice ritiene che la certificazione sia una forma di riconoscimento che viene sempre da terzi, ma richiesta sempre su base volontaria. L’archivista certificato può darsi che abbia poi qualche occasione di lavoro in più. All’ANAI per esempio arrivano richieste di pareri in tal senso. Noi cerchiamo di offrire un servizio qualificato. Se non andrà, pazienza, non dovremmo preoccuparcene. A livello europeo sono le associazioni professionali a fare la certificazione (in Inghilterra e in America per esempio). Ma non può esserci una norma cogente generale, in quanto si tratta di un riconoscimento volontario.
Luigi Contegiacomo nota come da un esame del mercato attuale, e anche della situazione politica, emerga il fatto che sempre più ci si avvarrà dell’outsourcing.
Isabella Orefice sostiene che anche gli outsourcer dovrebbero essere certificati.
Luigi Contegiacomo propone un documento comune in merito con richiesta di garanzie.
Diego Robotti riprende il discorso sulla certificazione dell’outsourcer e sottolinea come tale problema ci riguarderà sempre di più nei prossimi dieci anni, quando aumenteranno sempre più i soggetti che opereranno nel mondo degli archivi sia a livello pubblico che privato. Il committente chiede l’intervento dell’outsourcer. E’ necessaria un’attenzione dell’Associazione. Si tratta di tutti quei lavori che nella certificazione sono compresi. Il mercato non è fatto più di sole persone che operano a livello individuale. La certificazione in prima battuta si occupa solo delle persone, e le società, che stanno aumentando? Si potrà chiedere, in effetti, alle società quanti dipendenti hanno che siano stati certificati. Ma forse si tratta di una scappatoia. Nessuno può permettersi di assumere archivisti certificati a tempo indeterminato. Per far funzionare la certificazione bisogna coinvolgere tutti i soprintendenti in modo condiviso e organico. Ci deve essere un coordinamento tra i soprintendenti a tale scopo. Bisogna far conoscere e diffondere il fatto che la professione dell’archivista d’ora in poi sarà certificata.
Concetta Damiani spiega che si dovrà trattare di un modello che possa funzionare in tutte le diverse realtà. E’ giusto, in effetti, che dopo l’archivista individuale ci si dedichi alla certificazione dell’outsourcer, stabilendo certi parametri.
Maria Rosaria De Divitiis chiede se le società di outsourcing non siano già sottoposte a norme di qualità ISO.
Isabella Orefice risponde di sì ma queste non danno comunque garanzie sufficienti.
Maria Emanuela Marinelli fa notare come ci sia stato un tentativo di creare un’associazione di outsourcers, ma è fallito, perché gli outsourcers non hanno voluto associarsi, tanto meno accettare delle regole.
Concetta Damiani spiega che la certificazione funziona a diversi gradi e livelli. La prima soglia è quella della formazione scientifica, quindi l’attestazione di esperienze lavorative.
… Bocchino fa notare che si parla sempre di archivisti, ma per chi svolge questo lavoro con il diploma di ragioneria e in seguito ha svolto dei corsi di formazione?
Concetta Damiani rileva che si tratta di casi limite, che vanno presi in considerazione, anche se non potrebbero diventare norma. Quella dei titoli è solo la prima soglia. In ogni caso per la certificazione tutto, anche la formazione e l’esperienza maturate sul campo, verrà preso in considerazione. Bisogna far valere il ruolo dell’attività svolta e legittimare chi lavora da anni sul campo.
Gianfranco Miscia rileva come sul problema della certificazione delle società ci sia un’evoluzione. In Abruzzo per esempio le società sono create da archivisti professionisti e quindi il problema è minore. La certificazione è importante per orientarsi in modo obiettivo a livello di capacità di svolgere un lavoro. Un Ente autonomo che possa certificare questo, è importante che ci sia. Ma come si espliciterà il rilascio della certificazione? Con un sì o un no o ci sarà una sorta di certificazione a diversi livelli?
Concetta Damiani spiega che ci saranno 4 stadi diversi, con possibilità ogni due anni di rinnovare i titoli. In ambito esterno, pubblico, non saranno visibili i punteggi quantitativi, ma ci sarà la certificazione qualitativa a quel livello piuttosto che un altro.
Damiani ringrazia per i complimenti ricevuti per il lavoro svolto, ma sottolinea che alle spalle c’è stato il lavoro di tutti i soci che hanno partecipato e dato suggerimenti. Per quello che la riguarda ha svolto un lavoro di coordinamento ed ora presenta i risultati.
Lucia Passeri dice che si pubblicano bandi in cui l’archivista generico è collocato a livello del facchino. Con la certificazione si eviterebbero queste cose ridicole.
Ferruccio Ferruzzi tratteggia un problema relativo a due grandi profili: se l’outsourcer deve collaborare con un ente pubblico, noi possiamo chiedere che il pubblico sia tutelato, ma se lavora con un privato non detentore di archivio dichiarato di interesse storico, noi non possiamo fare legalmente nulla. Si dichiara favorevole a una certificazione anche per gli outsourcers, magari collegata a quella dei Musei, come diceva Toccafondi. Così ai detentori di archivi si può comunicare che esiste una Carta degli outsourcers che può garantire loro una prestazine qualificata.
Diana Toccafondi …
Santina Sambito chiede come si sia proceduto a distribuire la certificazione nelle varie aree.
Concetta Damiani …
Carenini (Comune di Cortona) chiede se la certificazione potrà incidere anche sui profili professionali del Ministero, di aziende, ecc. Come archivi nazionali, Cgil, Cisl, Uil, organizzano a settembre una conferenza nazionale sugli archivi sindacali nel mondo. L’ANAi potrebbe partecipare. Sono previsti 80 rappresentanti degli archivi del lavoro.
Maria Rosaria De Divitiis fa notare che alla soprintendenza vengono imposti dei lavoratori che hanno l’incarico di organizzare l’archivio e devono essere seguiti da un funzionario della stessa. Sta diventando un problema. Alla fine, alcuni di loro, poiché a volte non sono pagati, o con ritardo, hanno creato anche molti problemi. Ma come funziona per queste figurano che lavorano sul campo? Dopo un mese diventano archivisti?
Cinzia Cardinali ritiene che ci sia da lavorare molto anche nel campo della committenza.
Isabella Orefice propone di passare al tema del referendum per esaminare le motivazioni di quanto è successo.
Carlo Vivoli spiega che si è cercato di far passare questo referendum, ma forse bisogna fare autocritica, perché i tempi per esempio sono stati stretti, e forse non si è avuto il tempo di far capire tutti i passaggi della proposta. In questi mesi su lista Archivi 23 ci sono state testimonianze sulla difficoltà di colloquiare.
Contenti o meno, stiamo vivendo una fase di formazione del mercato. L’ANAI deve stare al passo con i tempi, deve avere una maggiore apertura, deve ricalibrarsi. E’ necessario mantenere la preminenza degli archivi di Stato, quali soggetti tutelati e rappresentativi. Il nuovo direttivo dovrà attrezzarsi in modo più adeguato soprattutto per la comunicazione. Il sito dell’associazione va rivisto. Vanno valorizzati i gruppi di lavoro, come indicava anche Klein.
Applausi dell’assemblea
Gianfranco Miscia sottolinea come in effetti ci sia stato un problema di comunicazione a proposito del referendum. Si era tutti d’accordo, ma non si sapeva bene…
Giorgetta Bonfiglio rimarca il fatto che i presidenti delle varie sezioni avrebbero dovuto avere un ruolo fondamentale in tale senso. Avrebbero dovuto spiegarne i termini ai soci della loro sezione e chiedere cosa si aspettavano.
Diego Robotti ritiene che sia stato sottovalutato questo aspetto. Personalmente si è accontentato di votare.
Isabella Orefice sottolinea come non si possa proporre in assemblea il referendum, perché richiede un quorum troppo alto. A questo punto il referendum è da rifare con il pieno coinvolgimento, questa volta, dei presidenti regionali che dovranno organizzare delle assemblee territoriali per spiegarlo, mentre a livello centrale si avrà il tempo di diffondere meglio anche le diverse proposte. A livello regionale sono molte le iniziative importanti intraprese, grazie alle quali l’ANAI in generale è sempre più riconosciuta e autorevole. In tal senso va tutta la nostra gratitudine ai presidenti di sezione.
Ferruccio Ferruzzi in merito ad alcune osservazioni al referendum sottolinea che non è previsto che il voto sia segreto.
Francesca Klein si dichiara disponibile a una maggiore comunicazione, ma chiede un ruolo maggiore in termini propositivi, un maggiore coinvolgimento nelle iniziative che vengono prese anche a livello centrale.
Isabella Orefice concorda con Klein. Propone quindi di convocare un’assemblea dei presidenti in modo da iniziare e suscitare un dibattito a cascata a livello regionale. Va bene quindi un nuovo percorso di riflessione, ma con una fattiva e maggiore partecipazione.
Gilberto Zacché propone di parlarne già nella prossima assemblea dei presidenti.
Isabella Orefice chiude l’assemblea elencando le candidature al nuovo direttivo nazionale e proponendo i componenti del seggio elettorale, che vengono approvati. |
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