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Gli archivi di impresa della Fondazione Isec. Conservazione, utilizzo e nuovi media - Archiexpo II edizione – Milano, 15-17 novembre 2007

Alberto De Cristofaro e Primo Ferrari

in nn. 1-2/2008
Il Patrimonio
 
La Fondazione Istituto per la storia dell’età contemporanea (Isec) è nata nel 1973 con l’obiettivo di raccogliere e conservare fondi archivistici e librari per la storia politica, per la storia sociale e per la storia economica del Novecento.
Nel 1983 l’Archivio è stato dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica regionale.
A partire dal 1995 l’Isec è divenuto un punto focale in Lombardia per la raccolta, la conservazione e la valorizzazione di archivi d’impresa utili per ricostruire la storia economica dell’area milanese, e non solo, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Il convergere verso la Fondazione di archivi d’impresa non è un fatto casuale, considerata l’azione svolta sul territorio nel corso dei decenni e i contatti, anche personali, instauratisi tra i responsabili dell’Isec e personalità del mondo politico, sindacale e imprenditoriale sestesi e milanesi e grazie anche agli ottimi rapporti che in questi anni si sono stabiliti con la Sovrintendenza regionale e con l’Archivio di Stato di Milano.
Gli archivi d’impresa, di cui parleremo più distesamente in seguito, sono andati ad affiancarsi ad altri archivi, quelli per così dire degli organismi sindacali e politici attivi all’interno delle imprese o che si rivolgevano ai lavoratori delle imprese versati da militanti del sindacato o dei partiti politici (Pci e Psi soprattutto), di commissioni interne e consigli di fabbrica, di cellule politiche, nonché la documentazione di diversi consigli di gestione. Questa documentazione è fondamentale per ricostruire le vicende delle imprese, perché fornisce il punto di vista dei lavoratori, non sempre “coincidente” con quello di parte padronale e talvolta completa la documentazione prodotta dalle imprese stesse. Vale la pena in questa sede segnalare alcuni di questi fondi personali particolarmente consultati dagli studiosi in questi anni. Pensiamo in particolare alle carte della Osva, a quelle della Breda (fondi Roglio, Carrà, Acocella, Terpin, Pci sez. di fabbrica Gramsci, Biondi, Tentori, Mascetti, Ponti, Formigoni, Consiglio di fabbrica della III sez., Midali, Commissione interna della IV sez., Dean), della Falck (fondi Pci sez. di fabbrica Picardi, D’Adda, Savino, Granelli, Pugnetti, Pozzobon, Fenaroli, Gori, Fusi, Fumagalli), della Ercole Marelli (fondi Consiglio di fabbrica, Rossinovich), ma anche a quelle della Magneti Marelli, dell’Alfa Romeo, della Garelli, della Gte Autelco, dell’Innocenti, della Redaelli, della Rai di Milano ecc. ecc.
 
Per tornare al tema centrale della nostra comunicazione gioverà con maggiore puntualità fissare alcuni momenti particolarmente significativi:
- nel 1995 la Finanziaria Ernesto Breda in liquidazione, attraverso il responsabile dell’Archivio storico Rodolfo Spadaro, dopo aver sondato senza esiti positivi altre istituzioni culturali milanesi per verificare la disponibilità ad accogliere in deposito le carte, si rivolse all’Amministrazione comunale sestese che a sua volta contattò la Fondazione Isec che diede una immediata disponibilità e si attivò per reperire e predisporre gli spazi necessari ad accogliere l’ingente documentazione. L’Archivio storico Breda (1899-1990) infatti è costituito da documentazione cartacea (700 ml), 40.000 stampe fotografiche e diverse migliaia di lastre di vetro e negativi su pellicola, almeno 10.000 disegni tecnici di prodotti, impianti e planimetrie degli stabilimenti, 1.000 bozzetti pubblicitari, 22 filmati su pellicola e decine di strumenti di lavoro, prodotti e cimeli di varia natura. La documentazione dà conto dell’attività svolta in Italia e all’estero dalla Società Italiana Ernesto Breda per costruzioni meccaniche (1899-1952), dalla Finanziaria Ernesto Breda e dalle società dalla stessa controllate (1952-1985), nelle diverse articolazioni: organizzazione aziendale, amministrazione, progettazione, produzione e commercializzazione;
- nel 1997 su segnalazione di una docente di una scuola media superiore di Milano, Concetta Brigadeci, furono recuperate le carte e il ricco campionario di bottoni dell’Archivio del Bottonificio Binda e della famiglia omonima (1833-1967; 506 unità archivistiche). Questa società fu leader nella produzione di bottoni in Italia a partire dalla metà dell’Ottocento. L’Archivio è stato oggetto per il suo ordinamento di una tesi di laurea specialistica. A tal proposito facciamo rilevare come la Fondazione abbia in questi ultimi anni stipulato una serie di convenzioni con le università Statale e Bocconi e il Politecnico di Milano per l’utilizzo a fini didattici e formativi dei propri archivi;
- successivamente, nella primavera del 1999 la Fondazione acquisì dalla società ABB Sadelmi di Sesto San Giovanni la sezione fotografica dell’Archivio storico Ercole Marelli, comprendente circa 35.000 stampe fotografiche. Pochi mesi dopo, su segnalazione dell’Archivio di Stato di Milano che custodiva le carte del procedimento fallimentare, acquisì i fascicoli cartacei e la biblioteca tecnica aziendale (120 metri lineari, tra monografie e periodici editi nel corso del Ventesimo secolo). Nel 2000 infine furono recuperati i fascicoli del personale per il periodo dal 1945 al 1973 conservati presso gli uffici della società ABB Sadelmi.
L’Archivio storico della Ercole Marelli (1896-1986; 200 ml) documenta l’attività amministrativa, produttiva, commerciale e filantropica della Società;
- sempre nel 1999 fu acquisito, attraverso l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, una parte dell’Archivio storico della società milanese Riva & Calzoni (primi del ‘900-1970; 100 ml), leader in Italia nella produzione di turbine e pompe idrauliche. Il fondo, non ancora ordinato, conserva: circa 70.000 disegni tecnici di prodotti e progetti di impianti realizzati dalla Società tra gli anni Dieci e gli anni Sessanta; corrispondenza e documentazione amministrativa e contabile;
- nello stesso anno l’Isec acquisì la documentazione dell’Ufficio personale e i disegni tecnici degli impianti siderurgici, delle centrali elettriche e degli immobili per uso civile delle Acciaierie e ferriere lombarde Falck. Si tratta di 25.000 disegni tecnici e di circa 500 scatoloni numerati dall’azienda per effettuare eventuali ricerche contenenti i fascicoli del personale dei diversi stabilimenti dell’azienda a partire dall’inizio del secolo scorso;
- nel 2002 la Fondazione acquisì dall’Archivio di Stato l’Archivio storico della Società italiana per le strade ferrate meridionali poi Bastogi finanziaria, oggi società immobiliare, dichiarato di notevole interesse storico nel 1984 (1862-1983; ml 150). La documentazione testimonia delle attività della società e delle imprese dalla stessa controllate e ad essa collegate;
- nel 2006 la società Italtel ci ha versato il proprio archivio storico (1943-1990; 250 ml) che riguarda l’attività degli organismi dirigenti, la produzione e commercializzazione dei prodotti a livello internazionale, i rapporti con i dipendenti e le organizzazioni sindacali. Attualmente questo archivio è in fase di ordinamento e si pensa che entro il 2008 l’inventario potrà essere a disposizione degli utenti.
 
Questa è una breve panoramica sui fondi maggiori, ma la Fondazione conserva molti altri fondi di impresa di minor consistenza ma assai significativi. Nel fondo della famiglia De Ponti, che conserva carte che vanno dal 1536 al 1952, vi è documentazione relativa alla filanda gestita dalla famiglia (libro cassa, inventari, libri matricola). Altri fondi che possiamo per brevità solo citare sono i seguenti: l’azienda meccanica Officine ing. Folli poi Officine Gay di Lodi, la Manifattura di Legnano, la società farmaceutica A. Angiolini di Milano, la Essiccatoi Boltri di Como, l’Innocenti Santeustachio di Milano.
La Fondazione è inoltre in questo momento impegnata nel recupero di altri archivi storici d’impresa di cui al momento, per scaramanzia, non è il caso di fare i nomi.
Ordinamenti e valorizzazione
 
Questi fondi per la storia dell’industria e dell’economia sono caratterizzati da una grande ricchezza tipologica: accanto alla documentazione cartacea, i disegni tecnici dei prodotti e degli impianti permettono l’indagine delle trasformazioni tecnologiche e della cultura di progetto; le planimetrie degli stabilimenti svelano il farsi del paesaggio industriale; le fotografie narrano quasi un secolo di storia del lavoro e della tecnica, ma svelano anche gli sforzi messi in atto dalle imprese per andare incontro alle necessità delle proprie maestranze (edilizia per i lavoratori, istituzione di colonie per i figli dei dipendenti e di residenze marine e montane per i lavoratori con problemi di salute, costituzione dei dopolavoro ecc. ecc.); i bozzetti pubblicitari, firmati spesso da grafici molto noti (vale la pena citare Araca, Boccasile, Max Huber), sono espressione di una cultura della comunicazione che ancora oggi qualifica l’immagine internazionale di Sesto San Giovanni e dell’area milanese.
Di fronte alla rilevanza della documentazione e alle numerose richieste di consultazione da parte degli utenti l’Istituto ha sempre avuto una politica estremamente flessibile, rendendo disponibili i diversi fondi anche quando questi erano in ordinamento, ovviamente con le dovute precauzioni. In particolare l’Archivio Breda è sempre stato molto consultato fin dal suo deposito in Fondazione mettendo in qualche imbarazzo noi archivisti alle prese con le vecchie segnature dell’ordinamento precedente e la movimentazione quotidiana dei fascicoli per il nuovo ordinamento, che a oggi ha interessato le carte della Società italiana Ernesto Breda fino al 1952 (unità archivistiche 1.102) e quelle della Finanziaria Ernesto Breda a partire dal ’52 (unità archivistiche 2.475); mentre è in corso l’ordinamento della documentazione afferente le società del Gruppo che dovrebbe alla fine raggiungere le dimensioni della Feb. Stessa disponibilità abbiamo dimostrato con gli archivi della Ercole Marelli (unità archivistiche 1.507) e della Bastogi (unità archivistiche 3.947) gli inventari dei quali sono già stati pubblicati oltre che sul nostro sito (al pari di quello della Sieb) anche in quello del Progetto lombardo archivi in internet (Plain). Prossimamente anche gli inventari relativi al Bottonificio Binda e alla Sieb confluiranno in Plain.
La Fondazione ha scelto di puntare sugli strumenti informatici per offrire al maggior numero di utenti la possibilità di consultare le raccolte e facilitarne così il lavoro di ricerca, oltreché per dare alla documentazione una maggiore visibilità, valorizzandola. Questa scelta si è mostrata fruttuosa e di ciò abbiamo avuto riscontri tangibili in questi ultimi anni con richieste di consultazione provenienti oltre che dall’Italia e da altri paesi europei anche dagli Stati Uniti, dal Medio Oriente, dall’Australia. Parallelamente sono aumentati sensibilmente anche i contatti degli utenti nei confronti del nostro sito. La nostra scelta di pubblicare gli inventari dettagliati al fascicolo ha infatti convogliato sulla Fondazione un’importante quantità di richieste on line oltre che un numero di presenze in sala studio costantemente in aumento (nel corso del 2006 abbiamo raggiunto circa le 1.000 unità). Alcuni inventari saranno comunque pubblicati nella collana “Promemoria” della Fondazione con finalità prettamente didattiche. Il primo volume di questa serie di prossima uscita è dedicato all’archivio della nobile famiglia milanese degli Zaccaria, che conserva carte che vanno dal 1498 al 1942. Il cenno a quest’archivio non è casuale, perché tra le carte si trovano significativi riferimenti alle attività di importanti società elettriche lombarde agli inizi del Novecento.
Il riferimento a “Promemoria” mi induce a sottolineare gli sforzi che la Fondazione sta facendo per promuovere ricerche storiche di giovani studiosi che utilizzino in primis le fonti da noi custodite. Queste ricerche trovano uno sbocco nella collana “Ripensare il ‘900” che ha già in catalogo diversi volumi di storia economica, politica e sociale.
 
 
Il patrimonio iconografico
 
Ma questo discorso legato alla valorizzazione attraverso l’informatica vale soprattutto per il ricco patrimonio iconografico, non solo legato agli archivi d’impresa, da sempre in cima alle preoccupazioni conservative e di valorizzazione da parte della Fondazione. Per limitarci agli archivi d’impresa, vale la pena ricordare gli importanti progetti sviluppati nel corso dell’ultimo quinquennio che hanno interessato le sezioni fotografiche degli archivi Breda e Marelli, due casi emblematici per capire le modalità di intervento da noi adottate e le difficoltà connesse a questo tipo di operazioni. Nel primo caso ci trovavamo di fronte a un archivio costituito da stampe fotografiche e relativi negativi su lastra di vetro o su pellicola; nel secondo di sole stampe fotografiche. L’intervento più completo ha riguardato le immagini Marelli che, prive di negativi e di qualsivoglia strumento di corredo, necessitavano oltreché di una completa digitalizzazione, della soggettazione analitica, della catalogazione (con l’utilizzo del programma A.Im elaborato dal Sirbec della Regione Lombardia) almeno delle più significative dal punto di vista contenutistico e formale (6.000 immagini), e della conservazione a norma di tutti i pezzi. Il progetto da noi sottoposto alla Fondazione Cariplo prevedeva inoltre, proprio nell’ottica che ci è propria, la valorizzazione di questo patrimonio attraverso la creazione di una mostra virtuale consultabile sul nostro sito. L’intervento si è sviluppato nel corso di un triennio e ha visto il coinvolgimento di un gruppo di persone coordinate da Rosaria Moccia, e dello studio grafico Magut design che si è occupato della mostra virtuale. Per quanto riguarda la Breda invece le difficoltà nel reperimento delle risorse economiche ci hanno impedito di procedere a un lavoro così accurato, costringendoci a fare delle scelte dolorose. Abbiamo quindi deciso di procedere alla conservazione a norma delle circa 45.000 stampe fotografiche, di approntare un soggettario e di costruire una mostra sull’esempio di quella dedicata alla Marelli.
Il patrimonio iconografico delle imprese comprende molto spesso anche filmati realizzati per illustrare fasi di lavorazione, prodotti, campagne pubblicitarie ecc. ecc. Nel nostro archivio conserviamo alcune decine di pellicole della Breda e dell’Innocenti Santeustachio. Anche in questo caso l’Isec ha operato per dare visibilità a questa documentazione pubblicando alcune pellicole, già disponibili su DVD, sul proprio sito. Contemporaneamente si è adoperato per garantire la loro conservazione firmando una convenzione con l’Archivio nazionale cinema di impresa di Ivrea che si è preso carico dei materiali originali con l’impegno di fornirci delle copie e dietro garanzia che l’eventuale utilizzo dei nostri materiali a fini didattici o d’altro genere (mostre ecc.) potrà avvenire solo col nostro consenso.
Una situazione di maggiore problematicità è costituita dall’enorme patrimonio dei disegni tecnici e delle planimetrie delle grandi imprese citate all’inizio. Complessivamente si tratta di oltre 150.000 pezzi. Anche in questo caso la Fondazione ha fatto uno sforzo per cercare di venire incontro alle richieste del pubblico, redigendo degli elenchi sommari di gran parte del patrimonio, ma ci rendiamo conto della necessità ormai improrogabile di procedere a una fase ulteriore di lavorazione, e cioè alla catalogazione e conservazione adeguata di questi documenti. A tal proposito ci siamo mossi alla ricerca di istituzioni che, riconosciute a livello nazionale e internazionale, abbiano già una lunga esperienza in tal senso (Archivio progetti presso lo Iuav di Venezia e la Fondazione archivio del moderno di Mendrisio).
 
 
Le biblioteche tecniche aziendali
 
Unitamente agli archivi storici sono state acquisite: la biblioteca tecnica Ercole Marelli (3.300 volumi); la biblioteca dell’Ufficio studi della Falck, conosciuta come Biblioteca Armando Frumento (3.500 volumi circa), la biblioteca del Centro ricerche e controlli (Cer.co) Falck (4.000 volumi), e la biblioteca Aem (16.000 volumi, comprendenti la biblioteca dell’economista e uomo politico Roberto Tremelloni). Presso l’Istituto è depositata la biblioteca del Collegio degli ingegneri e architetti di Milano, costituita da circa 21.000 pezzi fra monografie e periodici di carattere tecnico-scientifico, editi dalla metà del ‘500 ai giorni nostri. Anche questo patrimonio di circa 50.000 volumi è catalogato e consultabile in rete SBN.
 
 
Prospettive per il futuro
 
Molto abbiamo fatto in questi pochi lustri, con le non eccezionali risorse economiche di cui la Fondazione ha potuto disporre, ma molto di più si potrebbe fare a nostro avviso se si riuscisse a costituire un collegamento più stretto tra istituzioni che operano con gli stessi propositi e le istituzioni pubbliche (Sovrintendenza archivistica della Lombardia, Camera di commercio, Assolombarda e Associazione nazionale archivistica italiana) per studiare modalità comuni di intervento nei confronti del mondo economico e di reperimento delle risorse necessarie al lavoro di conservazione e valorizzazione degli archivi. In quest’ottica abbiamo avviato contatti con la Direzione generale per gli archivi per la stipula di una convenzione che dia alla nostra Fondazione maggiore autorevolezza nei confronti delle imprese, affinché queste abbiano un referente sicuro per la costituzione dei loro archivi storici (mediante consulenze) ed eventualmente per il loro deposito presso di noi. Il nostro intento dunque è quello di continuare a lavorare sul territorio milanese in modo da avvicinare in particolare le piccole e medie imprese e di sensibilizzarne i responsabili in merito all’importanza di salvaguardare il loro patrimonio documentario, da considerarsi un bene prezioso per l’intera collettività e non un peso di cui disfarsi al più presto.

La Fondazione Isec si sta muovendo con questo intento unitamente all’Amministrazione comunale di Sesto San Giovanni. Nasce da questo accordo il progetto dell’Archivio Bottega Giovanni Sacchi, in allestimento in un’area industriale ex Breda di Sesto. Il progetto, di cui parlerà più distesamente Lodovico Gualzetti della Magutt design, nasce con l’intento di allestire uno spazio espositivo e di lavoro che valorizzi l’Archivio di uno dei modellisti in legno più importanti del Novecento italiano, Giovanni Sacchi appunto, che lavorò per le maggiori imprese italiane e a stretto contatto con i più grandi design del nostro paese dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta.


Fondazione Ansaldo