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Archivi d’impresa: un quadro d’insieme - Archiexpo II edizione – Milano, 15-17 novembre 2007

Giorgetta Bonfiglio-Dosio*

in nn. 1-2/2008
In apertura del seminario, dedicato agli archivi d’impresa, che ha accompagnato lo svolgimento della seconda edizione di Archiexpo (Milano, 15-17 novembre 2007), mi è parso opportuno delineare un quadro d’insieme della situazione degli archivi d’impresa in Italia. Nella panoramica, che verrà ripresa con gli opportuni rinvii bibliografici in uno dei prossimi numeri di «Archivi», valutavo quanto accaduto nel settore specifico nei 35 anni che ci separano dalla tavola rotonda organizzata dall’amministrazione archivistica nell’ottobre del 1972. Le recenti rassegne compiute da Fabio Del Giudice su “Culture e impresa” e da Gaetano Calabrese nell’introduzione agli atti del convegno di Siracusa del 2005, insieme con gli articoli e i dibattiti apparsi soprattutto sulla rivista on-line della Fondazione Ansaldo (“Culture e impresa”, appunto), ci aiutano a ripercorre gli eventi.

Una valutazione globale non può che essere positiva, specie se si contestualizza nella situazione archivistica italiana. La sensibilità nei confronti degli archivi d’impresa è molto aumentata, grazie a studi specifici, alle ricostruzioni storiografiche, ai dibattiti e ai seminari, molti dei quali organizzati dall’ANAI stessa.

Il livello delle conoscenze è accresciuto e anche la professionalità degli archivisti. Le realizzazioni concrete di taluni soggetti produttori maggiormente attenti alla conservazione e valorizzazione del patrimonio imprenditoriale sono di ottima qualità, anche se si riscontra una distribuzione non omogenea delle iniziative di salvaguardia, situazione che deriva sia da differenze significative tra aree e assetti industriali sia a condizioni generali di difficoltà dell’amministrazione archivistica, che hanno rallentato in certi casi gli interventi sistematici di tutela e di rilevazione.
In questa situazione a pelle di leopardo, che comunque non è esclusiva del mondo degli archivi d’impresa, emergono soluzioni conservative di eccellenza sia per collocazione degli archivi sia per interventi descrittivi sia per valorizzazione a più livelli. L’ottica della cultura d’impresa è ormai penetrata della storiografia e ha prodotto indagini e ricostruzioni storiche molto acute. Esistono iniziative editoriali specifiche (newsletter, riviste cartacee e riviste on-line), che nessun altra tipologia d’archivio, se non forse gli archivi militari, ha.
Le occasioni d’incontro non sono mancate soprattutto negli ultimi tempi: oltre ai tre convegni organizzati dall’ANAI – Sezione Friuli Venezia Giulia, ricordo i due recenti convegni “Riforme in corsa” (svoltosi a Bari nel 2004), che aveva una specifica sessione dedicata alle imprese, e “Gli archivi d’impresa in Sicilia” (svoltosi a Siracusa nel 2005), dei quali sono stati recentemente pubblicati gli atti nei mesi scorsi.
Le criticità comunque esistono. Prima di tutto, la stragrande maggioranza delle iniziative riguarda solo gli archivi storici, mentre per la gestione degli archivi correnti gli archivisti non vengono chiamati, salvo in casi eccezionali, circoscritti in prevalenza al settore bancario e assicurativo. Eppure specifiche professionalità, anche se in numero limitato, incominciano ad essere disponibili sul mercato. Questo ed altri segnali evidenziano la carenza, abbastanza diffusa, di cultura archivistica nel mondo imprenditoriale, senza la quale è difficile progettare incisivi interventi di tutela.
Inoltre le iniziative relative agli archivi storici sono isolate e non coordinate tra di loro, spesso autoreferenziali, non collegate a un autentico sistema di rete. Emerge in sostanza quello che è stato evidenziato dall’analisi dei siti web: manca un coordinamento, un disegno unitario, che, salvando le vocazioni e le caratteristiche di ognuno, stimoli percorsi di qualità.
Le realizzazioni più significative sono state compiute da imprese di notevole importanza, mentre poco attive si sono rivelate le piccole e medie imprese, quelle che non hanno né eccessive risorse né capacità di organizzare da sole la conservazione adeguata dei loro documenti né autocoscienza di ruolo.
L’azione di tutela dell’amministrazione archivistica, in genere inadeguata ai reali bisogni a causa della carenza di risorse, rischia di essere compromessa dal profilo giuridico delle imprese. L’attività di individuazione e di riconoscimento del bene culturale che sta alla base dell’attuale regime di tutela è ostacolata dal fenomeno della globalizzazione e del camaleontismo. Le carenze normative, lamentate da molti, non spiegano i rischi cui è esposto il patrimonio archivistico delle imprese. Molto più rilevanti per la tutela di questo patrimonio sono la consapevolezza degli imprenditori e il loro impegno civile e politico nell’affermare la loro identità.
 La collaborazione con gli storici, nel rispetto reciproco dei ruoli, rimane una risorsa preziosa per abbinare alla tutela la valorizzazione degli archivi d’impresa. Emerge, invece, la necessità di rafforzare la preparazione di archivisti specializzati, in grado di affrontare e risolvere i problemi archivistici delle imprese: dalla gestione dei documenti, anche digitali, nella fase corrente, alla valorizzazione e comunicazione del patrimonio archivistico consolidato nella fase storica, senza tralasciare l’azione di selezione, spesso trascurata anche in altri contesti.
I problemi dunque sono tutti  tra loro connessi: la carenza di norme specifiche (ammesso che servano), la progressiva riduzione delle risorse (sia di natura pubblica sia interne alle aziende), che mette a rischio la stabilizzazione delle iniziative finora realizzate e compromette la prosecuzione e l’espansione dei programmi futuri, la scarsità di direttive e la scarsa conoscenza di quelle esistenti, la perdurante insensibilità della maggioranza degli imprenditori nei confronti della tutela e della conservazione della memoria e del patrimonio industriale, la conseguenze esigua richiesta di archivisti specializzati da destinare alla gestione dei documenti delle imprese, l’inesistenza di soluzioni conservative che consentano una concentrazione a tappeto degli archivi, l’esiguità di percorsi formativi specifici (tranne eccezioni di eccellenza), coordinati con l’intero sistema formativo specifico.
 
* Università degli studi di Padova

Fondazione Ansaldo