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Il potere degli archivi? Note in margine alla presentazione di un nuovo libro sugli archivi
![]() La presentazione a Roma lo scorso 19 giugno del libro di Linda Giuva, Stefano Vitali e Isabella Zanni Rosiello, Il potere degli archivi. Usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea (Bruno Mondadori, Milano 2007) pubblicato nella collana “Le scene del tempo” diretta da Giovanni De Luna, ha certamente rappresentato un’occasione importante per gli archivi. La potremo definire, se il momento non fosse poco propizio per festeggiare, una vera festa degli archivi per almeno tre buoni motivi. Primo perché è stata l’occasione per parlarne di fronte ad un folto pubblico di addetti ai lavori, e non solo, che hanno apprezzato gli efficaci e stimolanti interventi di Maria Guercio, Giovanni De Luna e Luciano Canfora; secondo perché finalmente questo è avvenuto alla presenza di un ministro, l’onorevole Rutelli; terzo, last but not least, perché si è discusso di un libro importante che affronta in modo innovativo i tanti problemi che affliggono i nostri archivi nella società contemporanea, con un significativo sguardo alla situazione internazionale.
Nei loro interventi, introdotti da Tullio Gregory, in rappresentanza del presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana che ospitava la manifestazione nella bella sala delle conferenze, i tre relatori hanno infatti sottolineato alcune caratteristiche del libro sulle quali sembra opportuno soffermarsi sia pure solo di sfuggita, eventualmente rimandando ad altra sede ulteriori necessari approfondimenti.
Innanzitutto, la forte omogeneità del volume che, sebbene scritto a più mani, mette bene a fuoco le complesse interazioni tra il mondo degli archivi e la realtà sociale, partendo da punti di partenza, o di vista, differenti: ripercorrendo, come fa nel primo contributo Isabella Zanni Rosiello, il complesso e talora ambiguo rapporto tra gli archivi e la ricerca storica; sottolineando, nel caso di Stefano Vitali, il valore simbolico della memoria archivistica e collegando questo valore ai nuovi usi del passato, che sono indagati con particolare sensibilità ed attenzione, anche in considerazione dei possibili rischi che si possono correre nel momento in cui ci si addentra in un percorso di questo tipo; affrontando, infine, il tema del progressivo crescere del ruolo della funzione documentaria nella società contemporanea, come fa Linda Giuva, che non nasconde le contraddizioni e le difficoltà che questo processo può presentare.
In secondo luogo, la necessità di rilanciare il ruolo degli archivi, si potrebbe dire il carattere di sfida da raccogliere, che sembra essere un altro dei temi forti del libro, per comprendere e affrontare le tante contrastanti spinte che agitano nella società contemporanea il “polveroso” mondo degli archivi, sospeso tra le antiche pergamene, i lunghi corridoi zeppi di scaffali pieni di pratiche e i “nuovi” documenti digitali, la cui conservazione appare particolarmente problematica.
Infine, ma tanti sarebbero ancora gli spunti da riprendere sollevati nei loro interventi da Guercio, De Luna e Canfora, lo stretto legame degli archivi appunto con il potere, qualunque esso sia, il principe nell’assolutismo, lo Stato nazionale dell’Ottocento, il regime dittatoriale del Novecento, la democrazia globale di oggi. Un legame ambiguo, che fa degli archivi strumenti attraverso cui le dittature hanno esercitato il loro potere, ma che li trasforma anche in possibili elementi della crescita della consapevolezza democratica, in strumenti per la tutela della nostra convivenza civile.
Proprio questo forte richiamo all’attualità, che rappresenta un altro pregio importante del libro, ha reso ancora più opportuna la presenza del Ministro per i beni e le attività culturali, che come lui stesso ha ammesso, ha finalmente avuto l’opportunità di occuparsi di un settore, quello degli archivi, troppo spesso dimenticato anche in ambito ministeriale.
Il rilancio deve essere organizzativo e culturale, quindi riguardare sia le strutture che le finalità e la missione degli archivi. Sul primo punto il Ministro ha ricordato l’attuale, ennesima, riorganizzazione in atto del ministero, sottolineando come siano allo studio misure per trasformare l’Archivio centrale dello Stato “da ente per la conservazione delle carte dell’amministrazione a organismo tecnico che definisca, coerentemente con la ricerca internazionale, gli standard nazionali per la tenuta della documentazione archivistica, oltre l’indicazione di regole e raccomandazioni per la sua selezione a fini conservativi”. Il potenziamento del’Istituto sarà garantito da una “speciale autonomia di natura finanziaria e amministrativa attribuita al direttore generale dal nuovo regolamento di organizzazione del ministero” che dovrebbe prevedere anche un rafforzamento dell’Istituto centrale per gli Archivi, “cui attribuire la definizione di standard di descrizione e digitalizzazione di riferimento per l’amministrazione statale e le regioni”. Va tuttavia osservato a questo proposito come, a tenere fede alle indiscrezioni ed alle prese di posizione del Consiglio superiore dei beni culturali, il nuovo regolamento presenti numerosi aspetti critici soprattutto per quanto riguarda compiti e attribuzioni degli organi periferici.
Per riflettere sulle finalità degli archivi, Rutelli ha inoltre annunciato per la primavera del 2008 l’organizzazione di una nuova edizione della Conferenza nazionale degli Archivi a dieci anni dalla prima, organizzata nel 1998 dal ministro Veltroni. Proprio il libro di Giuva, Vitali e Zanni Rosiello potrà rappresentare un significativo punto di partenza per la discussione e la riflessione che dovrà essere avviata in vista della Conferenza e che dovrà coinvolgere – ha ribadito il Ministro – il sistema delle autonomie e degli enti territoriali, sempre più impegnati nella conservazione della memoria storica del paese.
Rutelli non si è nascosto le difficoltà, soprattutto la preoccupante penuria di personale qualificato, annunciando ulteriori provvedimenti per tamponare una situazione a dir poco drammatica e purtroppo resa tale anche dagli sviluppi di questi ultimi tempi che, a dispetto di tante belle parole, non sembrano avere provocato, almeno per il momento, significative inversioni di tendenza rispetto ad una politica che ha reso sempre più grave la situazione degli istituti culturali in Italia. |
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