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Il fondo «Giuseppe Lombardo Radice» dell’Archivio storico dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica di Firenze

*Pamela Giorgi

in nn. 1-2/2009
La storia dell’Ente ebbe inizio nel 1925 con una Mostra didattica nazionale sui prodotti delle scuole “nuove”, quelle che realizzavano l'idea di Giuseppe Lombardo Radice di una didattica intesa come esperienza “attiva”. Con quell'iniziativa, la società del tempo toccò con mano che cos'era la scuola e che cosa, in essa, si stava concretamente realizzando. Non un museo della scuola italiana, come sarebbe accaduto nel 1939, quando mutò il nome in Museo nazionale della scuola, ma un momento di incontro vivo, fuori delle aule, con quanto nella scuola si viveva e si sperimentava.
Negli anni '50 assunse il nome di Centro didattico di studi e di innovazione e, successivamente, di Biblioteca di documentazione pedagogica, per divenire poi Indire - Istituto Nazionale di Documentazione per l'Innovazione e la Ricerca Educativa -, denominazione con la quale è stata varata la sua riforma nel 2001 da parte del Governo. A Gennaio 2007, con l’entrata in vigore della Finanziaria (Legge n. 296/2006), Indire è divenuto ANSAS - Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica.
All’interno dell'archivio storico dell’ANSAS è conservato un patrimonio documentario di grande rilievo, che si compone di cinque archivi di personalità («Giuseppe Lombardo Radice»; «Ottavio Gigli»; «Giuseppe Fanciulli»; «Arturo Linacher»; «Francesco Bettini»), sei fondi di materiali didattici di vario genere - che conservano una variegata raccolta di elaborati didattici prodotti nelle scuole italiane nel corso del XX secolo, composta da quaderni di scuola, album da disegno, quaderni pentagrammati, corrispondenze scolastiche - («Materiali scolastici»; «Alberto Simonetta»; «Giuseppe Caputo»; «Neppi-Modona»; «Mostra internazionale del giornalino scolastico»; «Concorsi di disegno») e dalla storica fototeca, costituita da oltre 14.000 fotografie relative alla edilizia scolastica italiana nel periodo compreso tra il Ventennio fascista e il cosiddetto “boom economico”, alle attività didattiche svolte nelle scuole (lezioni, esercitazioni ginniche, spettacoli, refezione, esperimenti scientifici) e alle attività culturali svolte dal Centro didattico nazionale di studi e documentazione e dalla Biblioteca di Documentazione Pedagogica di Firenze (convegni, mostre, corsi di aggiornamento).
Il fondo «Giuseppe Lombardo Radice» costituisce adesso la più completa raccolta delle carte del principale apostolo della “scuola attiva”, dopo l’omonimo fondo conservato presso il Museo storico della didattica di Roma.
Giuseppe Lombardo Radice (1879-1939), coltivò gli studi letterari e filosofici. Sentì, ancora giovane, una forte attrazione per la concezione del Vico, così affine alle esigenze del pensiero idealistico di origine tedesca. Venuto a contatto con Giovanni Gentile (1878-1944), si persuase ancor più della bontà della reazione idealistica al positivismo imperante.
Fu dapprima insegnante di scuola media e in seguito (1911-1922) docente di pedagogia all’Università di Catania. Tra il 1923 e il 1924 ricoprì la carica di direttore generale del Ministero della Pubblica Istruzione, chiamato da Gentile, allora ministro della Pubblica Istruzione.
In questo periodo preparò i programmi per la scuola primaria e contribuì alla riforma scolastica, prevedendo fra le altre anche l'uso delle lingue regionali nei testi didattici per le scuole (il programma Dal dialetto alla lingua) nel rispetto delle differenze storiche degli italiani, cosa che tuttavia non si tradusse in pratica effettiva, data l'enfasi unificatrice e livellatrice dell'ideologia fascista. Rinnovò il metodo d’insegnamento secondo i princìpi della pedagogia filosofica e della “scuola attiva”. In relazione poi con le correnti neodemocratiche diede largo impulso alla diffusione dell’istruzione popolare nel Mezzogiorno d’Italia e nelle isole, e alla lotta contro l’analfabetismo.  Si adoperò a concretare l’indirizzo spirituale nella vita della scuola e ottenne l’adozione dei suoi piani organizzativi e metodici per la scuola elementare, tra i quali fu compreso anche il ripristino dell’insegnamento religioso.
Quando, però, il Fascismo rivelò apertamente la sua natura totalitaria con il delitto Matteotti (1924) Lombardo Radice abbandonò la collaborazione al governo e passò a insegnare pedagogia presso l'Istituto superiore di magistero di Roma. Per aver abbandonato la collaborazione con il governo Fascista subì un periodo di emarginazione che lo indusse a ritirarsi dalla politica attiva. Fu il principio di una lunga parabola discendente, non perché fossero venute meno in lui le energie spirituali, ma perché la sua dirittura ed inflessibilità nel servizio della libertà e della verità furono sgradite e abilmente mortificate.
Si rivolse in quegli anni unicamente all'insegnamento e alla diffusione di un nuovo indirizzo pedagogico con la rivista L'educazione nazionale, ispirandosi all'opera del grande filosofo americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882).
Ammirò e sostenne l'indirizzo pedagogico adottato nella “Scuola di Muzzano” in Svizzera dalla maestra Maria Boschetti Alberti (1879-1951), che aveva adattato alla realtà contadina ticinese il metodo educativo innovativo di Maria Montessori (1870-1952).
L’idea di conservare nel nostro archivio storico questo materiale documentario nasce in seguito alla proposta avanzata dal nipote di Giuseppe, Giovanni Lombardo Radice, di donare all’istituto le carte e i manoscritti dell’illustre pedagogista. L’acquisizione del fondo - avvenuta nel 2003 e questo febbraio integrata ulteriormente con un altro lascito - ha costituito una operazione di straordinaria rilevanza culturale. Tutto questo materiale documentario è andato a integrare la documentazione donata dai figli Lucio e Laura alla Biblioteca di Documentazione Pedagogica al termine della mostra «Il tempo, la vita, il pensiero e l’opera di Giuseppe Lombardo Radice» (Firenze, 1980).
L’archivio privato di Lombardo Radice, conservato parte nella soffitta dell’abitazione della famiglia Lombardo Radice, parte nella casa di Giovanni Lombardo Radice e nell’abitazione di Pietro Ingrao raccoglie un consistente numero di materiale fotografico, carteggi pubblici e privati, manoscritti autografi delle opere, materiale documentario relativo alla riforma Gentile e materiale documentario relativo all’attività politica svolta dal pedagogista siciliano, dal Circolo Democratico Sociale di Catania al regime fascista. Si segnala la presenza di una vasta raccolta di documenti relativi all'attività svolta da Lombardo Radice presso il “Servizio Pedagogico” della VIII Armata all'epoca della Prima Guerra Mondiale e di parte del suo archivio didattico.
 


* Archivio storico - Osservatorio nazionale FISQED
Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica - Gestione Commissariale
Palazzo Gerini - Via M. Buonarroti 10 (Firenze
)


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