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Gli archivi storici diocesani: traguardi e prospettive

Licia Meloni

in n. 3/2008
Il 28 giugno 2007 si è tenuta a Cagliari la giornata di studi dal titolo «Gli archivi storici diocesani: traguardi e prospettive». L’iniziativa è stata promossa dalla Sezione Sardegna dell’Associazione nazionale archivistica italiana e dall’Archivio storico diocesano di Iglesias, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Cagliari, con l’intento di promuovere la conoscenza del notevole patrimonio documentario conservato negli archivi delle diocesi della Sardegna.
Dopo i saluti delle autorità, mons. Antioco Piseddu, presidente della Commissione per i beni culturali della Conferenza episcopale sarda, l’assessore alla cultura della Regione Sardegna Carlo Mannoni, il soprintendente archivistico Anna Segreti Tilocca, ha introdotto la giornata Carla Ferrante, presidente della Sezione ANAI Sardegna, sottolineando il valore del patrimonio culturale custodito dagli archivi diocesani e l’importanza di una fruizione sempre maggiore di una componente così significativa del patrimonio culturale nazionale.
L’iniziativa, accolta favorevolmente dai responsabili degli archivi diocesani sardi che hanno preso parte all’iniziativa, ha preso avvio con la relazione di mons. Carlo Chenis, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia (già segretario della Pontificia Commissione per i beni culturali ecclesiastici) dal titolo L’importanza della trasmissione del patrimonio documentario della Chiesa per la cultura storica nel vissuto sociale. Mons. Chenis ha ricordato che, nella mens della Chiesa “gli archivi sono i luoghi della memoria delle comunità cristiane”: essi documentano la storia delle istituzioni ecclesiastiche mettendone in risalto l'attività religiosa, culturale e assistenziale favorendo la comprensione storica delle espressioni artistiche che nei secoli si sono originate al fine di esprimere il culto, la pietà popolare e le opere di misericordia della comunità cristiana. Allo stesso modo, le biblioteche ecclesiastiche “hanno un eccezionale valore nell’evangelizzazione, nella catechesi, nella promozione della «cultura della solidarietà» e del dialogo con il mondo contemporaneo”. Ha poi proseguito precisando che gli archivi e le biblioteche degli enti ecclesiastici in quanto “beni della memoria”, devono essere tutelati e valorizzati ottemperando alle norme canoniche e rispondendo alle esigenze culturali e pastorali.
Ha preso quindi la parola don Stefano Russo, direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, il quale, con una relazione dal titolo Progetti integrati a favore dei beni culturali ecclesiastici. Dalla raccolta informatizzata dei dati alla loro fruizione, ha illustrato il progetto Ecumene promosso dalla CEI con l’obiettivo di rendere fruibili le conoscenze sul patrimonio storico-artistico, archivistico, architettonico e bibliografico appartenente alla Chiesa cattolica.
Nel sottolineare che nelle loro molteplici espressioni – dalle chiese ai più diversi monumenti, dai musei agli archivi e alle biblioteche – i beni culturali costituiscono una componente tutt’altro che trascurabile nella missione evangelizzatrice della Chiesa, don Stefano ha affermato che compito di chi opera nel settore è valorizzare tale patrimonio al fine della fruizione. Attraverso Ecumene l’Ufficio Nazionale, ha inteso “offrire non tanto la somma dei beni culturali ma il loro comporsi in un tutto unico, il cui legante è dato dalla tradizione o identità ecclesiale”: solo così il patrimonio della Chiesa, di ispirazione cristiana, può diventare segno tangibile della memoria di ogni comunità. Il relatore ha quindi invitato i presenti a non leggere i progetti portati avanti dall’Ufficio Nazionale solo nel loro primo e immediato significato di rinnovamento tecnologico, ma soprattutto come chiave di volta per la divulgazione del patrimonio culturale della Chiesa, diffusione della qualità di gestione, creazione di una rete di rapporti di qualità tra istituzioni e soprattutto come strumento che dà voce  alle comunità locali che avranno la possibilità, aderendo a tale iniziativa, di diventare protagoniste nella gestione e valorizzazione del proprio patrimonio culturale.
Giuseppina Usai della Soprintendenza archivistica per la Sardegna è intervenuta sull’azione di tutela sugli archivi diocesani. Partendo dall’intesa tra il Ministero per i beni e le attività culturali e la Conferenza episcopale italiana, che ha consentito allo Stato di collaborare alla tutela e alla valorizzazione degli archivi di interesse storico di proprietà di enti ed istituzioni ecclesiastiche (mediante interventi tecnici e finanziari) la relatrice ricorda che la Soprintendenza archivistica per la Sardegna ha attivato, già da un ventennio, d'accordo con gli enti ecclesiastici, numerose iniziative a favore di tali archivi che rivestono una valenza storica particolare, all’interno del patrimonio documentario sardo. Elenca quindi i numerosi interventi di censimento degli archivi diocesani, capitolari e parrocchiali cui sono seguiti quelli di riordinamento sfociati talvolta nell'elaborazione di strumenti per la consultazione, mentre in altri casi si è assicurato almeno il servizio di apertura al pubblico. Precisa poi che, a partire dal 1986 grazie alle leggi 253/86 e 145/92, sono stati finanziati lavori di ordinamento, inventariazione e restauro collaborando contestualmente alla formazione del clero e del laicato incaricati della conservazione e gestione dei beni archivistici.
A tale intervento è seguito quello di Maria Giovanna Campus, dell’Assessorato ai beni librari della Regione autonoma della Sardegna, che con una relazione tesa ad illustrare L’intervento della Regione Sardegna a sostegno degli archivi storici diocesani ha ricordato come da tempo il Servizio beni librari della Regione intervenga annualmente a favore degli archivi diocesani per il restauro della documentazione e per l’acquisto di attrezzature necessarie ad una corretta conservazione e manutenzione.
La seconda parte della Giornata di studio ha visto protagonisti i responsabili degli archivi diocesani: mons. Tonino Cabizzosu, Archivio storico diocesano di Cagliari e Ozieri, ha riferito sui due istituti e in particolare su quello di Cagliari, che conserva i documenti più antichi dell’isola, le cosiddette Carte volgari scritte in antico sardo campidanese; mons. Giancarlo Zichi, Archivio storico diocesano di Sassari, ha parlato del progetto di digitalizzazione e descrizione dei Quinque libri della Diocesi di Sassari, i registri nei quali i parroci annotavano i cinque atti fondamentali dell’esistenza di ciascun parrocchiano: battesimo, cresima, matrimonio, stato delle anime, morte; altre relazioni sono state quelle di mons. Tonino Zedda, Archivio storico diocesano di Oristano (Il patrimonio documentario della Diocesi di Oristano); don Antonio Nughes, Archivio storico diocesano di Alghero-Bosa, (I lavori di ordinamento e inventariazione archivistica dell'Archivio capitolare di Alghero); don Francesco Tamponi, Archivio storico diocesano di Tempio – Ampurias (La consultazione digitale delle carte dell'archivio storico diocesano di Tempio e Ampurias: analisi di un progetto) e mons. Francesco Tuveri, Archivio storico diocesano di Ales - Terralba (L'attività di tutela e valorizzazione del patrimonio documentario della Diocesi di Ales e Terralba).
I lavori sono stati conclusi da Licia Meloni, direttrice dell’Archivio storico diocesano di Iglesias (L'archivio storico diocesano di Iglesias e la partecipazione alla fase di sperimentazione del software CEIAr), che ha iniziato il suo intervento con qualche breve accenno alla particolare sensibilità della diocesi iglesiente verso la salvaguardia del proprio patrimonio archivistico e l'apertura alla piena collaborazione con le istituzioni pubbliche che hanno consentito una progressiva crescita dell'Archivio in relazione sia agli aspetti logistici che agli interventi archivistici, nonché all'accoglienza e ai servizi a favore dell'utenza. Questa la premessa alla partecipazione, su richiesta della C.E.I., alla fase di sperimentazione di CEIAr, il software per il riordino e la descrizione degli archivi ecclesiastici, iniziativa promossa dalla CEI nella prospettiva del più generale sistema informativo del progetto “Ecumene” di cui aveva ampiamente trattato nella sua relazione don Stefano Russo. Il lavoro, che ha visto coinvolte circa venti diocesi italiane, si era concluso a Roma il 3 giugno del 2004 con la presentazione ufficiale del progetto
Positivo il bilancio dell’iniziativa che è riuscita nel suo intento: fare il punto sull’attività di custodia e valorizzazione del patrimonio documentario della Regione ecclesiastica della Sardegna.
Se è vero, infatti, che le istituzioni ecclesiastiche hanno conservato in modo ottimale il loro patrimonio documentario plurisecolare, allora – si è detto nelle conclusioni - diventa per esse imperativo categorico farsi promotrici di tutela e valorizzazione della “memoria” che custodiscono al fine di soddisfare le esigenze di una conservazione attiva, la sola che consente il reinserimento del vissuto storico, inteso come conoscenza e coscienza storica, nel circuito vitale della storiografia. Perché ciò sia possibile è necessario instaurare e incrementare un rapporto dialogico con la società civile, soprattutto in termini di conservazione, tutela e valorizzazione.

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