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A corte e in guerra. Il memoriale segreto di Anna de Cadilhac, a cura di Roberta De Simone e Giuseppe Monsagrati, Viella, Città di Castello 2007, pp. 207, € 22
![]() La collana La memoria restituita. Fonti per la storia delle donne, si arricchisce di un secondo titolo con la pubblicazione dei Ricordi di Anna de Cadhilac, una sorta di anteprima dei quali era stata presentata da Roberta De Simone nel convegno del marzo 2004 all’Archivio di Stato di Roma, i cui Atti costituiscono il primo volume della collana.
Il manoscritto dei Ricordi, dei quali Anna è autrice, o forse dettatrice, è conservato all’Archivio di Stato di Roma, nella prima busta delle Carte Galletti. La protagonista delle vicende è una romana, appartenente ad una nobile famiglia francese, forse emigrata a Roma durante la Rivoluzione francese per sfuggire alle violenze contro gli aristocratici. I Ricordi pubblicati in questo volume si intrecciano con un testo dattiloscritto, recentemente venuto alla luce, impropriamente intitolato Autobiografia, scritto intorno al 1956 da un discendente, Gastone de Cadhilac, sulla vita della sua antenata, proprio partendo dal manoscritto, ma integrato da altre ricerche in archivi francesi.
In modo non dissimile dalle altre giovani del suo lignaggio e del suo tempo - la prima metà dell’Ottocento - Anna, orfana fin da neonata e allevata dalla nonna e dallo zio, viene educata in casa, ricevendo una istruzione insolitamente accurata. Sposa il conte Bartolomeo Galletti e il matrimonio la conduce nel pieno delle vicende risorgimentali, in particolare nel cuore della Repubblica romana, dove si distingue per la sua attività di assistenza ai malati che le vale l’apprezzamento di Garibaldi e una medaglia al valore.
Esiliato il marito dopo il 1849, Anna si rivela una donna attiva politicamente, oltre che ben nota nella vita mondana di Roma anche per la sua bellezza.
Ma la maggior parte dei Ricordi è dedicata all’incontro che le avrebbe cambiato la vita, con il re Vittorio Emanuele II. Il sovrano, tutt’altro che alieno, come è noto, dalle avventure galanti, intrecciò nel 1863 una relazione con la bella e ardita nobildonna, una relazione dalla quale – secondo quanto sostenuto da Anna – avrebbe anche avuto una figlia, Aurora. A seguito delle trame di personaggi della corte, Anna sarebbe poi rimasta vittima di macchinazioni che, in seguito, la avrebbero spinta a continue richieste di denaro come risarcimento dei danni subiti. L’ultima parte della sua vita, dopo la separazione dal marito in seguito alla relazione col re, fu tormentata da disgrazie e lutti. Anna si spense nel 1896, a Napoli, povera e sola.
I Ricordi furono scritti (o più probabilmente dettati) con intento apologetico fra il 1888 e il 1891, quando la contessa era ormai impoverita e ammalata. Le sue memorie furono oggetto di trattative fallite per la vendita alla Casa Reale (forse nel timore di uno scandalo) e di contatti con diversi editori tedeschi e francesi. Ne fu anche annunciata la pubblicazione su riviste francesi e sul «Fanfulla della Domenica», ma la morte di Cesare Trevisani, che curava la redazione su indicazioni della contessa, e poi della stessa Anna lasciarono inedito il testo, che fu poi – come si è detto – ritrovato, rivisto e ripulito da Gastone de Cadilhac.
L’edizione curata da Giuseppe Monsagrati e Roberta De Simone si apre con la bella introduzione di Monsagrati sul contesto nel quale si colloca «La vita agra di Anna de Cadilhac», contesto archivistico e contesto storico e sociale, con una accurata descrizione anche dei “comprimari” della storia, a partire da Bartolomeo Galletti, figura di nobile di nuovissimo lignaggio, di famiglia arricchita col commercio delle spezie, e dello”sfondo” della Repubblica romana. Il testo viene analizzato anche con attenzione per quel che riguarda gli aspetti psicologici di una donna che, alla fin fine usata da un potente, ha uno «scatto di insofferenza» che è forse all’origine del memoriale e delle successive ripetute richieste di risarcimento.
Spetta, invece, a Roberta De Simone introdurre i Ricordi, analizzando la biografia di Anna, la redazione delle memorie, la lingua del racconto e dando conto delle fonti utilizzate, dei criteri di edizione, oltre che dotando il testo di un esauriente apparato di note. |
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