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Un’inchiesta sull’accesso e la fruizione dei patrimoni audiovisivi
![]() Il 23 novembre 2006, presso la sede del Centro di fotoriproduzione legatoria e restauro a Roma, si è svolto il seminario “Patrimoni audiovisivi: accesso e ricerca. Aspettative ed esigenze dell’utenza nelle nuove prospettive di fruizione e servizio”, organizzato dalla Fondazione Aamod (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico), dall’Anai (Associazone nazionale archivistica italiana), dal Cflr (Centro di fotoriproduzione legatoria e restauro) e dall’associazione Multimediarchitecture, in collaborazione con il Ministero per i beni e le attività culturali. Il progetto di questo seminario è nato dall’esigenza di fare il punto della situazione - nel mondo della ricerca, della produzione, dell’organizzazione e dell’offerta di servizi - in merito alla fruizione e all’efficacia dei progetti di valorizzazione e di accesso ai patrimoni audiovisivi italiani, dagli anni novanta del Novecento ad oggi.
L'iniziativa ha visto una fase di preparazione al seminario, durante la quale sono stati diffusi due questionari rivolti, l’uno specificatamente agli utenti/fruitori dei servizi di accesso ai patrimoni audiovisivi e, l’altro, ai fornitori/ideatori degli strumenti di consultazione e dei servizi di trattamento e uso dei documenti. Ai due questionari hanno risposto storici, archivisti, registi, studenti, conservatori, informatici, studiosi di cinema. I dati raccolti sono stati elaborati e presentati in un Dossier. L’inchiesta è stata curata da Letizia Cortini e Antonella Pagliarulo. L’organizzazione del seminario ha previsto, per ogni sessione e per ogni tema, una serie di interventi brevi da parte dei relatori.
Nell’incontro sono stati affrontati, con grande partecipazione da parte di un pubblico numeroso e specialistico, i nodi critici emersi dall’analisi dei risultati dell’inchiesta, e sono state avanzate alcune proposte di intervento e delle linee guida.
Qui riportiamo alcune riflessioni e una sintesi delle risposte ai due questionari, il cui Dossier pubblichiamo di seguito, integralmente, proprio per offrire un contributo ulteriore al dibattito su questi argomenti.
Ecco dunque una sintesi delle principali riflessioni emerse, che introdurrà alla lettura del Dossier.
Al primo questionario, Il punto di vista dell’utenza: la ricerca di fronte ai nuovi strumenti di accesso ai patrimoni audiovisivi, hanno risposto 25 persone. 9 di loro, ovvero la maggior parte, sono docenti universitari e storici che usano le fonti filmiche nel loro lavoro, e alcuni hanno esperienza anche come autori di programmi storici televisivi. 5 partecipanti sono autori/registi, 6 sono ricercatori e archivisti. 1 di loro è uno storico del cinema, già conservatore della Cineteca Nazionale. 3 sono studenti, neolaureati e dottorandi. Inoltre ha partecipato un antropologo.
Il questionario, in realtà, era stato inviato a molte più persone, almeno una sessantina, tra i quali altri storici e a molti più autori/registi/filmmaker.
Fino all’ultimo momento, alcuni, tra coloro che sono stati interpellati, si sono dichiarati disponibili a rispondere e quindi interessati alle problematiche proposte, ma, per motivi di tempo e a causa di altri impegni, non sono riusciti comunque a rispondere; altri sono intervenuti al seminario, pur non avendo potuto compilare il questionario.
Per quanto riguarda la metodologia adottata, ovvero l’uso dei questionari, alcune persone invitate ad esprimersi hanno fatto notare il limite della mancanza di esaustività, come, per altri versi, della genericità di alcuni argomenti o, in altri casi, dell’importanza eccessiva di alcune tematiche affrontate, ognuna delle quali avrebbe richiesto un saggio a sé, o un convegno apposito, più che una sintetica risposta.
La maggior parte degli invitati ha inteso comunque rispondere in modo molto sintetico, imputando alla vastità, o talora alla genericità, o anche alla complessità delle domande poste, l’impossibilità di trattare in modo adeguato un determinato argomento/quesito. In altri casi, con la stessa motivazione, si è risposto ad alcuni quesiti individuando e sottolineando un problema, una criticità, evidenziando di non poterla però approfondire. Acuni rilievi, nelle risposte pervenute, sono risultati particolarmente interessanti, ma sono stati solo accennati e potrebbero e dovrebbero, quindi, in future occasioni, essere approfonditi e dibattuti ulteriormente.
Purtroppo è noto che le inchieste non possano esaurire gli argomenti, o risolvere le problematiche. Lo scopo, in questo caso, in linea con una politica culturale portata avanti da anni, in particolare dalla Fondazione Aamod, e condivisa dai partner di questa iniziativa, è stato, ancora una volta, quello di suscitare innanzitutto i problemi e un dibattito pubblico attorno ad essi e delle prime riflessioni su questioni urgenti.
Come già accennato, infatti, se, dopo la rivoluzione digitale, la maggior parte dei grandi depositi di documenti filmici si è dotata o si sta dotando di strumenti di descrizione informatizzata che possano rendere più facilmente accessibili e consultabili i materiali conservati, è pur vero che un’indagine sull’efficacia di tali strumenti nella prospettiva dell’utenza finora non era mai stata svolta. Chi consulta tali strumenti? Quanto sono effettivamente consultati? Di quali tipologie di utenza parliamo? E quali le esigenze?
Le risposte ai quesiti posti hanno fatto emergere un quadro delle problematiche ben più ampio, che spazia dal problema, il più spinoso, della questione dei diritti d’uso e riuso dei materiali filmici d’archivio, alla necessità di esaustivi e accurati strumenti di corredo per la ricerca, all’importanza di regole condivise per l’accesso, etc.
Dalle risposte emergono dunque numerose criticità, su cui il dibattito, iniziato durante il seminario, pur nei tempi brevi che l’incontro di una giornata ha imposto, ha potuto fornire ulteriori, utili indicazioni e suggerimenti per modificare, rimodellare, condividere, prevedere linee e strategie nuove e comuni alle diverse strutture, nel rispetto delle differenti mission, dei diversi contenuti ed esperienze nell’ambito di ciascun istituto di produzione e/o conservazione e della formazione specifica degli operatori del settore (in questo caso dei conservatori e fornitori dei servizi di accesso).
Gli storici soprattutto hanno sottolineato l’importanza della fonte filmica, auspicando un maggiore e più consapevole uso di tale fonte per la storia sociale contemporanea e soprattutto una maggiore diffusione della cultura e dell’eduzione all’immagine, per sensibilizzare i ragazzi fin dalle scuole medie inferiori all’importanza delle immagini e dello studio della storia attraverso le fonti audiovisive, anche per stimolare la loro crescita civile.
Dall’esame delle risposte ai quesiti posti e dal dibattito successivo, possiamo dunque rilevare una serie di nodi principali emersi, con la premessa che la maggior parte dei compilatori del questionario si è espressa in modo assolutamente favorevole alla consultazione on line di cataloghi informatizzati e che, anzi, la ritengono ormai una necessaria evoluzione e un obiettivo non più eludibile da parte degli archivi.
Una delle criticità individuate è quella relativa all’accesso non solo ai patrimoni audiovisivi, ma anche ai fondi cartacei, fotografici, sonori conservati negli archivi di immagini in movimento; alcuni partecipanti, inoltre, hanno sottolineato l’importanza/necessità dell’accesso, grazie anche alla realizzazione di strumenti per la ricerca accurati, quali repertori, inventari, bibliografie tematiche e/o per autori, guide, al complesso dei materiali custoditi e al loro contesto di produzione e provenienza. In particolare si tratta di esigenze espresse da studiosi di formazione storica e archivistica, o da studiosi di storia del cinema.
La perplessità espressa da questi studiosi, infatti, è che, nella consultazione dei cataloghi informatizzati degli archivi audiovisivi, alcuni dei quali on line, si rischi di non avere una visione generale del patrimonio o dei fondi, dovuta in alcuni casi anche alla mancanza di strumenti di corredo accurati per l’accesso. E’ stato sottolineato, per esempio, che lo studio delle fonti audiovisive e fotografiche non può basarsi solo sulla loro visione e lettura on line ed è stata ribadita la necessità di una “critica alle nuove fonti”, che preveda l’analisi e lo studio dei supporti e dei formati originali.
Ci sono poi state riflessioni più emotive, sempre su questo tema, per cui sono state ricordate figure e personaggi particolari, veri e propri strumenti d’accesso “viventi”, conservatori della passata generazione, ovvero quella prima dell’avvento della rivoluzione elettronica e dell’informatica, depositari appassionati del sapere e dei segreti di ogni documento d’archivio, in alcuni casi di ogni fotogramma e in grado quindi di orientare nelle ricerche, di suggerire percorsi, e altro.
Interessanti le riflessioni da parte di alcuni rappresentanti dell’amministrazione archivistica, a tutto campo, che hanno riguardato, esprimendo una visione più ampia e generale, le problematiche di accesso ai patrimoni digitali on line, non solo a quelli costituiti da immagini in movimento, ma anche di documentazione diversa, foto, mappe, documenti cartacei; si tratta infatti di problematiche, come è stato sottolineato, che riguardano anche gli archivi tradizionali e non solo audiovisivi (gli stessi archivi “tradizionali”, infatti, debbono fare i conti con criticità legate ai costi, alla mancanza di coordinamento e condivisione nelle scelte di software e standard, ai problemi relativi ai diritti). E’ stata auspicata quindi un’azione coordinata che possa coinvolgere maggiormente l’amministrazione archivistica, anche per gli archivi audiovisivi. Una delle proposte emerse, in tal senso, è stata quella per esempio di rendere pubblico un indice dei documenti digitali on line[1].
Tra le criticità principali segnalate, inoltre, è stata ribadita, dalla maggior parte degli invitati, la mancanza di censimenti, di catalogazione e indicizzazione analitica, di approntamento di strumenti di corredo, di uso di standard per la descrizione del documento audiovisivo.
Molti hanno evidenziato, in particolare, la mancanza di un criterio chiaro nella descrizione dei documenti, l’assenza di norme condivise: per cui, per esempio, si trovano schede riempite di contenuti a volte confusi, lacunosi e non esaustivi, con mancanza di informazioni sui supporti, o prive dell’indicazione del time code, o corredate di thesauri non ben strutturati, e soprattutto, in alcuni casi, schede prive di riferimenti ai contesti. E’ stata segnalata inoltre la necessità di una formazione maggiore e specifica, con il riconoscimento del profilo professionale del documentalista, il cui ruolo dovrebbe essere equiparato a quello di un archivista o di un bibliotecario.
In merito alle questioni sui diritti d’autore e di uso e riuso dei documenti filmici, la maggior parte dei partecipanti all’inchiesta e al dibattito si è espressa sulla necessità in generale di una maggiore liberalizzazione di utilizzazione dei documenti filmici. Molto avvertito, soprattutto dagli storici e dai docenti universitari, è il problema dell’impossibilità, a fini didattici, di poter usare liberamente i documenti filmici, di poterli scaricare, anche a bassa risoluzione, dai cataloghi in rete, di poterli utilizzare per ricerche, non solo storiche, ma sociologiche, urbanistiche, linguistiche e naturalmente per nuove esperienze di produzioni audiovisive didattiche. La maggior parte degli studiosi ha ribadito il diritto alla citazione libera (o regolamentata da regole condivise) di brani di film, esprimendosi a favore di una nuova editoria scientifica, che possa fare un uso, regolamentato, più esteso e facilitato delle fonti filmiche.
Lo stesso problema, relativo a un accesso e a una fruizione più liberi, e a costi più contenuti, è sentito dagli autori e dai registi che riusano i materiali filmici per nuove produzioni.
Tutti, o quasi, hanno sostenuto la necessità di una regolamentazione nel settore, suggerendo di operare una distinzione netta tra esigenze di studio, didattica e ricerca, ovvero culturali e scientifiche, ed esigenze commerciali. E’ stata lanciata la proposta di preparare una carta delle tariffe, condivisa, per l’uso e il riuso dei materiali filmici.
Per regolamentare in particolare i rapporti con i privati detentori dei diritti – le società di produzione per esempio – da molti è stato auspicato l’intervento del legislatore. Si potrebbero, come auspicato da qualcuno, prevedere sgravi fiscali per chi riordina il proprio archivio e lo rende disponibile all’accesso e all’uso, soprattutto didattico e scientifico. Alcuni hanno indicato, quale modello, la legge sul deposito legale francese.
C’è chi, provocatoriamente, ha segnalato nella mancanza di inventiva e di creatività, il fatto di non riuscire a produrre nuovi documenti, utilizzando anche pochi secondi di film di repertorio.
Non pochi partecipanti hanno espresso la loro mancanza di fiducia nell’intervento dello Stato su tutte le problematiche relative al recupero e alla valorizzazione dei patrimoni audiovisivi. Quasi tutti hanno sottolineato soprattutto l’importanza di un coordinamento tra le strutture, con la creazione di commissioni e gruppi di lavoro che dovrebbero agire in autonomia, pur con il sostegno dello Stato.
E’ stata, in tal senso, auspicata una rete di scambio tra gli archivi audiovisivi, sul modello delle biblioteche ed è emersa la proposta della costruzione di un portale degli archivi audiovisivi, che possa offrire senvizi di accesso ai patrimoni conservati nelle tante strutture diffuse sul territorio nazionale, e non ancora censite, dotato inoltre di strumenti di community e di un apparato di documenti scientifici di corredo, aggiornati, sui più rilevanti aspetti della conservazione e del trattamento dei materiali.
Tra le proposte più interessanti vi è stata quella della creazione di un Forum, per lavorare alla redazione di un documento in forma di appello, sorta di Carta dei diritti e della qualità dei servizi nella gestione dei patrimoni audiovisivi, da diffondere presso le istituzioni, e in tutte le occasioni di eventi pubblici, dedicati al settore (festival, rassegne, prime, mostre)[2].
Al secondo questionario, Il punto di vista dei fornitori dei servizi all’utenza: la digitalizzazione e la rivoluzione degli strumenti di accesso ai patrimoni audiovisivi, hanno risposto 22 strutture/persone, delle circa 30 interpellate. La maggior parte sono conservatori di archivi/fondi audiovisivi o lo sono stati, o vi operano. Alcuni sono documentalisti. Alcuni sono rappresentanti di società che hanno messo a punto sistemi per la consultazione o la conservazione e quindi l’accesso, tramite banche dati, alla consultazione dei patrimoni.
La maggior parte degli intervenuti ha illustrato il proprio sistema di catalogazione e accesso ai diversi fondi audiovisivi e ad altre tipologie documentarie, gli standard di riferimento adottati, i modelli di sistemi informativi e di architetture descrittive a cui si sono rifatti, i software adottati, con gli adattamenti operati a seconda delle proprie specifiche esigenze, gli scopi e le finalità di talune scelte, alla luce dei problemi dei vincoli e dei diritti d’autore ed economici da rispettare.
E’ emersa sicuramente, come già indicato, una volontà generale di rendere pubblico e fruibile il patrimonio conservato, in futuro anche on line.
Tra i nodi principali sottolineati vi è stato quello della creazione diffusa di sistemi differenti, non condivisi, in alcuni casi con problemi di interoperabilità delle piattaforme adottate, scelte dovute alle proprie esigenze individuali di gestione interna del patrimonio conservato.
Per gli archivi delle televisioni è emerso il dato che i sistemi adottati debbono rispondere innanzitutto alle esigenze di riuso interno dell’azienda, per nuove produzioni e soprattutto per le nuove forme e per i nuovi canali di distribuzione che si vanno diffondendo e incrementando.
Interessanti le esperienze e gli scenari prospettati dai rappresentanti di alcune società sulle prospettive di interoperabilità, sui sistemi di accesso e di lavoro integrato in rete, con possibilità di gestione degli oggetti digitali per nuove produzioni, oltre che di editing, tutto in ambiente web.
La maggior parte dei soggetti si è dichiarata favorevole e disponibile a valutare ipotesi di interoperabilità e di costruzione di una rete o di un portale di accesso comune ai patrimoni audiovisivi, pur rimanendo essi gestiti in modo assolutamente autonoma dalla struttura di conservazione.
Per riassumere e schematizzare ulteriormente ecco dunque i punti più dibattuti, attorno ai quali sono emerse ipotesi e proposte di continuazione e approfondimento del dibattito:
- necessità di maggiori e più allargate possibilità di fruizione, uso, riuso della documentazione audiovisiva conservata presso gli archivi pubblici e privati (diritto alla citazione dei film, ovvero all´uso delle immagini nei testi scientifici, possibilità di prevedere un´editoria audiovisiva per finalità didattiche e scientifiche, regolamentazione e norme condivise in merito ai costi per l´uso culturale della documentazione filmica, e in merito alle tariffe del materiale di footage per riusi produttivi e commerciali ...);
- problema dei diritti d´autore e commerciali;
- approntamento di strumenti di consultazione on line dei patrimoni audiovisivi (banche dati, guide, percorsi, indici, inventari, ...) scientificamente validi e rigorosi (rispetto e indicazione del contesto di provenienza, informazioni sui fondi di appartenenza, su quanto del patrimonio è stato descritto e reso fruibile);
- regole condivise per la descrizione dei documenti filmici e soprattutto esplicitate, per rendere più facilmente consultabili gli inventari, i cataloghi, le banche dati;
- progetto per la costruzione di un unico portale di accesso ai diversi patrimoni audiovisivi italiani. [1] Tale ambizione, ovvero quella di un Catalogo delle risorse, o meglio, delle collezioni digitali on line, è contenuta nel progetto europeo in corso relativo alla costruzione del Portale Michael (Multilingual Inventory of Cultural Heritage in Europe). Il portale (indirizzo provvisorio http://91.121.8.21/it/home) raccoglie per il momento i primi contributi dei tre paesi fondatori - Italia, Francia e Gran Bretagna - con la messa online di circa 3 mila collezioni digitali, a cui a mano a mano faranno seguito, con il recente avvio di “Michaelplus”, i contenuti culturali di altri 11 paesi. Cfr. Fabio Di Giammarco, Michael: il portale europeo, in “Multimedia”, 8 gennaio 2007 n. 21 (www.multimediarchitecture.it).
[2] Il Forum è stato avviato dalla Fondazione Aamod e dall’Associazione Multimedia, i primi di gennaio 2007. Cfr. Letizia Cortini, Un Forum dedicato ad una Carta dei diritti dell’utente e della qualità dei servizi di accesso ai patrimoni audiovisivi, in “Multimedia” 31 gennaio 2007 n.22. Scarica il file accesso fruizione patrimoni audiovisiviDossier.doc |
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