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Gli antichi banchi pubblici napoletani nell’Archivio Storico del Banco di Napoli - Archiexpo II edizione – Milano, 15-17 novembre 2007

Maria Rosaria de Divitiis*

in nn. 1-2/2008
Prima di avviare il mio excursus sulla storia della costituzione e del funzionamento degli antichi banchi napoletani, della loro funzione esercitata a partire dai luoghi pii e dei loro archivi che confluiscono nella storia e nell’ archivio del Banco di Napoli, fino a descrivere le articolate e recentissime vicende (dopo l’assorbimento nell’Istituto San Paolo che ne ha modificato l’assetto, il Banco di Napoli soltanto da qualche settimana è stato ancora trasformato nella denominazione e non solo), sembra utile percorrere per brevi e grandi linee la storia e la vita dei banchi dei mercanti, una categoria che fin dal periodo normanno aveva dato vita a vere e proprie colonie, in un fervore di traffici e di affari che coinvolgeva Napoli come tappa naturale, direi obbligata, con l'Oriente.
E' noto che a Napoli fin dal XIII secolo, pur con alterne vicende, si insediarono, in diversi quartieri, genovesi, pisani, fiorentini, veneziani, colonie che determinavano spesso il nome della propria platea, della propria ruga spesso con un proprio Console che nella Loggia teneva il proprio Tribunale (Loggia dei Pisani, Loggia di Genova). In seguito, con gli Angioini, sarebbero apparsi i mercanti provenzali e marsigliesi, e poi, con gli aragonesi, i catalani (esisteva quindi a Napoli un molo dei Provenzali, come esisteva una rua francese, una rua catalana).
Dall’ esistenza del quartiere della Scalesia, posto ad oriente della spiaggia del Moricino, contiguo alla via dei Cambi, alla Pietra del Pesce e alla Loggia di Genova, si desume la presenza di mercanti provenienti da Ravello,Scala e Amalfi, attestata già  in documenti angioini e topograficamente identificabile con l’area dell’ attuale via della Spezieria vecchia, della Scalesia e dei due vicoli dei Tornieri.

Per gli intensi movimenti mercantili era stato necessario istituire la figura dei nummulari, (come venivano definiti i cambiavaluta dell'antichità) o cambiatores che provvedevano alle operazioni di cambio di valuta, perché sui nostri mercati si contrattavano il soldo aureo e le
altre marche bizantine, il tareno arabo-siciliano e quello amalfitano, il regale ed il ducale normanno, il danaro longobardo, il marabotino spagnolo ed il provesino francese, come si rileva da contratti stipulati da notai, a partire dal basso medioevo.
Questi cambiavalute a Napoli risultano insediati fin dalla fine del sec.XIII a Portanova, nella Ruga Cambiorum, dove erano presenti i fiorentini Frescobaldi e Bardi, e il napoletano Nazario Capuano che, ben presto, costituivano banchi di deposito cui i privati ricorrevano per maggior sicurezza, ricevendo la polizza col sigillo del banco come garanzia del deposito fatto, che poteva essere costituito da monete o da oggetti preziosi (banche di deposito). Poi i banchieri che potevano fondarsi sul credito acquisito, cominciarono a servirsi dei depositi per fare prestiti o altri investimenti di capitale (banche di prestito).
Si susseguivano poi il banco di giro, che nasceva dall'esigenza dei mercanti di affidare alle
banche il servizio di cassa che rendeva possibile il trasferimento sulla carta delle operazioni tra due contraenti che fossero in possesso di depositi presso la banca stessa; quindi si creavano anche le partite di giro, che prefiguravano il conto corrente.
Le stesse banche che facevano continui prestiti alla Regia Corte avevano un servizio di Cassa per conto della Corte stessa, raccoglievano le tasse, i proventi delle vendite degli arrendamenti (appalti e monopoli) e altro che spettasse all'erario. Così fin dal Trecento, i banchieri avevano assunto la funzione di Cassa di Stato.
Dopo la seconda metà del Quattrocento cominciarono ad apparire anche banchieri napoletani: Giovanni di Costanzo, Colapietro di Penna, Ottaviano Tramontano, Luigi de Gaeta sono i nomi che appaiono in quel periodo. Ma prevalgono i Fiorentini e i Senesi, a partire dal banco di Lorenzo de’ Medici, Filippo Strozzi, Giuliano ed Antonio Gondi. I Gondi tenevano banco anche in Amalfi a partire dal 1496.
Nel periodo spagnolo si moltiplicavano i banchi genovesi, accanto ad alcuni banchi di spagnoli e fiorentini, ma soprattutto si regolamentavano con diverse prammatiche le costituzioni e il funzionamento dei banchi, istituendo cauzioni (pleggiarie), dal momento che fino ad allora si poteva essere banchieri senza essere assoggettati ad alcuna norma, solo avendo la disponibilità economica, mentre i clienti confidavano i propri depositi privi di qualunque tutela rispetto ai rischi di fallimento, di fughe dei banchieri.....................................

 

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