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Fragmenta musicae. I manoscritti musicali medievali dell’Archivio di Stato di Bologna
Francesca Boris |
in n. 3/2009 |
 L’Archivio di Stato di Bologna nel 2009 ha colto l’occasione di importanti manifestazioni promosse dal Ministero, come la Festa della Musica e le Giornate Europee del Patrimonio, per promuovere alcune iniziative rivolte a valorizzare il patrimonio musicale medievale conservato in Archivio, che era stato oggetto di ricerche e censimenti negli anni precedenti. Sono nati così il concerto “Eusai la flor. Tradizione trobadorica a Bologna” (21 giugno) e la mostra “Fragmenta Musicae. Note e immagini nei manoscritti medievali” (26-27 settembre e 17-25 ottobre). Il concerto ha ricreato l’atmosfera delle ballate trobadoriche attraverso la voce suggestiva di Alessandra Fiori che ha cantato liriche di Raimon de Miraval, Arnaut de Maroil, Marcabru e Rambertino Buvalelli, accompagnata da liuti, symphonia, percussioni e salterio.
La stessa studiosa-cantante ha collaborato all’allestimento della mostra che è stata curata anche dalle archiviste Francesca Boris e Diana Tura. Sono stati esposti messali, graduali, antifonari con le antiche notazioni neumatiche (il primo tipo di notazione italiano) a partire dal X secolo, fino alla notazione di passaggio dai neumi alle note quadrate su tetragramma: tutti questi manoscritti erano frammenti di codici membranacei reimpiegati come coperte di volumi più tardi. La seconda parte della mostra voleva esemplificare alcuni percorsi di ricerca storico-musicale, attraverso l’esposizione di documenti della vita quotidiana, come una multa a giovani studenti bolognesi e fiorentini del 1312 trovati in possesso di strumenti di notte, il testo di una ballata tracciato sul frontespizio di un registro notarile, la rappresentazione di strumenti, suonatori e contesti musicali in ambito figurativo. Queste ultime tracce documentarie consistono in disegni su pergamena, spesso vergati dalla mano di notai sulle coperte di registri finanziari o giudiziari: suonatori di viella e di tamburo, un elegantissimo suonatore di liuto, una creatura mostruosa di ispirazione dantesca che suona la tromba, infine l’iconografia forse più famosa, una ieratica scena di danza fra tre gentiluomini e tre dame disegnata nel secolo XIV su una pagina del volume dei Memoriali del Comune di Bologna.
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