Gli esordi sono legati all’attività mineraria.
Dopo secoli di inattività, un gruppo di industriali belgi fece riaprire una miniera di rame nella Val di Cecina in località Montecatini. Nel 1888 tale miniera fu ceduta ad una “Società anonima delle Miniere di Montecatini”, con sede sociale in Firenze presieduta dal comm. Giambattista Serpieri. Erano i natali della “Montecatini”, il grande complesso minerario e chimico che sarà protagonista dello sviluppo chimico e dell’economia italiana.
L’ascesa della Montecatini probabilmente cominciò nel 1910, quando alla direzione dell’azienda subentrò Guido Donegani, che seppe intravedere le molteplici possibilità di sfruttamento che un minerale come la pirite offriva per lo sviluppo dell’industria chimica di base.
Già nel 1911, la Montecatini assorbe la principale concorrente , l’Unione Italiana Piriti, assicurandosi così il monopolio di questo minerale e aumentando considerevolmente la produzione di pirite e di rame, data la richiesta crescente per l’entrata in guerra dell’Italia.
La Montecatini si trasferì da Livorno a Milano.
La storia economica della Montecatini è indissolubilmente legata ai coevi eventi storici: l’entrata in guerra dell’Italia ebbe profonde ripercussioni economiche. L’aumento dei prezzi delle materie prime ad uso bellico determinò un aumento dei capitali della società.
Tra il 1916 e il 1920 la Montecatini entra nel ramo degli zolfi, rilevando la società Mineraria Siciliana, la Società Solfifera Siciliana e la Società Miniere Sulfuree Trezza Albani insieme al gruppo di miniere situate in Romagna e nelle Marche.
L’economia di guerra consentì all’industria chimica italiana di compiere un nuovo balzo in avanti dopo quello compiuto nei primi anni del secolo. Finito il conflitto, il ridimensionamento dei profitti impose il problema di convertire gli impianti verso produzioni diversificate.
Alcune aziende, prevedendo gli sviluppi che la chimica industriale avrebbe assunto nella vita economica del paese, crearono complessi industriali più ampi e avviarono un più stretto rapporto con la ricerca scientifica. La Montecatini diretta da Guido Donegani, che già aveva un ruolo predominante nel settore minerario, iniziò ad allagare il suo campo d’attività con l’assorbimento di importanti complessi operanti nel settore dei fertilizzanti e nella produzione di acidi minerali.
Già nel 1913 con l’acquisizione della “Società per lo Sviluppo dei Superfosfati e dei prodotti chimici in Italia, la Montecatini era entrata direttamente nel campo chimico assicurandosi in tal modo il collocamento della sua produzione di piriti. Negli anni le attività nel settore chimico si moltiplicheranno diversificando notevolmente le produzioni del gruppo.
Il periodo che va dal 1920 e il 1930 consolida la forza della Montecatini nel settore chimico grazie allo sfruttamento di nuovi procedimenti di sintesi nel campo dei composti azotati grazie al processo ideato dall’ingegnere Fauser (1921). Questo venne a coincidere con la battaglia del grano del 1925 che comportò l’uso massiccio di fertilizzanti.
Un cartello del film Granicoltura razionale (1926-1929) esemplifica perfettamente l’impegno politico profuso nella questione agraria:
“Agricoltore, coltiva con amore / il tuo grano. Coltivalo bene e ne avrai / compenso. Considera ciò un tuo pre / ciso dovere./ Il re e il capo del governo con-/ fortano le tue fatiche. L’Italia può e / deve produrre tutto il suo grano. /
Questo primo documentario costituisce il capostipite delle lezioni del Corso di Agraria degli anni ’60. Indicazioni sulle modalità di concimazione dei terreni, sulla preparazione dei terreni o sui periodi ottimali per la semina cominciano a circolare tra gli addetti al lavoro per grazie alle cattedre ambulanti di agricoltura e, successivamente, con l’ausilio sempre più diffuso di lezioni filmate.
Non a caso già in questo filmato (1926-1929) si invita direttamente gli agricoltori di “rivolgersi per consigli alle cattedre ambulanti di agricoltura”.
La battaglia del grano non contribuì a migliorare il problema dell’agricoltura italiana, ma fu una battaglia vinta dai produttori di fertilizzanti azotati perché la produzione passò dalle 5000 tonnellate del 1925 alle 50000 tonnellate del 1930.
Dopo il 1925 la Montecatini effettua un ulteriore dilatazione delle sue attività chimiche acquistando il controllo di aziende produttrici di alluminio (Società italiana dell’alluminio e Società Italiana Alluminia), di esplosivi (Dinamite Nobel e Società Anonima Esplodenti e prodotti chimici),
di vernici e smalti (Costituzione della Duco con la Nobel e Du Pont), delle fibre artificiali all’acetato di cellulosa (costituzione della Rodhiaceta con la collaborazione della francese Rhone Poulenc).
Nel decennio 1930-1940 si può collocare la terza fase di sviluppo della società Montecatini.
Nel 1931 la Montecatini entra nell’industria dei coloranti acquisendo l’A.C.N.A (Aziende chimiche Nazionali associate). Nel frattempo interviene anche nel settore dei prodotti farmaceutici e dei profumi sintetici, costituendo la Società Farmaceutici Italia (Farmitalia) in collaborazione con la francese Rhone Poulenc. La Farmitalia produce a Settimo Torinese specialità medicinali per uso umano e veterinario e materie prime per l’industria farmaceutica. Acquisterà anche una partecipazione di maggioranza della Carlo Erba.
Entra anche nel campo delle raffinazione dando vita, in collaborazione con A.I.P.A. e A.G.I.P. alla fondazione dell’Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (A.N.I.C.)
Ma il vero boom dell’industria petrolchimica sarà raggiunto con l’avvento della chimica dei polimeri grazie agli studi di Giulio Natta (1954). Con lo sviluppo della chimica dei polimeri e le svariate possibilità che offre all’industria, si registra il fenomeno della partecipazione dei complessi petroliferi alle attività chimiche. La Shell acquisterà una partecipazione paritaria nelle più recenti ed impegnative iniziative della Montecatini creando la Monteshell.
In compartecipazione con altri grossi complessi americani, negli anni 50 entra nelle produzioni chimiche anche la società Edison, che avvia la propria attività chimica nella zona industriale di Porto Marghera attraverso la consociata Industria San Marco e costituendo poi la Sicedison ( con la partecipazione dell’americana Monsanto), la Sincat in Sicilia (100% Edison), la Celene a Priolo (50% Edison e 50% Union Carbide) e l’A.C.S.A. ( Edison e Chemstrand).
L’entrata della società Edison nel settore chimico con la produzione di alcuni tra i più grandi impianti chimici del paese, la mette in gradi di rivaleggiare con quelli che la Montecatini stava per avviare a Brindisi e Ferrara.
Negli anni tra il 1959 ed il 1962 s’insediano i grandi impianti petrolchimici italiani e si diffonde il vocabolo petrolchimica per indicare tutto ciò che la chimica ricava dal petrolio.
Dal 1961, grazie alla scoperta di Giulio Natta, dal petrolio si ricava una nuova materia: il polipropilene isotattico. Ne nascerà una materia plastica: il moplen ed una fibra sintetica il meraklon e il moplefan, film trasparenti molto usate per imballaggio. Le aziende all’avanguardia nel settore sono: Rodhiatoce Terital (fibra poliestere, filati all’acetato di cellulosa, nylon), Polymer di Terni (meraklon, movil) e Chatillon di Porto Marghera (filati di ryon-viscosa, leacril); poi confluite nella MONTEFIBRE
Un primo contatto con la Edison si era verificato molto prima del 1966, anno della fusione dei due gruppi industriali. Negli anni venti fu sancito un accordo tra le Imprese Elettriche Conti (poi Edison) e Guido Donegani, presidente della Montecatini per lo sfruttamento del brevetto Fauser mediante la costituzione ex novo della Società Elettrochimica Novarese che cominciò a produrre ammoniaca sintetica nel 1923.
Nel 1966 avviene la fusione tra Montecatini e Edison che porta al diversificarsi delle etichette in uso nella cineteca del gruppo:
MONTECATINI SERVIZIO STAMPA E PUBBLICITA’ GRUPPO CINEMA
EDISONVOLTA SEZIONE CINEMA
MONTECATINI - EDISON s.p.a. SEZIONE CINEMA
GRUPPO MONTEDISON INDUSTRIA PUBBLICAZIONE AUDIOVISIVI
La produzione dei documentari della ricca cineteca Montedison si potrebbero schematicamente raggruppare nelle seguenti categorie:
film specializzato
film di informazione tecnica
film tecnico di informazione generale
film di prestigio (dal film sull’arte al film di relazioni umane
Tra queste categorie note agli archivi di cinematografia industriale, per motivi di tempo mi soffermerei sul carattere didattico di questa filmografia. Abbiamo già citato precedentemente un esempio: Granicoltura razionale (1926-1929).
La Montecatini aveva costituito molto presto un proprio circuito diretto di distribuzione, divulgazione con le auto cinema. Di fatto la realizzazione della maggior parte dei film realizzati tra il 1955 e il 1960 seguiva un criteri didattico illustrativo ai fini della preparazione tecnica (in vista del futuro utilizzo dei prodotti) di una determinata categoria di utenti: gli agricoltori.
Esemplificativo è il Corso di agraria in 11 film e relative dispense, prodotto dalla Montecatini S.P.A. e destinato ad un pubblico di studenti e agricoltori. Le seguenti lezioni erano arricchite dall’animazione di Nino Pagot:
L’uomo dei campi
Il terreno
Sistemazione e lavorazioni
La pianta
Come si nutrono le piante
Concimi
Riproduzione e miglioramento delle piante
Allevamenti
Gli insetti
Le crittogame
Fiducia nella terra
Per esempio l’ultimo filmato è una sintesi panoramica di tutti i mezzi che concorrono a migliorare la produttività delle terra. Viene anche trattata l’importanza dell’agricoltura italiana in seno al Mercato comune europeo e il ruolo fondamentale che essa occupa nel sopperire alle crescenti necessità alimentari della popolazione in continuo aumento.
L’uso dell’animazione rendeva particolarmente piacevoli molti di questi documentari ed era affidata alle più importanti case di produzione quali:
1. ELETTRA FILM (proprietario Nunzio Meli), una delle case di produzione cinematografica per la scuola
2. GAMMA GROUP DEI FRATELLI GAVIOLI
3. NINO PAGOT
A testimonianza della complessità del circuito distributivo di questi film basta citare la grande varietà di versioni esistenti nel fondo: oltre alle lingue europee sono presenti molte colonne in arabo o lingue africane. Le occasioni di distribuzione si stavano diversificando grazie ai progetti di diversi stati per diffondere l’educazione popolare.
Ad inizio degli anni ’60 in Algeria 450 gruppi fanno ricorso al cinema educativo per differenti attività: insegnamento, agricoltura, educazione professionale, sociale, sanitaria, ecc. Emittenti televisive cominciavano a funzionare nella Sierra Leone, nel Ghana, nella Costa d’avorio, nel Kenya, nella città di Aden, a Zanzibar e in Tanganica. Nel Mali per es. era in funzione un “Ufficio Cinematografico Nazionale” che attraverso proiezioni pubbliche di film commerciali ed educativi per mezzo di cinemobili, persegue una politica d’insegnamento, di cultura e di educazione a livello popolare. Il CIDAECA (Comité International pour le Développementes Activitées Educative set Culturelles en Afrique) allo scopo di venire incontro alle esigenze dei servizi audiovisivi per la scuola, l’informazione e le trasmissione televisive, pubblicò un repertorio dei film didattici, scientifici, culturali italiani utili allo sviluppo della cultura in Africa.
A questo punto sarebbe un errore considerare queste opere solo dal punto di vista del contenuto.
“Anche un film industriale può, in conformità ai principi estetici, convincere, impressionare, commuovere; raggiungere insomma livelli d’arte. Ma solo nel momento in cui si abbandoni l’esistenza meramente propagandistica degli “industrialotti”, per divenire interpretazione, sensazione intima del regista di fronte ad un mondo così complesso e nuovo (…)
In effetti Una storia incomincia o Kenya (Cecchinato), proprio per l’originalità delle soluzioni, hanno entusiasmato e meravigliato. Infatti, mutati i canoni abituali della scuola documentaristica e non più arida disanima dei vari aspetti di un officina o di un altoforno, magari accompagnata da un “parlato” enfatico e vuoto, diventato una diversa ed originalissima interpretazione della realtà industriale”.
(Carlo Brusati, Tradizione e nouvelle vague nelle opere in concorso, «Rivista del Cinematografo», 7 luglio 1965).
La bellezza di questi documentari è evidente nelle opere dei due registi più significativi delle sezioni cinema delle due aziende, poi unificate dopo la fusione del 1966: Ermanno Olmi e il citato Giovanni Cecchinato.
Il primo era stato fondatore della Sezione Cinema Edisonvolta, nata nel 1954 intorno ad un gruppo di giovani, tra cui spiccano Ugo Franchini, Walter Locatelli, Pier Emilio Bassi.
La principale caratteristica dei documentari di Olmi è sicuramente l’affetto, quasi la complicità che il regista dimostra per i protagonisti anonimi delle grandi opere Edison. In film come Tre fili fino a Milano o Manon Finestra 2, i veri protagonisti sono gli operai e i minatori, immersi nella fatica del lavoro quotidiano o in un attimo di nostalgia per la famiglia e la terra natia lontana. La costruzione di una grande diga o di una rete elettrica è soprattutto una storia di uomini.
In conclusione lascio allo stesso regista Giovanni Cecchinato la presentazione del suo lavoro nella speranza che nel lettore sia nata la curiosità di vedere questi documentari non solo per il loro indubbio significato storico, ma anche per il loro sorprendente valore estetico.
“Noi, della sezione Cinema Montedison, di film di questo genere ne abbiamo fatti circa 200. Questa mole di lavoro ha continuamente stimolato in me la ricerca del maggior effetto psicologico dell’azione scenica e della massima funzionalità espressiva delle immagini. E una delle mie preoccupazioni costanti è quella di fare a meno, il più possibile, della parola, per lasciar parlare le immagini: con la loro evidenza e precisione formale. Così come non nascondo che lo sposalizio tra immagine e suono è da me seguito con la massima cura,nel tentativo di raggiungere una tale aderenza tra motivo musicale e azione scenica da aggredire con un’azione a tenaglia la roccaforte sentimentale che c’è in ciascuno di noi (…) Ma sono convinto soprattutto che si tratta di sostituire ad una dovizia e ricchezza di immagini, una loro più precisa funzionalità espressiva nel contesto dell’argomentazione generale. In questo senso il montaggio del film acquista un’importanza decisamente superiore a quella comunemente attribuitagli; a cui si aggiunge, in piena aderenza, il lavoro di predisposizione della colonna sonora, sul piano della musica, come dei suoni”.
(«Esperienze di un regista funzionario» in AA.VV, Cinema e industria. Ricerche e Testimonianze sul film industriale ,1971).
*Archivio Nazionale Cinema d’impresa- Ivrea